Psicologia transpersonale: di cosa si tratta?

La psicologia transpersonale è una corrente che pone l'accento sullo sviluppo spirituale e sull'espansione trascendente del sé. Nonostante le critiche ricevute nel tempo, continua a essere un approccio molto singolare.
Psicologia transpersonale: di cosa si tratta?

Ultimo aggiornamento: 01 luglio, 2021

La psicologia transpersonale è sorta agli inizi del XX secolo e integra il concetto di “spiritualità” nella comprensione dei processi cognitivi, dello sviluppo personale, della salute e della malattia. In sintesi, fonde i principi psicologici con le pratiche spirituali.

Il termine “transpersonale” significa “attraverso” oppure “oltre” il personale. Un “oltre” che fa riferimento alla dimensione spirituale. O per meglio dire, alle esperienze che trascendono il sé e non soltanto i comportamenti normalmente osservabili.

La psicologia transpersonale affronta la psiche come un’esperienza che coinvolge stati di coscienza superiori. Per tale ragione, oltre ai comportamenti concreti, abbraccia anche esperienze mistiche, metafisiche, di espansione, di profonda conoscenza interiore e stati amplificati di amore e fratellanza universale.

“L’emergente psicologia transpersonale è interessata sia allo studio scientifico ed empirico, sia all’applicazione responsabile di importanti scoperte sui valori ultimi, sulla coscienza unitiva, l’estasi, le esperienze mistiche, l’autorealizzazione, la trascendenza del sé, lo spirito, l’unità, la coscienza cosmica, la sinergia tra individui e specie…”

-Antony Sutich-

Ragazza con occhi chiusi.

Le origini della psicologia transpersonale

La psicologia transpersonale è riconducibile alle lezioni che William James tenne all’Università di Edimburgo tra il 1901 e il 1902. James fu il primo psicologo a considerare le esperienze religiose come parte dello studio psicologico. Fu anche il primo a utilizzare il termine “transpersonale”.

In seguito, fu la psicologia umanistica di Abraham Maslow a recuperare l’interesse per le esperienze trascendentali. Seguendo tale declinazione, negli Anni 60, alcuni psicologi hanno definito la psicologia transpersonale che conosciamo oggi.

Tale approccio riprende le idee dello psichiatra Maurice Bucke. Ma anche Carl Gustav Jung e Roberto Assagioli hanno contribuito, con le loro preziose intuizioni, a quella che è divenuta in seguito la psicologia transpersonale.

Campi di applicazione

La psicologia transpersonale è incentrata sulle cosiddette “esperienze di picco”, ovvero delle esperienze trascendentali nelle quali si produce un stato di “interconnessione e integrazione spirituale”, secondo quanto afferma Maslow.

L’obiettivo primario di questo approccio è fare in modo che le persone comprendano il significato trascendente delle loro azioni e delle loro vite. Ottenendo, in tal senso, l’identificazione con una coscienza superiore. Secondo tale corrente, esistono tre livelli di sviluppo legati a questo tipo di coscienza:

  • Pre-personale. Indica lo stadio nel quale gli esseri umani non possiedono ancora coscienza. Ad esempio, i neonati, le persone con disabilità cognitive, ecc.
  • Personale. Si manifesta con l’autocoscienza di sé, ovvero il momento in cui la persona si rende conto di essere unica e diversa dagli altri.
  • Transpersonale. È lo stadio che corrisponde alla coscienza trascendente, nel quale avviene lo sviluppo spirituale e si supera lo stadio corpo-mente.

In che modo risulta utile la psicologia transpersonale?

La terapia offerta dalla psicologia transpersonale è volta alla scoperta del nucleo del proprio essere essenziale. Definisce e sviluppa le qualità della persona, promuovendo al contempo la dimensione spirituale e l’autosviluppo.

Il percorso prevede l’esercizio della libera volontà e l’attivazione delle risorse interne con il fine di equilibrare e armonizzare la vita. In tale contesto, le principali aree di lavoro sono tre:

  • Trascendenza dell’Ego.
  • Forze trasformative.
  • Forze integratrici.

Nel lavoro terapeutico vengono utilizzate alcune tecniche da applicare sia durante la seduta che al di fuori di essa. Esse, incentivano la conoscenza intuitiva che conduce al benessere psicologico e spirituale.

Tra le tecniche impiegate vi sono la guarigione del bambino interiore, la consapevolezza del corpo e del movimento, il lavoro sul respiro, la redazione di un diario, la meditazione, lo yoga, le visualizzazioni guidate, il training assertivo, la regressione, l’arte simbolica, ecc.

Donna che medita.

Contributi e dubbi

La terapia transpersonale si rivolge in particolare alle situazioni di ansia, depressione, fobie e dipendenze. In generale, è utile per le persone che sono alla ricerca della comprensione e dello sviluppo del loro valore reale, ma che sperimentano difficoltà in tal senso, con conseguenti stati di disagio o sconforto.

Le tecniche utilizzate, mirano a rafforzare l’equilibrio emotivo, favorendo una atteggiamento più aperto e compassionevole verso gli altri. Inoltre, aumentano la fiducia in se stessi e promuovono una visione più positiva della vita.

Naturalmente, la psicologia transpersonale non è esente da critiche. Nello specifico, viene messa in discussione l’assenza di rigore scientifico e lo scarso sviluppo concettuale.

Al tempo stesso, ambienti del Buddismo sostengono che tale scuola si sia appropriata di alcuni concetti Zen, decontestualizzandoli e sviluppandoli in modo inappropriato.

Nonostante ciò, la psicologia transpersonale si è conquistata un posto tutto suo ed è attualmente esercitata in tutto il mondo.

Sebbene non soddisfi, in senso stretto, i criteri accademici e scientifici, di fatto è stata ampiamente utilizzata per alleviare le sofferenze di molte persone.

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  • Puente, I. (2009). Psicología transpersonal y ciencias de la complejidad: Un amplio horizonte interdisciplinar a explorar. Journal of Transpersonal Research, 1(1), 19-28.