Razionalizzazione, pericolo meccanismo di difesa

A volte per non affrontare la realtà creiamo narrazioni inverosimili per giustificare l'ingiustificabile. La razionalizzazione è uno dei meccanismi di difesa più comuni e spesso ostacola la capacità di affrontare i problemi.
Razionalizzazione, pericolo meccanismo di difesa

Ultimo aggiornamento: 11 luglio, 2021

La razionalizzazione è un meccanismo di difesa che tutti noi abbiamo utilizzato in più di un’occasione senza saperlo. Caratterizza quelle situazioni in cui diamo un senso all’impossibile, in cui giustifichiamo l’ingiustificabile per evitare di soffrire a livello psicologico.

È come un racconto che ha il compito di calmarci di fronte a qualcosa che non vogliamo riconoscere ed è abbastanza comune. Possiamo fornire diversi esempi di questa dinamica psicologica.

Viene messa in atto da chi percepisce che il partner si sta allontanando e mostra una certa freddezza emotiva. Comincia a ripetersi che è dovuto allo stress sul lavoro e che non appena le cose miglioreranno in ufficio anche il rapporto prenderà una nuova direzione.

Chi fallisce in qualcosa, dice a se stesso che è perché gli altri non lo hanno sostenuto abbastanza, non perché non ci ha provato davvero. Quando un figlio adolescente viene bocciato, è perché gli insegnanti non sanno fare il proprio lavoro, non perché non ha studiato tutto l’anno.

Razionalizzare significa costruire una serie di giudizi che ci impediscono di affrontare una data realtà. Una trappola mentale in cui tutti siamo caduti prima o poi.

La razionalizzazione è resistenza al cambiamento. Non riconoscere la realtà ci porta a commettere sempre gli stessi errori.

Razionalizzazione: definizione e meccanismi

Potremmo definire la razionalizzazione come la creazione di una serie di argomenti che cercano di essere sufficientemente plausibili da giustificare qualcosa che in realtà non vogliamo accettare.

È un tentativo di convincerci che “nonostante tutto, quello che è successo non è poi così terribile”. Che conseguenze ha il fatto di non riconoscere i propri errori e fallimenti e di non guardare in faccia le situazioni scomode?

La conseguenza è ovvia: commettere gli stessi errori. Nella sua opera più celebre, Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust afferma che, sebbene la felicità faccia bene al corpo e alla mente, è il dolore che ci spinge a cambiare e migliorare. Non voler vedere ciò che fa male ci lascia intrappolati nella negazione, nell’incoscienza e nella sofferenza costanti.

Tuttavia, la cosa più sorprendente di questo meccanismo di difesa è che la persona non è consapevole di usarla. Questo spiega la difficoltà dello psicoterapeuta nello “smascherare” questi sofisticati meccanismi di autoinganno.

Negare l’ovvio: la pericolosa virtù della razionalizzazione

Chi decide di razionalizzare si impegna nella creazione di argomenti complessi per giustificare le proprie debolezze, errori e mancanze. Lo fa chi non trova il partner perfetto perché, secondo lui, nessuno si adegua ai suoi valori e però è così timido da non osare nemmeno provarci.

Razionalizza chi cerca di laurearsi da ben dieci anni, trovando mille scuse dopo ogni bocciatura, senza ammettere che forse quel corso di studi non fa per lui. Tutte queste persone non fanno altro che negare l’ovvio per non entrare in contatto con la dura realtà e con ciò che implica: assumersi la responsabilità dei propri errori.

Lo studio condotto presso l’Università della British Columbia, in Canada, suggerisce che lo status quo e la società ci infondono la spinta alla razionalizzazione. In altre parole, spesso agiamo in un determinato modo solo perché lo fanno gli altri. Si tratta senza dubbio di un fattore da prendere in considerazione.

Dietro la razionalizzazione si nasconde la paura e la resistenza al cambiamento

I meccanismi di difesa sono stati studiati per la prima volta dalla scuola psicoanalitica. Sigmund Freud arrivò ad individuare almeno 15 meccanismi, tra cui la razionalizzazione.

Egli stesso ha definito questa risorsa psicologica come un tentativo dell’Io di rendere accettabile al Super-io una situazione scomoda o traumatica. Ne è un esempio la storia di uno dei pazienti del famoso medico viennese che aveva paura del buio.

L’uomo sosteneva che avere paura degli spazi bui è normale perché nessuno sa cosa si nasconde in uno spazio privo di luce. Tuttavia, dietro questi sforzi per razionalizzare la sua paura, c’era una realtà scomoda e traumatica: un abuso sessuale sofferto da bambino.

Vale a dire, la paura e la resistenza al cambiamento alimentano questo meccanismo di difesa altamente efficace. A nessuno piace ritrovarsi faccia a faccia con le proprie ferite, le proprie debolezze e con delle esperienze che distorcono l’immagine di se stessi.

Uomo che pensa.

Come smettere di razionalizzare?

È possibile smettere di razionalizzare? In che modo possiamo diventare più consapevoli del fatto che ci sono delle realtà che è meglio affrontare subito per non compromettere il nostro benessere ed equilibrio psicologico? La verità è che non è facile togliersi questi occhiali capaci di applicare dei filtri dai colori accesi su degli eventi in penombra.

La voglia di distogliere lo sguardo dai fallimenti e dagli errori ci spinge a creare delle narrazioni altamente elaborate che fungono da salvavita. Ma questi giubbotti di salvataggio sono fatti di cartapesta e presto ci faranno affondare di nuovo. Cosa fare allora per evitare di ricorrere a questi meccanismi psicologici?

Una risorsa fondamentale che può aiutarci in queste circostanze è chiederci sempre “perché”. Quando qualcosa non va come vorremmo o come ci aspettiamo, chiediamoci perché è successo. Prima di ricorrere alla fabbricazione e all’autoinganno, prendiamoci del tempo per meditare e riflettere.

Il coraggio sta anche nel riconoscere di essere fallibili, nel toccare umilmente le proprie ferite per curarle senza voltarsi indietro, ripetendosi che “non è stato così terribile, ho dimostrato ancora una volta di saper gestire tutto”.

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