Ricatto emotivo nei bambini: strategia triste e nociva

· 4 giugno 2018

Il ricatto emotivo, purtroppo, costituisce una pratica abituale nell’educazione di molti bambini. Attraverso il senso di colpa, la paura, l’intimidazione, la minaccia, e molte volte persino con pazienza e gentilezza, moltissimi genitori riescono a ottenere l’obbedienza dei propri figli. D’altra parte, però, ignorano che il modo in cui decidono di influire sul comportamento dei propri figli può avere ripercussioni sulla loro educazione e sul loro modo di relazionarsi.

Il ricatto emotivo nei bambini è un’allettante forma di manipolazione. Il ricatto è un comportamento appreso, quindi anche i più piccoli possono imparare ad avvalersene. D’altro canto, raramente scaturisce da una scelta consapevole, eppure si continua a farne uso per via dell’efficacia riscontrata le prime volte.

In rete ci sono migliaia di articoli che parlano del ricatto emotivo nei bambini, di quello dei bambini verso gli adulti, dei capricci, delle scenate di rabbia e delle minacce da parte dei figli per ottenere quello che vogliono. Si tratta di un comportamento appreso, che ha origine in casa, nel momento in cui i genitori pronunciano frasi del tipo ”Se non prendi un bel voto, non ti voglio più bene”, ”Se fai il monello, Babbo Natale non ti porta i regali”, ”Se non metti in ordine la tua cameretta, non ti compreremo più giocattoli”, ecc…

”Per manipolare efficacemente il popolo, è necessario convincere tutti che nessuno li sta manipolando.”
-John Kenneth Galbraith-

Perché si ricorre al ricatto emotivo?

Molte volte ricorriamo al ricatto emotivo perché è in grado di restituirci quel potere che non riusciamo a recuperare altrimenti e di far sì che i bambini obbediscano senza protestare.

Ma fermiamoci un secondo a pensare…controllo non è sinonimo di educazione. Dire ai propri figli cosa fare, come farlo e minacciarli se non lo fanno subito riduce al minimo le loro capacità decisionali, creando le condizioni perfette affinché si ribellino e non possano raggiungere una propria indipendenza.

Mamma che sgrida il figlio

Ricorrere al ricatto emotivo con i bambini può rivelarsi il peggior rimedio alle nostre insicurezze da genitori, uno dei peggiori modi di proteggerci dalle tante domande dei più piccoli. Il ricorso a questo metodo è anche indice di scarsa pazienza nel rispettare i loro tempi e/o di troppa poca tolleranza per poter accettare che facciano le cose a modo loro, che può essere diverso dal nostro.

Servirci del ricatto morale con i bambini forse  sul momento ci aiuta a stancarci di meno, a prendere al posto loro decisioni che ci risultano più convenienti, a fargli fare tutto quello che vogliamo. Ma a lungo andare?  Come già sottolineato, questa strategia può rivelarsi  davvero pericolosa.

“Le parole hanno uno strano potere. In mani esperte, manipolate con brio, vi imprigionano.”
-Diane Setterfield-

Quali sono le cause del ricatto emotivo nei bambini?

Il ricatto emotivo nei confronti dei bambini è una forma di manipolazione che preclude ogni possibilità di scelta. Forse ci obbediranno, ma probabilmente questa strategia ben presto perderà di efficacia e ci si ritorcerà contro. D’altra parte, è pur sempre un ricatto, una strategia dalla quale difficilmente può nascere qualcosa di positivo.

Anzi, è possibile che i bambini maturino un risentimento a cui non sanno dare una spiegazione, destinato ad aumentare col passare del tempo. I bambini sono in grado di capire quando qualcuno cerca di manipolarli molto prima di quanto ci piaccia credere. E a nessuno piace essere manipolato, no? Proprio per questo potrebbero iniziare a considerare le persone che li ricattano come una minaccia, individui con cui non vogliono avere niente a che fare perché non trasmettono loro sensazioni positive.

Incuranti di ciò, molti genitori usano il ricatto emotivo con i più piccoli per ottenere dimostrazioni di affetto. Un affetto che seppure esiste sarà indebolito proprio da questa strategia. I bambini, inoltre, iniziano ben presto a usarla a loro vantaggio ritenendola una strategia valida poiché l’hanno appresa da chi li accudisce. Questo renderà difficile instaurare rapporti che non siano superficiali o strumentali.

”La parola motivazione viene spesso confusa con manipolazione. La motivazione avviene quando persuadi gli altri a prendere azione nel loro stesso interesse. La manipolazione è la persuasione degli altri a prendere azione nel tuo interesse primario.”
-Zig Zaglar-

Perché i ricatti sono inutili?

La maggior parte delle volte i ricatti si rivelano inutili perché sono basati su minacce che non si concretizzeranno (nessun genitore smetterà di voler bene al proprio figlio solo perché non ha messo in ordine la sua cameretta). Gli psicologi hanno dimostrato (e hanno cercato di far capire ai genitori, con più o meno successo) che queste minacce hanno le gambe corte e un finale molto triste. 

Difficilmente il bambino capirà che è meglio avere una cameretta ordinata perché così sarà più facile pulirla e trovare quello che cerca. Difficilmente capirà che lavarsi i denti , per quanto possa sembrare scocciante, è importante per i suoi denti. È probabile, dunque, che nel momento in cui verrà meno il ricatto, svanirà anche il comportamento che ne deriva.

I ricatti non insegnano ai nostri figli a risolvere i problemi o ad agire in un certo modo perché è giusto o perché loro desiderano. Modificano momentaneamente il loro comportamento e solo in apparenza, senza produrre un vero cambiamento o lo sviluppo di una duratura motivazione interiore. Per di più, quando ricattiamo e poi non rispettiamo la minaccia se il piccolo non obbedisce, perdiamo credibilità ai suoi occhi.

“Bisogna insegnare ai bambini a pensare, non a cosa pensare.”
-Margaret Mead

Genitori che puntano il dito contro la figlia

Quali sono le alternative al ricatto?

Se vogliamo che i nostri figli facciano qualcosa, soprattutto quando sono molto piccoli, è preferibile aiutarli e accompagnarli, piuttosto che dare ordini mentre ce ne stiamo seduti sul divano. Se sono già grandi, il miglior modo per indurli a fare ciò che vogliamo è essere d’esempio. I nostri figli non sono robot che eseguono i comandi all’istante, dunque è probabile che sia necessario ripetere più di una volta le cose prima che le facciano e che il loro indugiare non sia dettato dalla pigrizia o dalla volontà di farci innervosire. Hanno semplicemente un ritmo diverso e nella maggior parte dei casi noi non ce ne accorgiamo, ma loro stanno imparando.

Un’altra strategia, ben più valida è quella della negoziazione, bisogna proporre ai piccoli varie opzioni e ascoltare quello che hanno da dire. Quando vogliamo che fanno qualcosa, prima di tutto dobbiamo chiederci se questo qualcosa risponde alle loro esigenze o alle nostre; poi è bene proporre delle alterative, dare tempo e soprattutto spiegazioni sul perché vogliamo che si comportino in quel determinato modo. Se invece si tratta di qualcosa che riguarda direttamente loro, il loro futuro e il loro benessere, la strategia più efficace consiste nello spiegarne i benefici.

Se mettessimo da parte i ricatti nell’educazione dei nostri figli, ci renderemmo conto che alla fine quasi sempre scelgono di loro spontanea volontà i comportamenti più vantaggiosi per sé e per chi li circonda. Se permettiamo loro di essere intelligenti, avranno l’ opportunità di diventarlo. Magari noi ci stancheremo di più, ci toccherà scendere a patti ed essere più presenti nel loro processo educativo, ma loro svilupperanno una maggiore autonomia, una migliore autostima e soprattutto il senso del dovere. Ne vale la pena, no?

”Non risparmiate ai vostri figli le difficoltà della vita; piuttosto, insegnate loro a superarle.”

-Louis Pasteur-