Roman Polanski: biografia di un regista

27 Settembre 2019
La vita di Roman Polanski è stata segnata da grandi contraddizioni sin dalla nascita. Riuscì a sopravvivere al genocidio degli ebrei quando era ancora un bambino, e si è guadagnato un grande prestigio in veste di regista. Allo stesso tempo, la tragedia e lo scandalo lo hanno sempre perseguitato.

Roman Polanski è uno dei registi più famosi del mondo. Ma è anche un uomo che ha suscitato scandali, che lo hanno perseguitato anno dopo anno; tuttavia, non hanno macchiato definitivamente la sua carriera all’insegna del successo. Ha avuto l’onore di vincere un Oscar negli Stati Uniti, paese che ha emesso un mandato di cattura contro di lui.

La vita di Roman Polanski è stata segnata dalla tragedia e dal successo, tra loro in equilibrio. Si tratta di un sopravvissuto all’olocausto nazista e, allo stesso tempo, di un uomo che molti definiscono “perverso nano libertino”. Nessuno, tuttavia, mette in discussione il suo talento per la settima arte.

Posso solo dire che qualunque cosa siano stati il mio lavoro e la mia vita, non invidio nessuno, e questa è la mia più grande soddisfazione.

-Roman Polanski-

Oggi, alla soglia dei 90 anni, sembra aver raggiunto finalmente un certo equilibrio sul piano personale. Vive con la moglie, l’attrice francese Emmanuel Seigner, dalla quale ha avuto due figli. Ha confessato che, talvolta, si sente in colpa per essere felice con lei. Ma è proprio questo il punto: ha raggiunto la felicità.

Polanski e la moglie

L’infanzia turbolenta di Roman Polanski

Roman Polanski è nato a Parigi nel 1933. Suo padre era un pittore di origine ebrea e polacca, che aveva provato a cercare fortuna in Francia, senza successo. Sua madre aveva origini russe ed era di discendenza cattolica. Aveva divorziato con il precedente marito prima di sposare il padre di quello che sarebbe diventato un grande regista.

Un errore di calcolo dei genitori di Roman Polanski cambiò la vita di tutta la famiglia. Con l’ascesa del nazismo, credettero che la Polonia sarebbe stata più sicura della Francia. Quindi decisero di trasferirvisi quando il figlio aveva 6 o 7 anni. Poco tempo dopo, vivevano in un Paese mutilato, in cui veniva esercitata una brutale discriminazione contro il popolo ebreo.

La famiglia Polanski venne confinata in uno dei ghetti di Cracovia. Proprio lì, Roman Polanski divenne testimone del giorno in cui portarono la madre al campo di concentramento di Auschwitz, insieme ad altri parenti. Nel frattempo, il padre venne rinchiuso nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen. È lo stesso Roman a ricordare se stesso in quegli anni come un bambino che cercava stralci di fumetti nella spazzatura.

Una fine e un inizio

Roman Polanski riuscì a sopravvivere alla persecuzione nazista grazie alle sue bugie. Era biondo e con gli occhi azzurri, motivo per cui riuscì a negare fermamente di essere ebreo. Diverse famiglie rurali gli diedero riparo, e lui si faceva passare per il loro figlio. Nel 1943 la madre morì in una camera a gas. Suo padre, invece, sopravvisse ai campi di concentramento.

In seguito, arrivò la dittatura comunista in Polonia. Polanski si sentì presto attratto dal cinema dopo che un professore dall’Accademia delle Belle Arti lo aveva espulso. Sfruttando un breve periodo democratico, si recò a Parigi, dove rimase affascinato dalle produzioni europee e nordamericane. Poco dopo, realizzò il suo primo lungometraggio, Il coltello nell’acqua, all’età di 21 anni. Quest’ultimo fu nominato agli Oscar come miglior film straniero.

Da quel momento in poi, il resto è storia. Grandi successi, seguiti da produzioni non particolarmente degne di nota, per poi fare ritorno ai grandi successi. I suoi film più prestigiosi sono Rosemary’s baby, Tess, Il pianista e Quello che non so di lei.

Ciak e pellicola

Tragedie personali

Roman Polanski ha ammesso che la morte della moglie, Sharon Tate, ha diviso in due la propria esistenza. Aveva solo 26 anni ed era incinta di 8 mesi quando venne brutalmente assassinata in casa sua. L’omicidio avvenne per opera di un gruppo capeggiato da Charles Manson. Secondo Polanski, lui stesso aveva avuto un presentimento su terribili sventure, ma non aveva fatto nulla in proposito. Si è sempre addossato la colpa per quanto successo. Erano sposati solo da un anno.

Dopo questo episodio, Polanski non fu più lo stesso. Nel 1977, si vide coinvolto in un grave scandalo che lo perseguita ancora oggi. Sembra abbia avuto rapporti sessuali con Samantha Geimer, una ragazzina che all’epoca dei fatti aveva 13 anni. Lui ne aveva 43. La drogò e la violentò. Dal suo punto di vista, si trattò di un “rapporto consensuale”. Rimase in carcere alcuni giorni, ma poi lascio gli Stati Uniti per non farvi mai più ritorno.

In seguito al movimentp Me Too sono emerse nuove denunce contro il regista. Sebbene nessuna di queste sia stata verificata, ciò ha alimentato la fama di Roman Polanski di “nano perverso e libertino”. Nonostante tutto, è riuscito a farsi una nuova famiglia, è felice e continua a mietere successi cinematografici.

  • Moldes, D. (2005). Roman Polanski: La fantasía del atormentado. Ediciones JC.