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Salvador Dalí: pazzo o genio?

Salvador Dalí è una figura unica del surrealismo e dell'arte in generale. Eccentrico, folle, bizzarro, ma senza dubbio estremamente talentuoso; Si è conquistato un posto di rilievo nel mondo artistico e ha lasciato un segno ancora oggi molto vivo.

Salvador Dalí: pazzo o genio?

Ultimo aggiornamento: 12 gennaio, 2021

Stravagante, provocatorio e controverso. Una delle figure più eccentriche del mondo dell’arte e, senza dubbio, un vero genio. Definire Salvador Dalí può risultare azzardato: la sua vita e il suo lavoro sono sempre andati di pari passo. Una marcata identità di cui sono impregnate le sue opere. È difficile classificarlo o confrontarlo con altri artisti.

Dalí è uno di quei maghi dell’arte la cui impronta è evidente in tutte le sue opere. Si può riconoscere un suo quadro pur non essendo esperti d’arte. Il suo segno è perfettamente riconoscibile e ciò significa che la paternità dei suoi quadri non viene mai messa in dubbio.

Il surrealista per eccellenza e uno degli artisti più prolifici del XX secolo, per quanto durante la sua fase iperrealista risultò evidente il suo amore anche per l’arte classica e rinascimentale. Oltre alle sue numerose opere pittoriche, lavorò nell’ambito della scultura, della moda, della scrittura e del cinema.

Un’eredità artistica tramite la quale riuscì a esprimere le sue allucinazioni e i suoi sogni attraverso il linguaggio visivo; la dimensione onirica è molto presente nel suo lavoro. Come pochi altri, gestì il simbolismo religioso e lo catturò nelle sue opere, ricche di immagini iconiche. Polemico e stravagante, non vi è dubbio che Dalí fosse molto più che un semplice artista.

La persistenza della memoria opera Dalí.

Infanzia e giovinezza

Salvador Dalí nacque a Figueres, città della Catalogna, l’11 maggio 1904. Non si hanno grandi dettagli della sua infanzia: lo stesso Dalí era solito commentare che da bambino soffriva di forti attacchi di ira e rabbia nei confronti dei suoi compagni di scuola e persino dei suoi genitori. Sembra che, nonostante tutto, fosse un ragazzo molto intelligente che si distingueva per le doti nell’arte plastica.

Prima che nascesse, i suoi genitori avevano avuto un altro figlio, che si chiamava Salvador. Morì quando aveva tre anni, poco tempo prima che nascesse il Dalì che conosciamo tutti. Per tutta la sua vita, Salvador Dalí portò su di sé il fardello del fratello maggiore, come se lui fosse una parte del defunto fratello che, in qualche modo, era morto affinché lui divenisse immortale.

Possiamo riscontrare questa idea in un’infinità di manifestazioni artistiche sia nella forma di una doppia identità che di una crisi di identità. Un buon esempio di ciò si trova nella poesia El Circo di Leopoldo María Panero.

Nel 1921, quando decise di trasferirsi a Madrid per studiare arte, era ancora piuttosto giovane. Si iscrisse a uno dei centri da cui provenivano alcuni dei più grandi artisti spagnoli del XX secolo, la Residencia de Estudiantes; in questo luogo, incontrò altri geni dell’epoca come Luis Buñuel e Federico García Lorca.

Tuttavia, la sua permanenza nella scuola fu segnata dalle sue attività politiche contro il governo, che gli costarono una breve prigionia e la conseguente espulsione dalla Residencia.

Salvador Dalí: la scoperta del surrealismo

Nel 1928, Salvador Dalí si trasferì a Parigi, luogo che lo porterà al suo primo contatto con il surrealismo. Il surrealismo è un movimento quasi poetico che intende le altre forme d’arte come espressioni artistiche della poesia.

Oltre a ciò, prende spunto dalle influenze freudiane sulla dimensione onirica, di conseguenza va oltre il realismo. Questo movimento artistico finì tuttavia per assumere un’infinità di connotazioni politiche; i surrealisti credevano che la rivoluzione artistica dovesse andare di pari passo con la rivoluzione politica.

Dalí si dissociò in parte da questa idea e decise di cambiare la propria realtà. Non si impegnò politicamente e sviluppò quello che chiamò il metodo paranoico-critico. Lo descrisse come: “uno stato in cui si può coltivare illusioni mantenendo la propria sanità mentale”. Nello stesso periodo, conobbe Gala, la donna che sarebbe diventata sua moglie e musa ispiratrice.

Lo stile inconfondibile di Dalí e l’esaltazione che lui stesso faceva della sua persona e del suo lavoro gli costarono anche l’espulsione dal movimento surrealista. Mentre raccoglieva sempre più fama attraverso le sue opere pittoriche e il suo dilettarsi con il cinema e la scultura, lo stesso non poteva dirsi della sua immagine, che iniziava a perdere di credibilità.

La verità è che Dalí era piuttosto narcisista e amava trovarsi al centro dell’attenzione, stare sotto i riflettori. Ricordate la foto di Dalí che porta a passeggio un formichiere? Senza dubbio, portò la stravaganza e l’arte a livelli estremi mai visti prima.

Geopolitico di Dalì.

Salvador Dalí: opere ed eredità

La morte e la decadenza mescolate a un marcato erotismo sono presenti in tutte le opere di Salvador Dalí. Tali opere sono una proiezione delle teorie psicoanalitiche del tempo, che hanno influenzarono fortemente il suo lavoro e la sua vita personale.

Feticci, simboli religiosi, animali quasi magici, macchine fantastiche… Dalí utilizzava la tecnica psicoanalitica della libera associazione per catturare sulla tela il contenuto del suo inconscio. Scomponeva la realtà o addirittura la deformava. Proiettava catarsi personale, metamorfosi ed evocava il caos. Un lavoro inconfondibile che, nonostante gli anni, continua a essere applaudito e lodato.

Salvador Dalí morì nel 1989 dopo una vita piena di polemiche, eccentricità, controversie e capolavori. Il suo grande talento gli garantì numerosi successi, ma anche fortissime critiche. La sua vita e immagine personale controverse furono forse più commentate delle sue opere.

Genio o pazzo? Indubbiamente fu geniale, anche se sicuramente eccentrico. Se soffriva di un disturbo psicologico, fu in grado di estrarne tutta l’essenza per dipingerla su tele che ci affascinano ancora oggi.

“L’unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo.”

-Salvador Dalí-

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