Saper comprendere, riuscire a rispettare

15 agosto, 2020
Sono poche le persone che ci capiscono in modo profondo. Che cosa le rende diverse dagli altri? L'empatia, la connessione emotiva che riescono a instaurare con noi? In realtà sono molti gli elementi che entrano in gioco.
 

Saper comprendere è l’inizio dell’empatia. Solo quando ci sforziamo di entrare in sintonia con gli altri per avvicinarci alla loro realtà, ai loro bisogni e alle loro emozioni, costruiamo il vero rispetto su cui si fonda la convivenza. Chi sa capire e immedesimarsi nell’altro sa anche che merita considerazione e apprezzamento.

Pensiamoci un attimo: immaginate un mondo in cui l’essere umano interagisce come in un formicaio. Ognuno ha un ruolo, ogni membro della comunità svolge il proprio lavoro senza avere altre aspirazioni o motivazioni. A nessuno importa dell’altro, non c’è comprensione e, quindi, non c’è empatia o emozioni che facilitino l’attenzione verso l’altro, la cura, l’amicizia, l’altruismo…

Senza questi meccanismi, l’umanità in quanto tale smette di esistere. È vero che l’essere umano è anche definito da aspetti negativi e a volte conflittuali, ma nessun meccanismo mentale ed emotivo è tanto determinante per la nostra convivenza quanto la comprensione. Per quanto possa sembrare sorprendente, poche dimensioni sono così difficili da raggiungere.

Perché chi capisce davvero l’altro, lo fa senza giudicare e in piena volontà. Vediamo meglio in che cosa consiste questa sfida.

Madre e figlia discutono sul divano.
 

Il dolore di sentirsi incompresi

Poche cose sono dolorose quanto non sentirsi capiti. Fin da bambini facciamo la conoscenza di questo sentimento devastante: la paura che i nostri genitori, fratelli, amici o insegnanti non capiscano cosa stiamo provando o quello che ci sta succedendo. Quando ciò accade, veniamo sopraffatti da un insieme di emozioni che vanno dalla rabbia alla tristezza. La situazione non cambia quando diventiamo adulti.

Sentirsi incompresi è uno dei malesseri più profondi e dolorosi. Forse per questo motivo, proprio perché sappiamo cosa si prova, dovremmo imparare a prestare maggiore attenzione a questa competenza, offrendola agli altri anche se siamo stati delusi in passato. Bisogna però farlo bene.

Diceva Goethe che tendiamo a prestare ascolto solo a ciò che comprendiamo. Questo è vero, in qualche modo entriamo in connessione solo con chi risulta più comprensibile ai nostri occhi, con chi è più in linea con le nostre idee, valori e pensieri.

La comprensione, tuttavia, richiede uno sforzo maggiore. In effetti a volte comporta un atto di coraggio: scoprire, accettare e connettersi con chi non la pensa come noi.

Comprendere non è la stessa cosa che capire

Per riuscire a comprendere gli altri in modo autentico, risulta necessario chiarire un dettaglio. Comprensione e ascolto non sono la stessa cosa. Il più delle volte, di fatto, ci troviamo nella seconda dimensione, vale a dire che il nostro impegno è tutto rivolto a decifrare quello che ci stanno dicendo. Capiamo il messaggio e il suo significato, ma non andiamo oltre.

 

La comprensione, invece, è più profonda. Non si tratta solo di decifrare quello che ci stanno dicendo, ma di connetterci con empatia con la specifica realtà di chi è davanti a noi. Significa andare oltre le parole, capire i bisogni e sentirli. Il meccanismo della comprensione è incredibilmente attivo e complesso.

Per renderlo efficace, dobbiamo applicare ciò che in psicologia viene chiamata teoria della mente. Questo concetto è definito come la capacità di intuire lo stato mentale altrui, i pensieri, le paure, i desideri, le intenzioni, ecc. In questo modo possiamo comprendere le loro azioni o persino predirne il comportamento futuro.

Una volta elaborate tutte queste informazioni, le interpretiamo e agiamo di conseguenza. L’insieme di questi meccanismi fa parte dell’atto mentale del saper comprendere. Non possiamo tuttavia ignorare l’aspetto emotivo.

Due persone con cervello in connessione.

Comprendere senza pregiudizi, connettersi attraverso l’empatia

Daniel Goleman ci parla spesso nei suoi libri del bisogno di saper comprendere gli altri. Insiste su un aspetto: non si tratta soltanto di dedurre ciò che la persona davanti a  noi sta pensando o se prova paura oppure tristezza.

 

Non sarà mai possibile una vera comprensione se manca la volontà o l’interesse. La teoria della mente e l’intelligenza emotiva sono quindi inutili se quando parliamo con il partner abbiamo la testa altrove. Oltre alla volontà di aprirsi attivamente all’altro e di capire quello che ci sta dicendo o che gli sta succedendo, servono altre dimensioni:

  • Ascolto attivo: bisogna essere recettivi senza altre intenzioni o scopi. Non è sufficiente restare in ascolto e nel frattempo pensare a ciò che risponderemo.
  • Un altro fattore essenziale è ascoltare senza pregiudizi. Saper comprendere significa connettersi alla realtà altrui senza formulare giudizi, pregiudizi o etichette.

Per concludere, il processo in cui si articola l’idea di comprensione è più complesso di quanto possiamo immaginare. Nonostante ciò, tutti noi siamo in grado di metterlo in pratica. La volontà, nella maggior parte dei casi, è essenziale.