Schema therapy di Jeffrey Young

5 Maggio 2019
Superare il dolore emotivo non è facile. Quando il paziente non risponde agli approcci più classici, può essere applicato la schema therapy.  

La schema therapy di Jeffrey young è molto efficace in caso di disturbi psicologici cronici o quando tali disturbi non rispondono ad altre terapie. Questo interessante approccio integra le teorie dell’attaccamento, le correnti della Gestalt, il costruttivismo, alcuni elementi della psicoanalisi e anche le basi cognitivo-comportamentali.

Tutti gli psicologi sanno che ci sono realtà cliniche molto difficili da trattare. Le cause possono essere diverse: la personalità del paziente, la percentuale di ricadute e persino il disturbo in sé. Pensiamo, ad esempio, che condizioni come i disturbi della personalità (borderline, antisociale, istrionico, e così via), presentano molteplici sfide per tutti i professionisti.

Queste realtà psicologiche, inoltre, traggono parecchi benefici da approcci più ampi, in cui è presente una combinazione della terapia psicologica e dell’educazione sociale, laboratori e persino pratiche come la mindfulness, così come ci rivela uno studio condotto dall’Università del Texas e dalla città di New York.

Gli approcci integrati funzionano, e tra questi spicca che spicca la terapia conosciuta come schema therapy, una strategia che a suo tempo rappresentò un progresso rispetto al trattamento cognitivo di Aaron T. Beck.

I pazienti devono essere disposti a rinunciare ai loro stili di pensiero e comportamento inadatti per poter cambiare. Ad esempio, ci sono persone che si aggrappano a dolorosi schemi del passato. Rimanendo ingabbiate in relazioni distruttive o non definendo limiti nella propria vita privata o lavorativa, perpetuano schemi e non possono progredire in modo significativo nella terapia.

-Jeffrey E. Young-

Schema therapy

Schema therapy: un approccio integrato

Lo psicologo Jeffrey E. Young trascorse gli ultimi 20 anni sviluppando la terapia degli schemi a partire dalla propria esperienza, e dalle domande cliniche che ogni giorno doveva affrontare. Il suo libro Schema therapy, a practioner’s guide spicca in quanto manuale interessante e completo. In esso non vengono solo dispensati consigli affinché i professionisti possano approcciarsi ai disturbi della personalità più complessi.

Serve anche da spunto di riflessione per capire che a volte non va bene fare uso esclusivo di una determinata scuola di pensiero psicologico. Gli approcci integrati come la terapia degli schemi sfruttano le risorse più efficaci di altre scuole a favore del paziente. Vediamo, quindi, di cosa si tratta.

Quali sono gli obiettivi?

Questa terapia, come suggerito dal nome, cerca di individuare gli schemi disfunzionali del soggetto, che lo spingono a pensare e a comportarsi in modo problematico e dannoso per se stesso. A tale scopo, applica le seguenti linee guida:

  • A differenza della scuola cognitivo-comportamentale, non fa uso del confronto o della scoperta assistita. Si basa piuttosto su una terapia emotiva e affettiva.
  • Sono necessarie più sedute rispetto ad altre terapie per instaurare una collaborazione sufficientemente solida con il paziente.
  • Si indaga su schemi disfunzionali consolidati durante l’infanzia.
  • Il professionista cerca di lavorare sulla percezione dell’identità del paziente, sulla sua capacità di autocontrollo, sulla sua comunicazione emotiva, sull’autonomia e sulla sua sensazione di competenza.
Giovane dallo psicologo

Per quali pazienti è utile la schema therapy?

La scheme therapy è particolarmente efficace per tutti quei disturbi contenuti nella Sezione I del DSM-V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Parliamo delle seguenti condizioni cliniche:

  • Disturbi d’ansia.
  • Disturbi dell’umore.
  • Affezioni dissociative.

Inoltre, lo stesso Jeffrey Young segnala quanto segue:

  • La terapia degli schemi è vantaggiosa per tutte quelle persone che non possono esprimere facilmente le proprie emozioni, pensieri e sentimenti. In caso di blocco o di atteggiamento negativo, questo approccio risulterà utile.
  • I pazienti con crisi esistenziale o persino quelli spinti da bassa motivazione a sottoporsi a terapia ne trarranno beneficio.

I due pilastri della schema therapy

La terapia degli schemi lavora su due area fondamentali, su due concetti teorici che si sveleranno poco per volta, di seduta in seduta. Vediamoli.

Individuare gli schemi che spiegano il comportamento

Nel quadro della psicologia cognitivo-comportamentale, uno schema è un pattern che determina il modo in cui pensiamo e in cui ci comportiamo. Molti di essi ci arrecano malessere, sofferenza e ci inducono a consolidare relazioni affettive infelici, fino a plasmare uno stile di vita autodistruttivo.

Jeffrey Young mette in evidenza l’importanza di capire quali sono state le primissime esperienze di vita e di scoprire il temperamento emotivo del paziente. Il focus principale di questa terapia è incentrato sull’individuazione dei suddetti schemi e delle dinamiche che ne sono all’origine.

Lo stile di approccio

In base alla natura dei nostri schemi, tenderemo ad affrontare in un modo o in un altro le sfide quotidiane e gli eventi che riguardano la nostra realtà. Il dottor Young distingue quattro tipi di stili problematici:

  • Evitazione, ovvero quando ci limitiamo a fuggire e a scappare dalle nostre responsabilità.
  • Abbandono. La persona prova tristezza, paura e si sente indifesa ogni volta che deve affrontare qualcosa; si sente incapace, vuota e priva di risorse per affrontare la vita. Una cosa molto comune nei casi di depressione più radicati.
  • Contrattacco. In questo caso il paziente tende a reagire con un certo grado di violenza o in modo esagerato nei confronti di tutto ciò che lo riguarda. Dà risposte estreme dinnanzi ai problemi di vita quotidiana. Questa realtà è comune nei disturbi borderline di personalità.
  • Difetto. Il paziente si sente in difetto, percepisce che c’è qualcosa di sbagliato o fallimentare nel modo in cui affronta la propria quotidianità.
Paziente in schema therapy

Durata e applicazione della schema therapy

In generale, la terapia degli schemi dura circa un anno. Si tratta di un lavoro approfondito e impegnativo che necessita di una sintonia con il paziente. A partire da questa connessione terapeutica, si cerca di individuare gli schemi problematici alla base del disturbo o della sofferenza provati.

In una fase successiva, e attraverso le tecniche della gestalt, della psicoanalisi, della terapia cognitivo-comportamentale e della terapia emotiva, si cerca di ricondurre il soggetto alla costruzione di nuovi schemi, più validi, efficaci e, soprattutto, sani. Una terapia molto interessante e utile in diversi casi.

  • Young, J. (1999): Reinventing Your Life. New York: Plume.
  • Young J. (2003): Schema Therapy: A Practitioner‘s Guide. New York: Guilford.