Sei indizi per smascherare un ricatto emotivo

· 18 agosto 2015

Tutti i ricattatori hanno tratti comuni, “abilità” che alimentano la loro capacità di manipolare ed estorcere ciò che vogliono. Si nutrono della paura, dei sensi di colpa, del senso del dovere. Smettono di vedere l’altro come una persona, e passano a considerarlo uno strumento da manipolare a loro piacimento per ottenere ciò che desiderano, senza preoccuparsi di come si senta l’altro. Proprio come quando usiamo un martello per conficcare un chiodo: non pensiamo ai sentimenti del martello, perché crediamo che non ne abbia.

Nel comportamento di chi manipola, la paura ha un ruolo fondamentale: dalla paura a perdere l’altro fino a quella di essere rifiutati, di perdere il suo potere o di cambiare. Quasi sempre si tratta della prima opzione, quella “paura di perdere” (qualcuno o qualcosa). L’origine di questo timore può risalire a molto tempo prima, all’infanzia per esempio, oppure essere il risultato di molti traumi, problemi del passato e sofferenze irrisolte. Può anche essere una risposta automatica, una reazione per non affrontare la bassa autostima, l’insicurezza, la mancanza di fiducia in se stessi, ecc.

Chiunque può essere un ricattatore e, secondo gli esperti, questo atteggiamento dipende soprattutto dal modello di apprendimento avuto e dal tipo di comunicazione stabilita. Scatenare questo modo di agire può essere più semplice di quanto si creda: un divorzio, la perdita del lavoro, una malattia, ecc. Con questo non vogliamo dire che chiunque divorzi, perda il lavoro o si ammali diventerà un ricattatore o un manipolatore emotivo, ma di certo questo aumenta le probabilità.

Allo stesso tempo, quando una persona inizia a cedere ai ricatti di questi manipolatori, inizia a perdere… E il prezzo da pagare può essere molto caro. Il problema è che non sempre ci rendiamo conto di che cosa sta succedendo. Le persone che praticono l’estorsione fanno provare alla loro vittima vergogna, al fanno sentire squilibrata e, soprattutto, colpevole. Le beffe, la manipolazione e la passivitià facilitano la caduta della vittima.

Quest’ultima inizia quindi a dubitare della sua capacità di mantenere gli impegni, perde la fiducia in se stessa, i suoi livelli di autostima scendono e la cosa peggiore è che si lascia convincere dal ricatto emotivo, perde la sua integrità, indipendenza, sogni, desideri, ecc.

Anche se il ricatto emotivo non è considerato un abuso psicofisico violento, non per questo lascia ferite meno profonde. Al contrario, quando conviviamo con una persona che ha le caratteristiche del ricattatore, il nostro essere ne esce danneggiato in profondità, ed è ancora più difficile riprenderci da questo che dalle ferite fisiche.

Come possiamo capire se siamo vittime di un ricatto emotivo?

Perché il comportamento di una persona possa essere definito “ricatto emotivo”, si devono verificare determinate condizioni. Se le analizzate, sarà più facile capire se siete entrati in una situazione di questo tipo e a quale livello di pericolosità:

1. La pretesa: non sempre i ricattatori ci dicono con chiarezza che cosa vogliono, a volte ci lasciano “liberi” di indovinarlo. Ma sfuggire alle loro pretese non è così semplice, perché danno così tanta importanza a quell’argomento che non abbiamo alternativa, possiamo solo cedere o accettare i loro desideri.

2. La resistenza: quando pensiamo in modo diverso dal ricattatore, lui non si sente felice, si arrabbia, ci fa sentire responsabili della sua tristezza. I ricattatori si rifiutano di accettare l’opinione del loro partner, di un amico o un genitore: non accettano nulla che non sia come vorrebbero che fosse.

3. La pressione: quando devono fare i conti con un carattere forte o notano che fanno fatica a ottenere ciò che vogliono, iniziano ad agire in modo più diretto. Continuano a fare pressione finché l’altro non cambia idea, alimentano litigi, piangono, urlano, si arrabbiano… Qualsiasi cosa pur di convincere l’altro che il loro punto di vista è quello corretto. Usano i sensi di colpa e la pietà per portare avanti il loro gioco.

4. La minaccia: se anche così non ottengono ciò che vogliono, se vedono che i loro desideri si scontrano contro qualcuno che si nega a realizzarli, iniziano a enumerare tutte le conseguenze a cui potrebbe portare questa scelta sbagliata. La minaccia può avvenire attraverso il dolore, la sfortuna o addirittura la morte. Potrà dirvi quanto lo state facendo soffrire con il vostro comportamento, che non può vivere così, che è meglio rompere la relazione, ecc.

5. L’obbedienza: spesso a questo punto, visto che la vittima non vuole separarsi da lui/lei, cede e accetta la proposta, l’idea o l’opinione del ricattatore. Questo non significa che sia davvero d’accordo o che abbia cambiato idea, lo fa per non causare più problemi e non farlo soffrire. In questo modo, però, inizia a perdere terreno, e sarà difficile che lo recuperi.

6. La reiterazione: se i cinque punti precedenti continuano a ripetersi una e un’altra volta, con brevi pause di pace e tranquillità, significa che il problema è grave. E che il ricattatore non vi permetterà di affrontare apertamente l’argomento, mettendovi pressione, sensi di colpa, facendovi pena o rinfacciandovi di esserci inventati tutto.

In questo modo si entra in un circolo vizioso da cui è difficile uscire. È quindi vitale fare attenzione ai primi segnali d’allarme, ai primi “se mi lasci, ti ammazzo” o “non posso vivere senza di te”, prima che sia troppo tardi.