Selezione naturale: cos’è davvero?

2 luglio 2018 in Curiosità 0 Condivisi
Uccelli che formano una freccia

Tutti abbiamo studiato, o almeno sentito parlare, della teoria darwiniana dell’evoluzione. Tuttavia, abbiamo capito davvero cos’è la selezione naturale? Se facciamo qualche domanda sulla teoria dell’evoluzione e della selezione naturale, sicuramente ci ritroveremo con risposte quali: “è quella teoria che dice che l’essere umano discende dalla scimmia”, “è la sopravvivenza del più forte”, “la selezione naturale è una cosa che riguarda gli animali, i progressi tecnologici ci permettono di schivarla” o “si parla di evoluzione quando le specie sono sempre più adattate e sviluppate”.

Le affermazioni che abbiamo esposto sono cariche di errori che ci dimostrano che sono pochi, in realtà, coloro che hanno capito a fondo il concetto di selezione naturale. Dunque, iniziamo. L’idea centrale della teoria darwiniana è che le specie che si adattano meglio al loro ambiente sopravviveranno mentre le altre finiranno per scomparire. Ma cosa significa essersi adattato? Allude alla capacità che una specie ha in un determinato ecosistema di riprodursi e assicurare la sopravvivenza alla sua prole.

A causa della cattiva interpretazione di quest’idea centrale, sono sorti molti miti ed errori. In questo articolo faremo un ripasso dei più comuni. Affronteremo e confuteremo: (a) la selezione naturale come processo lineare, (b) la sopravvivenza differenziale delle specie e (c) la selezione naturale come una lotta contro tutti.

Darwin selezione naturale

La selezione naturale come processo lineare

Uno dei fraintendimenti più ricorrenti è quello di concepire l’evoluzione darwiniana come uno sviluppo lineare delle specie. Come se le specie cambiassero di generazione in generazione. La 2.0, la 3.0, la 4.0, ecc. L’evoluzione non è come un passaggio di diapositive, una dopo l’altra. Questo errore può scaturire dal modo in cui viene insegnata l’evoluzione dell’uomo, ovvero come una successione dei diversi ominidi e non come un cambiamento ramificato.

Per comprendere la selezione naturale, la metafora del setaccio è la più appropriata. Immaginiamo molti sassi gettati in un setaccio, ma che solo quelli dalla forma idonea vengono selezionati mentre il resto risulta scartato. Con il passare del tempo questi sassi e anche altri nuovi vengono gettati in un altro setaccio per essere di nuovo selezionati. In questo modo, in un setacciamento continuo, alcuni sassi si mantengono per molto tempo mentre altri scompaiono.

Noi esseri umani, insieme al resto degli esseri viventi, siamo come questi sassi che vengono selezionati dal setaccio dell’ambiente. Dunque, gli esseri viventi che non si adattano al contesto scompariranno o dovranno cambiare l’ambiente in cui vivono. E, nello scorrere di questo processo, sorgono mutamenti e cambiamenti nelle specie, che possono superare la selezione o semplicemente cadere nel dimenticatoio. Un fattore importante è che il contesto varia nel tempo: una specie o un individuo adattatosi al passato può non esserlo nel futuro e viceversa.

La sopravvivenza differenziale delle specie

Una delle frasi più diffuse ed erronee sulla selezione naturale è quella secondo cui “l’essere umano è l’animale che meglio si è adattato alla terra” o “l’essere umano si trova al vertice della piramide evolutiva”. Se ricorriamo alla definizione di adattamento, vedremo che consiste nella sopravvivenza, nell’avere una prole e che questa prole sopravviva; in sostanza si tratta di mantenere l’esistenza (e non di porre fine all’esistenza degli altri o di avere il potere di farlo). Da questo possiamo dedurre che tutte le specie che esistono nell’attualità si sono ugualmente adattate, dato che o si esiste o non si esiste, non si può esistere in maggiore o minore quantità.

Molti penseranno ai grandi progressi e successi dell’essere umano o alla sua levata capacità intellettiva che lo differenzia dal resto degli esseri viventi. Come il gatto si è servito dei suoi artigli per sopravvivere, l’essere umano lo ha fatto mediante il suo intelletto. Ciascuna specie dà prova di diverse qualità volte alla sopravvivenza, ma non tutte ci riescono.

La verità è che l’essere umano ha costruito complesse società per raggiungere questo obiettivo, mentre un batterio lo fa semplicemente con la sua resistenza e la sua alta capacità riproduttiva. In altre parole, l’essere umano è come quello studente che si sforza per passare un esame, mentre il batterio è lo studente che solo leggendo il programma il giorno stesso dell’esame passa comunque. Alla fine, il risultato numerico per i due è lo stesso.

Testa con ingranaggi per memoria

La selezione naturale come una lotta “tutti contro tutti”

In ultima istanza, parliamo del mito secondo cui la selezione naturale è una lotta per l’esistenza o la sopravvivenza del più forte. Non dimentichiamo che sopravvivono coloro che si adattano all’ambienteSe il contesto favorisce i predatori, saranno questi a sopravvivere; ma se il contesto favorisce le prede, allora saranno loro ad avere la meglio.

Hobbes diceva che homo homini lupus (letteralmente l’uomo è lupo per l’altro uomo), credeva dunque che l’essere umano fosse spietato ed egoista per natura, che fosse incline a competere con i suoi simili. Tuttavia, basta ripassare i principi della selezione naturale e osservare la natura per comprendere che questo non ha senso. L’essere umano e la grande maggioranza delle specie sono state capaci di sopravvivere grazie al loro sostegno reciproco. La capacità di vivere in società, mandrie o branchi permette di fornire una risposta migliore alle sfide ambientali.

Tuttavia, con questo non vogliamo negare l’esistenza della violenza e della competizione; in una moltitudine di situazioni queste hanno fatto parte di una condotta adattiva. Occorre capire, tuttavia, che la lotta non è la protagonista della selezione naturale, in quanto, insieme al sostegno reciproco, fa parte del repertorio che le specie hanno a disposizione per affrontare il proprio ambiente e le difficoltà che questo può presentare loro.

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