Self-licensing: cos’è e come lo usiamo?

3 Aprile 2020
Per self-licensing in psicologia si intende un tipo di credito che tutti accumuliamo e che usiamo spesso in modo sorprendente.

Ci piace presentarci come brave persone, sia per noi stessi che per gli altri, è infatti un modo per mantenere un’immagine di sé positiva. Il che ci porta anche ad avere un concetto di noi stessi positivo. Quindi cosa ci porta a commettere atti immorali? Troviamo una spiegazione nel fenomeno noto come self-licensing o acquisizione di credenziali morali.

Per self-licensing intendiamo che se in passato abbiamo agito correttamente o moralmente bene, in futuro possiamo agire in modo “immorale”. Vediamo un esempio: quante volte dopo essere andati in palestra o a correre, ci siamo detti “oggi mi merito una ricompenssa, mangerò un dolce!”.

Dopo un comportamento moralmente desiderato, ci concediamo il diritto di eseguirne uno meno desiderato, senza per questo sentirci in colpa. A seguire presentiamo alcuni studi sul fenomeno del self-licensing e vedremo cosa rende alcune persone più predisposte a quest’effetto.

“La profondità e la forza di un carattere umano sono definiti dalle sue riserve morali. Le persone si rivelano completamente solo quando vengono espulse dalle normali condizioni della loro vita, poiché solo allora devono ricorrere interamente alle loro riserve.”

-Leon Trotsky-

Ragazza che sorride a occhi chiusi

Cosa dice la scienza sul self-licensing?  

L’effetto del self-licensing, per cui una condotta morale concede il diritto a una persona di comportarsi in modo immorale in un secondo momento, è stato dimostrato da numerosi esperimenti. Le teorie psicologiche sul comportamento evidenziano il desiderio degli esseri umani di avere coerenza cognitiva nei loro pensieri, sentimenti e comportamenti.

Ricerche piuttosto intriganti sul self-licensing qualificano questo desiderio di coerenza suggerendo che le persone che si comportano in modo moralmente lodevole si sentono più giustificate nel compiere azioni moralmente discutibili (Merritt, Effron e Monin, 2010).

“Il senso morale ci dice fino a che punto sono consentite le concezioni e dove inizia la licenza proibita.”

-Yoritomo Tashi-

Lo studio ha osservato che le “licenze morali” portano a un ampio spettro di comportamenti indesiderati. Per esempio, dopo aver ricordato comportamenti morali o socialmente desiderabili compiuti nel passato, la persona mostra atteggiamenti meno lodevoli.

Secondo gli autori della ricerca, le buone azioni passate possono far sentire le persone libere di dedicarsi a comportamenti non etici o problematici, che altrimenti eviterebbero per paura di sentirsi, o semplicemente di apparire, immorali.

In un altro studio, condotto da Jessica Cascio ed E. Ashby Plant nel 2016, i ricercatori sono giunti alla conclusione che sul fenomeno del self-licensing si può affermare quanto segue:

  • Anticipare l’impegno nella condotta morale consente alle persone di comportarsi immoralmente in un secondo momento.
  • Le possibili licenze morali sono probabilmente dovute all’accumulo di credenziali morali, ovvero all’esecuzione di atti moralmente corretti in passato.
  • I pregiudizi possono essere rafforzati dal comportamento morale in un dominio diverso.

“La moralità è una convenzione privata; la decenza, una questione pubblica; qualsiasi licenza troppo evidente ha sempre avuto l’effetto di mettere in mostra la cattiva legge.”

-Marguerite Yourcenar-

Ragazza con doppia faccia e fenomeno del self-licensing

La pulizia morale

Un importante contributo alla letteratura sulle licenze morali esamina il modo in cui parlare dei propri tratti positivi o negativi può influenzare le donazioni in beneficenza e il comportamento cooperativo in un dilemma comune (Sachdeva, Iliev e Medin, 2009).

Sulla base delle loro scoperte, i suddetti autori hanno affermato che il fenomeno del self-licensing può essere meglio interpretato come parte di un quadro di autoregolazione morale più ampio, in cui l’equilibrio interiore dell’autostima morale e i costi associati al comportamento pro-sociale determinano se l’individuo mostrerà un comportamento morale o immorale.

In definitiva, gli autori dello studio suggeriscono che affermare un’identità morale porta le persone a sentirsi autorizzate ad agire immoralmente. Tuttavia, quando l’identità morale è minacciata, il comportamento morale è un mezzo per riguadagnare parte dell’autostima perduta.

In altre parole, solo dopo aver stabilito l’immagine morale di se stessi, ci si abbandona a un’azione immorale senza paura di perdere la faccia (self-licensing). Tuttavia, quando un individuo appare immorale agli occhi degli altri, sono necessarie azioni positive per ripristinare nuovamente la propria immagine morale (pulizia morale).

Cascio, J. y Plant, EA (2015). Licencias morales prospectivas: ¿anticipar hacer el bien después te permite ser malo ahora? Revista de Psicología Social Experimental , 56 , 110-116.

Merritt, AC, Effron, DA y Monin, B. (2010). Autorización moral: cuando ser bueno nos libera para ser malos. Brújula de psicología social y de personalidad , 4 (5), 344-357.

Sachdeva, S., Iliev, R. y Medin, DL (2009). Santos pecadores y pecadores santos: la paradoja de la autorregulación moral. Ciencia psicológica , 20 (4), 523-528.