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Stile di attaccamento e memoria emotiva

Gli stili di attaccamento e la memoria emotiva sono collegati in modo diretto. Quando la figura di attaccamento principale è traumatica o trascurata, il nostro presente può essere disturbato da ricordi dolorosi. 

Stile di attaccamento e memoria emotiva

Ultimo aggiornamento: 17 dicembre, 2020

Esiste un legame speciale tra stili di attaccamento e memoria emotiva. È noto che le persone con uno stile di attaccamento ansioso spesso si concentrano sui ricordi più dolorosi, sulle proprie ferite. Non sono così in grado di superare la rabbia o il senso d’abbandono causati da figure di riferimento che non hanno saputo soddisfare i loro bisogni emotivi.

La teoria dell’attaccamento di John Bowlby è ancora oggi molto seguita. Grazie a essa abbiamo compreso molto meglio il comportamento umano. Ma anche gli stili della personalità e, soprattutto, la qualità – bassa o alta – delle nostre relazioni interpersonali. Tuttavia, non si parla abbastanza del legame tra gli stili di attaccamento e la memoria emotiva.

Se ci fermiamo a pensare, gran parte di ciò che siamo in questo momento dipende dalle nostre esperienze passate. Il passato e le relazioni familiari o con altre persone vicine hanno forgiato buona parte della nostra personalità. Che ci piaccia o meno, siamo come barchette che navigano tra le onde della memoria emotiva.

Poter contare su un passato costellato di bei ricordi rende il nostro viaggio più libero. Ci dà l’impulso di migliorare in quegli aspetti che più ci stanno a cuore e con sicurezza. Al contrario, un passato segnato da dolore, freddezza o assenza è come una lastra. Ci impedisce di andare oltre perché il nostro sguardo è sempre puntato su quell’isoletta dei ricordi dove cresce la frustrazione, lo sofferenza e le questioni irrisolte.

“Io non parlo di vendetta né di perdono. L’oblio è l’unica vendetta e l’unico perdono.”

– J. L. Borges –

Bambini nel mare davanti a medusa gigante.

Gli stili di attaccamento e la memoria emotiva: tipi e caratteristiche

Quanti di noi sono tiranneggiati dai ricordi! Il passato ci modella, senza dubbio, ma non dovremmo mai permettere alla sofferenza di fare di noi degli eterni prigionieri. Vittime di ieri che non vivono pienamente neanche il presente.

Gli stili di attaccamento e la memoria emotiva hanno un legame diretto: la qualità del primo determina, in gran parte, il nostro benessere psicologico. Secondo uno studio condotto dal Dipartimento di Psicologia e Comportamento Sociale dell’Università della California:

I diversi tipi di attaccamento possono addirittura incidere sulla qualità della nostra memoria. In alcuni casi potremmo addirittura soffrire di lacune e perdita di ricordi. In altri, viviamo concentrati su una serie di fotogrammi del passato.

L’attaccamento sicuro

Nell’attaccamento sicuro il bambino sa che i genitori gli forniranno quello di cui ha bisogno. È fiducioso perché li sente accessibili e sa che quando avrà necessità, verrà ascoltato. Tipico di questo stile di attaccamento, inoltre, è la sensazione di poter esplorare il mondo con sicurezza.

Un’esperienza del genere dona un bagaglio di esperienze felici. È il substrato che dà forma a una memoria emotiva che nutre e che edifica; il bambino lascerà il passo a un adulto maturo, indipendente e sicuro di sé, capace di creare liberamente il proprio futuro.

Occhio celeste disegnato.

Stile di attaccamento ansioso

Il bambino impara presto a non affidarsi dei genitori. Quando ha bisogno di qualcosa, sa che queste figure di riferimento non saranno sempre disponibili. A volte mostreranno affetto, ma in altre circostanze saranno freddi e distaccati.

Sono genitori che oscillano tra periodi di abbandono, distrazione e momenti di severità e controllo. Questo genera una situazione ambivalente che provoca nel bambino uno stato di ansia e insicurezza costante. Ha poco controllo, o nessuno, sugli eventi e non sa cosa doversi aspettare. Vive in uno stato di incertezza che non sa come gestire.

In questo caso, il legame tra stile di attaccamento e memoria emotiva porta l’adulto a concentrarsi su precisi avvenimenti del passato. Per esempio, ricorderà le situazioni del proprio passato in cui aveva bisogno di aiuto o sostegno e non li ha ricevuti; momenti in cui si è sentito solo, spaventato.

Si crea di conseguenza un “attaccamento” a queste situazioni irrisolte o dolorose, fatto che alimenta maggiore rabbia e frustrazione. Sono emozioni che tendono a bloccarci, motivo per cui è difficile liberarci di ogni ricordo o esperienza dolorosa.

Stile di attaccamento e porta.

Lo stile di attaccamento evitante

Con l’attaccamento evitante il bambino interiorizza, anche se in modo inconsapevole, che il suo bisogno di attenzioni sarà soddisfatto con indifferenza se non disprezzo. Una volta adulto, cercherà di diventare una persona emotivamente autosufficiente.

  • Per evitare di essere nuovamente ferito o di soffrire, sceglie di sviluppare un distacco emotivo che caratterizzerà la maggior parte delle sue relazioni future.
  • Lo studio citato avverte che in questi casi potrebbero apparire lacune, ricordi non connessi o frammentati. Molti episodi dell’infanzia vengono dimenticati o ricordati in modo impreciso e nebuloso.
  • È interessante notare che le persone caratterizzate da uno stile di attaccamento evitante nelle loro relazioni affettive mostrano anche disturbi della memoria. Probabilmente, dimenticare facilita il distacco emotivo con le persone che le circondano. Si potrebbe ipotizzare un meccanismo cerebrale di difesa volto a ridurre l’intensità della sofferenza.

In conclusione

Gli stili di attaccamento e la memoria emotiva sono in stretto collegamento. La qualità delle nostre prime relazioni determina la qualità della nostra vita emotiva.

Se dietro la porta del nostro presente si nasconde un passato di esperienze traumatiche, è necessario varcarla per risolvere e sanare quell’universo. Impariamo a liberarci dalla tirannia delle emozioni dolorose che sono impresse nella nostra memoria.

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  • Edelstein. RS (2006). Attachment and emotional memory: investigating the source and extent of avoidant memory impairments. Emotion, Vol. 6 (2), mayo de 2006, 340-345 DOI  10.1037/1528-3542.6.2.340