Storia di una ladra di libri: il potere delle parole

"Storia di una ladra di libri" non è un racconto incentrato sul nazismo, ma riesce a ritrarre la vita quotidiana in una città ignara del proprio destino. Nel terrore, vi sono solo due certezze: le parole sono potenti armi e la morte è onnipresente.
Storia di una ladra di libri: il potere delle parole

Ultimo aggiornamento: 13 gennaio, 2021

Quando ci si appresta a vedere Storia di una ladra di libri (Brian Percival, 2013), film basato sull’omonimo romanzo di Markus Zusak, è normale pensare di trovarsi davanti a “un altro dramma sul nazismo”. La Seconda Guerra Mondiale è uno scenario che il cinema ha voluto spremere al massimo, se ne nutre da decenni.  Tanto che non ne possiamo più di vedere pellicole incentrate su questo evento storico.

Non è certo un male affrontare l’argomento da più prospettive, e personalmente credo che sia interessante parlare del passato e tenerlo presente, soprattutto per non commettere gli stessi errori. Ma la noia è comprensibile e spesso vince.

Storia di una ladra di libri, tuttavia, racconta qualcos’altro, qualcosa che accomuna il presente, il passato e il futuro: la morte. Alcuni potrebbero mostrarsi riluttanti, poiché si tratta di una pellicola strappalacrime. Eppure, pur forzando alcune scene, Storia di una ladra di libri non vuole farci piangere, ma solo farci accettare il destino inevitabile che incombe.

Non ci troviamo in un campo di concentramento e non vediamo mai Hitler, anche se lo possiamo percepire nell’ambiente come una minaccia, un essere onnipresente, invisibile e spietato. Il film ci immerge nella vita quotidiana della città i cui abitanti non sanno bene cosa accadrà e cercano di andare avanti come possono. Tutto è scritto nel corso del tempo, i personaggi non conoscono il proprio destino.

Qualcuno accetterà con rassegnazione l’ascesa del nazismo, altri lo accoglieranno a braccia aperte. E, tra la moltitudine, spicca una bambina la cui vita è segnata dalla disgrazia: prima la separazione dalla madre, poi la morte del fratello.

Liesel sarà adottata da una coppia piuttosto anziana. All’inizio, si sentirà come un’estranea, non andrà d’accordo con la madre e non capirà come funziona il mondo né perché viene etichettata come comunista. Attraverso gli occhi di Liesel, e con la voce della morte, scopriamo una storia che oscilla tra il racconto e la realtà, tra la vita e la morte.

Storia di una ladra di libri: leggere per scappare

Storia di una ladra di libri non è un film da vedere assolutamente e nemmeno uno dei più elogiati del genere. Ciò nonostante, trasmette un messaggio importante sul potere delle parole. La parola è un’altra protagonista del film, è la via di fuga che permetterà ai protagonisti di sopravvivere in un mondo orribile. Come anticipato, l’azione si svolge nella vita quotidiana, nell’ambito della città, delle famiglie della classe operaia prese alla sprovvista dal nazismo.

Quando Liesel arriva nella sua nuova casa, è solo una bambina ma ha già perso le persone più importanti della sua vita. Non sa leggere e a scuola la prendono in giro per questo. Per di più, proviene da una famiglia comunista.

È interessante vedere come i bambini ripetono quanto detto dagli adulti pur ignorandone il significato. Alcuni bambini insulteranno Liesel urlandole “comunista”, ma né loro né Liesel sanno davvero cosa significa essere comunista.

Anche l’indottrinamento della scuola è evidente, i bambini cantano senza sapere cosa cela il testo della canzone. E qui risiede parte del messaggio del film: Liesel è marchiata come analfabeta, ma gli altri bambini non conoscono il significato di molte parole anche se sanno leggere. È analfabeta solo chi non sa leggere?

All’inizio del film, durante il funerale del fratello, Liesel ruba un libro di cui non conosce il significato, ma per lei è molto importante, è un collegamento con il suo passato, con suo fratello. Il padre adottivo scoprirà il libro e le insegnerà a leggere. Non è un romanzo o un racconto, ma un semplice manuale per i necrofori. La morte, di nuovo, fa sentire la sua presenza.

Scena del film Storia di una ladra di libri.

Nei libri e nelle parole Liesel troverà un’importante via di fuga, un modo per immergersi in altri mondi e imparare. I libri possono trasformarsi in un’arma, in un mezzo per sviluppare il pensiero, per quello i nazisti volevano distruggerli. Durante un falò di libri considerati immorali, Liesel riesce a recuperarne uno, Fahrenheit 451; ma qui non siamo in una distopia, siamo nel mondo reale, in un passato non così lontano.

Questo gesto è significativo. Liesel condividerà l’amore per i libri e le parole con la sua famiglia e con Max, giovane ebreo che si nasconde nel seminterrato della sua famiglia. In seguito, condividerà il suo segreto anche il suo amico Rudy e, in un certo senso, con la moglie del sindaco. I libri permettono a Liesel di sognare e a Max di uscire dal suo nascondiglio.

Il vero potere della parola si manifesta quando gli abitanti della città devono nascondersi in un rifugio antiaereo durante un bombardamento. In quel momento, la preoccupazione, la paura e il dolore si impossessano delle persone. Liesel decide di raccontare una storia; trasmette a quelle persone terrorizzate il suo amore per le parole. E ci riesce. In quel luogo oscuro torna la tranquillità e le parole vincono contro le bombe.

Nessuno scappa alla morte

I protagonisti temono due cose: la morte e Hitler. Nessuna delle due figure compare fisicamente, ma possiamo percepirle. Assistiamo a una scena molto interessante in cui Liesel e Rudy urlano “odio Hitler”. Un urlo che indica che non hanno più paura, che non sono più terrorizzati e possono accettare il loro destino.

Lo stesso succede con la morte. Liesel l’ha conosciuta fin da piccola, l’ha vista ovunque, ma non ha fermato la sua vita. Tutti moriremo un giorno, la morte è l’unica cosa sicura e non fa differenze di stato sociale o di confini geografici.

Liesel schiva la morte in diverse occasioni, proprio come Max che sembrava potesse essere il primo a morire. Altri personaggi non avranno la stessa fortuna, ma alla fine, arriverà l’ora anche per Liesel e Max. La morte si avvicina fin dall’inizio delle nostre vite.

Scena del film con la bambina che legge un libro.

In Storia di una ladra di libri, la morte commenterà quello che vediamo con una voce pacata e tranquilla. Se dobbiamo temere qualcuno, dovremmo temere i vivi. Anche nel peggiore degli scenari, Liesel trova posto per l’ottimismo, così la vediamo abbracciarsi con la moglie del sindaco dopo il terribile bombardamento che uccide quasi tutti gli abitanti.

La voce fuori campo è quasi ironica in certi punti, ma al tempo stesso è connessa alla realtà della sua essenza, della sua natura. Agisce anche da giudice, equilibrando la bilancia. Il che ci riporta all’arte e al luogo comune del memento mori. La morte è una specie di giustiziera, a volte benevola, altre spietata, ma non è una nemica.

Storia di una ladra di libri ci trasporta in una vicenda carica di umanità, di amicizia e di crescita in un mondo orribile, oscuro e opprimente.

È chiaro che non smette di essere una storia fittizia e non ha lo stesso impatto di racconti reali come il Diario di Anna Frank, ma resta comunque un racconto piacevole che ci ricorda che dobbiamo accettare il nostro destino con pazienza e senza paura.

Le parole sono vita. Se i tuoi occhi potessero parlare, cosa direbbero?

-Max, Storia di una ladra di libri

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