Superman: Red Son, l'eroe dei lavoratori

Alcuni dei migliori fumetti di Superman sono quelli che non richiedono alcuna conoscenza o lettura preliminare. "Superman: Red Son" potrebbe essere il migliore in assoluto.
Superman: Red Son, l'eroe dei lavoratori

Ultimo aggiornamento: 05 marzo, 2021

Nel 2003, uno dei migliori scrittori di graphic novel degli ultimi anni, Mark Millar, ha presentato il suo Superman: Red Son. Sebbene l’opera non abbia ottenuto gli stessi riconoscimenti di altre sue creazioni, le sue virtù sono innegabili.

La premessa è abbastanza semplice: il superuomo di Kripton arriva in Ucraina invece che nel Kansas del 1938. Con un’educazione sovietica, il personaggio mantiene la gentilezza e la bontà instillata dai suoi genitori adottivi, ma il suo modo di essere si manifesta in maniera diversa da quello che conosciamo.

Molti dei personaggi classici che conosciamo grazie ai fumetti e ai cartoni animati sono presenti in Superman: Red Son. Tuttavia, l’autore li caratterizza in modo diverso. Gli intenditori del mondo di Superman troveranno dei riferimenti curiosi nella reinterpretazione che l’autore fa degli eventi importanti del XX secolo.

L’iconografia stessa ricorda i manifesti comunisti e ci trasporta inevitabilmente nell’ambientazione e nelle storie raccontate in questa graphic novel. Come ogni storia del suo genere, non cerca il realismo (cosa che sarebbe assurda), ma ci descrive la realtà in maniera suggestiva.

Personaggio dei fumetti con gli occhi rossi.

Il compagno Superman

Tra le varie domande che potrebbero sorgere dopo aver letto questa premessa, la più interessante potrebbe essere: “Come si comporterebbe un onnipotente agricoltore ucraino nel mondo comunista?”.

Come dice uno dei protagonisti di questa graphic novel, l’esistenza di Superman è la diretta negazione della teoria di Marx e la prova che gli uomini non sono tutti uguali. Questo paradosso mette il sistema sovietico di fronte alle sue contraddizioni evidenziando il suo reale funzionamento orwelliano; alcuni sovietici erano “più uguali di altri”.

Mark Millar, tuttavia, fugge dal riduzionismo. È Superman che narra la storia senza cadere in un diabolico ritratto dell’URSS. A differenza del Superman che conosciamo, il supereroe sovietico capisce che il modo migliore per usare i suoi poteri non è in modo individuale, privato o liberale, ma quello di metterli al servizio dello Stato. Come il resto del popolo sovietico, Superman lavora politicamente per il bene della nazione e dei lavoratori.

Compagno Segretario Generale

A differenza della storia del XX secolo, abbiamo di fronte un’Unione Sovietica che ha tra i suoi ranghi più alti la più grande icona pop americana e che vince la gara agli armamenti e alla conquista dello spazio. Come negli incubi occidentali degli anni ’60, il mondo capitalista si fa avanti negli Stati Uniti ed in Cile strizzando l’occhio a questi paesi del continente americano. Nella storia, l’eroico Nixon viene assassinato e Kennedy vive abbastanza a lungo da rovinare la sua eredità.

Tuttavia, il potere onnicomprensivo di Superman sembra più una distopia che un’utopia. Di fronte ai limiti che potrebbe avere un qualsiasi funzionario sovietico, dove finisce il potere dello Stato quando un uomo onnipotente sale al suo vertice?

Millar ci fa riflettere su un aspetto fondamentale: non importa quanto siano buone le intenzioni di chi lo possiede, il potere illimitato si trasforma in tirannia. Il compagno Superman utilizzerà tutti i metodi disponibili per reprimere la libertà caotica e instaurare un ordine perfetto, utilizzando anche il controllo mentale.

I rivali su misura di Superman: Red Son

Se l’Uomo d’Acciaio è l’eroe dell’URSS, Lex Luthor ha il compito di guidare la speranza americana, utilizzando anche dei metodi crudeli, se necessario. All’ordine tirannico, si contrappone il dissenso libertario di Batman e Wonder Woman ci mostrerà la delusione di vedere come il potere politico corrompe la buona volontà.

“Potrei occuparmi dei problemi di tutti se guidassi questo paese… E non c’è motivo per non farlo”.

-Superman in Superman: Red Son-

Superman col braccio sinistro alzato.

Superman: Red Son, molto più di una parodia

L’opera ha molte più virtù dei suoi eccellenti disegni e della sua agile narrazione. I continui ammiccamenti storici vanno oltre i personaggi e le loro visioni dinamiche. Forse, il suo maggiore pregio è il modo con cui l’autore riesce a catturare l’isteria della Guerra Fredda.

Superman si configura come un uomo con un super-odio, una super-vista, con la potenza di un missile nucleare e che incarna l’essenza del Grande Fratello. Superman: Red Son ci parla anche dell’ossessione di determinati settori della politica e della società americana nei confronti del crescente potere russo.

La riflessione politica, sebbene appena accennata, non è per questo meno interessante. Si può notare una certa dicotomia tra libertà e sicurezza; tema trattato più apertamente in opere come Watchmen o Civil War.

Superman, come immagine del potere statale, evidenzia sia i benefici che lo Stato può portare sia gli abusi che può generare. L’equilibrio ed il limite di questi due valori stimolano la riflessione del lettore. Non è un caso che il leader del mondo occidentale sia Lex Luthor, un cattivo egoista. La Guerra Fredda, inoltre, non è vista come un conflitto manicheo. La presenza del grigio, come colore intermedio, è una costante sia nella sceneggiatura che nei disegni.

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  • Millar, Mark (2003) Superman Red Son, DC Comics.