The Handmaid’s Tale: distopia e femminismo

· 20 agosto 2018

The Handmaid’s Tale è un romanzo pubblicato nel 1985 dalla scrittrice canadese Margaret Atwood. Nonostante sia un’opera degli anni ’80, la sua popolarità è cresciuta recentemente grazie all’omonima serie di HBO. Serie e libro presentano alcune differenze, ma in questo articolo non ci soffermeremo su ciò, bensì sul messaggio che l’opera vuole trasmettere tramite le riflessioni che sorgono a seguito della lettura del libro e della visione della serie.

The Handmaid’s Tale ci porta in un futuro non molto lontano, nel quale i diritti delle donne sono stati del tutto aboliti, si è verificata una regressione dei valori tradizionali portandoli all’estremo. Margaret Atwood ci immerge in un futuro spaventoso, soprattutto per le donne, al quale potremmo arrivare se ci lasciassimo guidare dalla paura. Un futuro che presenta alcune similitudini con il presente e con alcuni periodi passati, motivo per il quale possiamo osservare le vicende in modo critico.

La società in The Handmaid’s Tale

La società, del tutto patriarcale, è profondamente radicata nella religione; non a caso, riprende dei passi del Vecchio Testamento. Questa società non nasce dal giorno alla notte, ma cresce in modo progressivo come reazione a un sistema nel quale si è diffusa la paura; guerre, infertilità e una situazione limite faranno sì che il terrore si impossessi della popolazione e, di conseguenza, che i più conservatori acquisiscano potere e trasformino la società stessa.

Questa retrocessione fa perdere alle donne tutti i loro diritti e la loro unica funzione è quella di riprodursi. Nella parte alta della piramide di questa società troviamo gli uomini, per l’esattezza i comandanti; questi avranno tre donne a loro disposizione: la moglie, la cui unica funzione è quella di servire il marito; la marta, donna che si dedica esclusivamente ai lavori domestici; e, in ultima istanza, l’ancella, donna incaricata di procreare e dare quindi dei figli al legame coniugale del comandante.

Queste ancelle vestono di rosso, simbolo della fertilità; perdono il loro nome, che diventa Of (Di, in italiano) + il nome del comandante che servono, rendendo in questo modo esplicita la loro condizione di oggetto e il senso di possesso. Le ancelle non svolgeranno neanche la funzione di madri, poiché di questo si occupano le mogli; sono solo un utero fertile.

Donna seduta vicino alla finestra

Difred (ossia “di proprietà di Fred”) è la protagonista e la narratrice di questa storia; mediante dei flashback, ci introduce nel suo presente e nel suo passato. È lei che ci presenta questa società, che ci spiega come funziona. Lo Stato non vuole donne che pensano, non vuole che siano libere, le vuole solo per dare un seguito alla specie e, di conseguenza, assicurarsi il potere nel futuro. Difred non può decidere niente, la sua vita, i suoi vestiti, il suo corpo… dipende tutto dalla famiglia che serve come ancella.

Le ancelle possono avere rapporti sessuali con il comandante solo tramite una specie di rituale conosciuto come “la cerimonia”. In questa cerimonia partecipa anche la moglie del comandante, poiché deve assistere l’ancella e mettersi in una posizione precisa, affinché sembri che sia lei a essere fecondata. Le scene sono molto dirette e davvero inquietanti.

Le donne non possono pensare, parlare, leggere, uscire, decidere… hanno perso tutto, persino i loro nomi. The Handmaid’s Tale ci mette davanti a una realtà davvero dura e sgradevole, una società del tutto ermetica e terrificante, ma che non ci risulta né lontana né improbabile.

Uomo con abito elegante in camera da letto

Perché una distopia?

Negli ultimi anni il termine distopia sembra aver guadagnato terreno nel mondo del cinema e della letteratura. Ma sappiamo cosa significa? Potremmo dire che è il contrario di un’utopia, il peggior ritratto possibile di una società inesistente; fra le opere della prima metà del XX secolo, come 1984 di George Orwell o Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, ve ne sono alcune che fungono da referenti del genere distopico.

Questo genere, di solito trattato in fantascienza, trova le sue radici nell’attualità; in altre parole, si ispira alle possibili conseguenze negative che potrebbero derivare da comportamenti o tendenze attuali. Una distopia consiste, pertanto, nel portare una situazione all’estremo, allo scenario più orribile possibile per fare satira o criticare una realtà contemporanea. Ricorrendo a un’opera distopica, il nostro sguardo si fa critico verso il presente, verso la nostra realtà quotidiana.

Le distopie hanno acquisito molta popolarità, arrivando al mondo del fumetto con opere come V for Vendetta, a quello delle serie come Black Mirror, e ancora a quello del cinema. La verità è che, lungi dal metterci in imbarazzo o a disagio, sembrano piacerci sempre di più questi futuri irreali e terrificanti, dove i diritti delle persone sono stati del tutto negati ed eliminati. Ci invitano a riconsiderare la nostra situazione attuale, a “svegliarci”, mostrarci e lottare per i nostri diritti.

Gruppo di donne della serie viste dall'alto

The Handmaid’s Tale smonta l’idea che il patriarcato non possa mai più trionfare, affonda le sue radici nella distopia e ci presenta un futuro dei più spaventosi e angoscianti. Al giorno d’oggi, l’idea di una dittatura può sembrarci lontana in molti paesi, ma The Handmaid’s Tale denuncia il fatto che, persino nei paesi più sviluppati, non siamo mai del tutto esenti da un ritorno al passato, dal cadere ancora una volta in una dittatura.

La paura porta la popolazione a sostenere coloro che assicurano protezione e tranquillità, nonostante queste stesse persone possano vietare alcune delle libertà più fondamentali. E questo non lo vediamo solo nella distopia, la storia ha già dimostrato in molte occasioni che si tratta di qualcosa di possibile.

La società di The Handmaid’s Tale è del tutto controllata e oppressa: non c’è libertà di stampa, di espressione, né di pensiero e tutto ciò che osa svilupparsi o mostrarsi patirà conseguenze terribili. Margaret Atwood non dovette immaginare esseri fantastici, robot raccapriccianti né elementi fuori dal comune per plasmare nella sua opera un futuro più cupo. Per questo utilizza la distopia, per disegnare un mondo che non ci risulti così lontano e impossibile, per farci aprire gli occhi.

Donne sedute allineate che si guardano

Il femminismo in The Handmaid’s Tale

Il femminismo sorge come ricerca di uguaglianza fra uomo e donna, è l’opposizione a una gerarchia molto radicata che attribuisce benefici e superiorità all’uomo invece che alla donna. The Handmaid’s Tale ci presenta un mondo in cui il femminismo non esiste più, un mondo diametralmente opposto a queste idee, dove gli uomini non solo si trovano in una posizione di superiorità rispetto alle donne, ma sono anche l’unica autorità.

Trattandosi di un’opera distopica, possiamo dire che The Handmaid’s Tale è un invito a riflettere sul femminismo, un modo per ricordare la sua importanza e il valore dell’uguaglianza fra uomo e donna. Dopo molti anni di lotte per l’indipendenza della donna e per i suoi diritti, le donne di The Handmaid’s Tale diventano schiave in un mondo che pensavano non potesse tornare a esistere.

Un regime autoritario ci porterebbe alla servitù, alla perdita dei nostri diritti: una società patriarcale, un mondo ingiusto. The Handmaid’s Tale ci mostra tutto quello che non vogliamo essere, il luogo in cui non vorremmo mai andare e, in questo modo, ci rende consapevoli di quanto continui a essere necessaria ancora oggi la lotta per l’uguaglianza.

“Vivevamo, come al solito, ignorando. Ignorare non è come non sapere, ti ci devi mettere di buona volontà.”

The Handmaid’s Tale