Teoria comportamentale per spiegare la depressione

La teoria comportamentale di Fester cerca di spiegare la depressione come conseguenza, in qualche modo logico, della perdita di rinforzi. Ne parliamo nel seguente articolo, concentrandoci su quegli aspetti che possono aiutarci a comprendere meglio il disturbo.
Teoria comportamentale per spiegare la depressione

Ultimo aggiornamento: 24 febbraio, 2021

La depressione è uno dei disturbi psicologici più invalidanti che esistano e, sebbene possa sembrare paradossale, è anche uno tra i meno visibili, nonché difficili da spiegare. Prova a darne una descrizione esatta la teoria comportamentale di Fester.

I sintomi possono variare da uno stato d’animo tendente alla tristezza e alla mancanza di piacere per qualsiasi attività o situazione, fino alla più estrema inibizione motoria. Alcuni pazienti riportano anche sintomi di natura fisiologica, come mancanza di energia o di appetito, sintomi somatici o insonnia.

Nella letteratura scientifica troviamo diverse ipotesi al riguardo. Da quelle puramente biologiche, riferite allo squilibrio biochimico di alcuni neurotrasmettitori nel cervello, come la serotonina, fino a ipotesi di natura ambientale o psicologica.

Le teorie esplicative basate sugli aspetti biologici spiegano solo in minima parte i sintomi e i tipi di depressione esistenti. Inoltre, lasciano poco spazio all’intervento del paziente nel processo di guarigione.

Benché sia grazie a queste teorie che oggi possiamo beneficiare degli antidepressivi, sono comunque necessarie spiegazioni che aiutino i pazienti ad assumersi la responsabilità della propria malattia e a trovare il modo di aiutare se stessi.

In tal senso, la teoria comportamentale di Fester (1965, 1973) può aiutarci a capire che le condotte scarsamente rinforzate dall’ambiente, oltre all’evitamento o l’inibizione che si rispecchiano nel paziente, possano portarci a soffrire di uno stato depressivo.

Donna stanca.

La teoria comportamentale di Fester per la depressione

Charles Fester è stato uno dei primi psicologi a studiare il fenomeno depressivo in ambito clinico/sperimentale. Inoltre, esistono diversi altri approcci comportamentali basati sul suo lavoro.

L’idea di fondo è che esista un eccesso di comportamenti di evitamento o di fuga di fronte agli stimoli avversivi. Oltre a ciò, la teoria comportamentale di Fester descrive quattro elementi che, isolati o in interazione, potrebbero spiegare lo stato depressiva:

  • Cambiamenti inaspettati, improvvisi e rapidi dell’ambiente che provocano la perdita delle fonti di rinforzo o di stimoli discriminatori importanti per l’individuo.

Un esempio di ciò può essere la perdita del partner, fonte di rinforzo insieme a molti altri a esso collegati (amici comuni, tempo libero, figli, etc). A causa di un unico stimolo discriminatorio, ovvero la perdita del partner, la persona smette di svolgere attività per lei piacevoli perché svolte a suo tempo con il partner. Pertanto, i rinforzi si riducono ulteriormente, con la conseguente mancanza del piacere.

  • Programmi di rinforzo ad alto costo che richiedono importanti cambiamenti nel comportamento per produrre conseguenze nell’ambiente. Se una persona deve dedicare molto tempo e fatica allo studio per raggiungere un dato obiettivo e fallisce nell’intento, probabilmente svilupperà uno stato di apatia o di mancanza di volontà verso lo studio. L’energia richiesta è troppa a fronte di un risultato incerto.

Inoltre…

  • Assenza di repertori comportamentali, bloccati da spirali patologiche per cui lo scarso rinforzo positivo ostacola la condotta, che a sua volta impedisce alla persona di adattarsi. Se i nostri primi tentativi di trovare un partner non sono particolarmente positivi, potremmo adottare una condotta di evitamento riguardo alla possibilità di incontrare altre persone; ciò a sua volta riduce la possibilità che i contatti siano positivi. Questa riduzione delle opportunità genera una maggiore mancanza di rinforzo, chiudendo il circolo.
  • Repertori di osservazione limitati che possono portare le persone depresse a distorcere la realtà e a comportamenti scarsamente rinforzati. Per esempio, quando una persona si trasferisce all’estero, deve osservare e imparare dal nuovo ambiente per adattarsi a esso. In caso contrario, difficilmente otterrà i rinforzi che in un certo senso la “immunizzino” contro la depressione.
Uomo dallo psicologo.

Trattamento della depressione a partire dalla teoria comportamentale

Secondo la teoria comportamentale di Fester, molte delle condotte depressive spingono l’individuo a evitare stimoli avversivi o situazioni spiacevoli dai quali si aspetta un’ulteriore riduzione dei rinforzi positivi. In tal modo, questi comportamenti vengono mantenuti dai rinforzi negativi (la persona prova sollievo nel breve termine, quando evita qualcosa che potrebbe risultare spiacevole (anticipazione)).

Da questo punto di vista, il trattamento della depressione – naturalmente, quando non è una depressione di tipo endogeno – è mirato ad aumentare i rinforzi positivi che la persona può ottenere dal proprio ambiente e a ridurre i comportamenti di evitamento rispetto ai comportamenti potenzialmente rinforzanti.

Attività semplici e piacevoli, come incontrare gli amici per un drink, per la persona depressa possono rivelarsi vere e proprie imprese. Per tale ragione, lo psicologo dovrà studiare un piano di recupero dei rinforzi adattato alla persona. L’importante è non continuare a perdere rinforzi e dare valore ai piccoli progressi.

Cosa dice la ricerca?

Per la ricerca, l’attivazione comportamentale dovrebbe essere il primo intervento d’elezione in prima battuta. La chiave è interrompere il ciclo in cui è bloccato il paziente depresso, promuovendo lo svolgimento di attività che possano, gradualmente, fornire rinforzi e soddisfazione.

L’attivazione comportamentale viene condotta nei tempi che il paziente desidera e necessita. Non bisogna fissare obiettivi irrealistici che non possano raggiunti, in quanto ciò creerebbe maggiore disperazione e autocritica. Ogni piccolo passo in avanti è un grande risultato.

Man mano che l’intervento procede, la persona guadagna rinforzi e accetta le proprie emozioni negative, il suo umore migliora e, di conseguenza, anche la motivazione.

L’anedonia, l’anergia e l’apatia diminuiscono e il paziente inizia a star meglio. Tale attivazione influisce anche a livello cognitivo e sociale. Le anticipazioni pessimistiche del paziente diventano più realistiche e, di conseguenza, il suo ambiente, percependone il cambiamento, è più predisposto a essere inclusivo e ad accompagnare l’inerzia positiva.

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  • Belloch, A., Sandín, B. y Ramos, F (2008). Manual de psicopatología. Volúmenes I y II. McGraw-Hill.Madrid