Terapia non farmacologica per l’Alzheimer

· 13 Maggio 2019
Una delle forme di demenza senile più nota è quella dell'Alzheimer. In questo articolo presentiamo alcuni esempi di terapia non farmacologica che hanno dimostrato ottimi risultati

Prima di parlare della possibile terapia non farmacologica per l’Alzheimer, dobbiamo chiarire cosa si intende per demenza. Secondo la sua definizione ufficiale, la demenza è un progressivo deterioramento delle facoltà mentali che causano gravi disturbi comportamentali.

Ricalcando questo enunciato, potremmo dire che la demenza è una sindrome clinica che è data da cause diverse e coinvolge disturbi della memoria, della comunicazione, dell’attenzione, ma non solo. Di solito è cronica, determinando così una progressiva perdita di autonomia e qualità della vita in chi ne soffre.

Il morbo di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dalla presenza di disturbi a livello cognitivo e comportamentale. Questi, di solito, appaiono in maniera progressiva, con un maggior impatto nell’età adulta, soprattutto in età avanzata (come ribadiscono Valls-Pedret, Molinuevo e Rami).

Sebbene attualmente non esista un trattamento efficace capace di fermare definitivamente il decorso di questa malattia, sono stati sviluppati diversi interventi volti a rallentarli.

Tra questi trattamenti vi è anche la terapia non farmacologica per l’Alzheimer, caratterizzata da cure alternative in cui non vengono utilizzati farmaci, ma capaci di migliorare la qualità della vita dei malati.

La terapia non farmacologica aiuta gli anziani

Benefici della terapia non farmacologica

La terapia non farmacologica è in grado di produrre molteplici benefici per i pazienti, tra cui:

  • Allenamento e/o stimolazione delle capacità preservate.
  • Promozione dell’autonomia e dell’indipendenza del malato.
  • Miglioramento delle relazioni sociali.
  • Miglioramento del concetto di sé e dell’immagine di sé e, quindi, dell’autostima.
  • Aumento della qualità della vita del paziente e dei suoi immediati dintorni.
  • Emancipazione del malato.

“È necessario adattare la terapia al paziente e non il paziente alla terapia.”

-Louis Théophile Joseph Landouzy-

9 tipi di terapia non farmacologica per l’Alzheimer

1. Attività quotidiane

Il professionista valuta le prestazioni della persona colpita da demenza. Questa valutazione viene effettuata sia nelle attività di base, come in quelle strumentali o avanzate.

La valutazione varia a seconda del livello di dipendenza e della necessità di supporto richiesto dal paziente. L’obiettivo finale di questa terapia è ritardare o ridurre il deterioramento delle prestazioni delle attività di vita quotidiana (ADL).

2. Musicoterapia

Secondo la Federazione Mondiale di Musicoterapia (WFMT, 2011), la musicoterapia è “l’uso professionale della musica e dei suoi elementi come intervento in ambienti medici, educativi e di tutti i giorni con individui, gruppi, famiglie o comunità, cercando di ottimizzare la qualità di vita e migliorare la salute fisica e sociale, comunicativa, emotiva e intellettuale e il benessere generale.”

La musicoterapia può essere effettuata insieme ad altre terapie non farmacologiche, come la danza e la fisioterapia, concentrando le diverse discipline all’interno di sessioni congiunte. Il vantaggio è che verranno recepite come più dinamiche e stimolanti da parte del malato di Alzheimer. Occorrerà comunque tenere conto delle capacità di ciascun paziente, tutelando sempre il massimo livello di benessere.

3. Risoterapia

Le tecniche di risoterapia si basano principalmente sulla teoria della scarica e sulla teoria dell’incongruenza della risata. Promuove risate spontanee e genuine nei pazienti, anche se per riuscire nell’obiettivo spesso si parte da risate simulate o recitate.

Attraverso questa terapia non farmacologica per l’Alzheimer, vengono allenati molti aspetti della funzionalità, come l’espressione corporea, il gioco, la danza, la respirazione. Il principale beneficio consiste nell’alleviare le situazioni stressanti che possono essere generate dalla malattia.

4. Stanza multisensiorale Snoezelen

Vi presentiamo ora una terapia di stimolazione sensoriale sviluppata dalla nota terapeuta americana Anne Jean Ayres (1920 – 1988). L’obiettivo di questa speciale camera è il rilassamento attraverso i sensi e l’interazione della persona con l’ambiente.

La stanza Snoezelen è un ambiente che, attraverso gli stimoli, induce un grande senso di benessere.

5. Terapia di reminiscenza

È una delle terapie non farmacologiche preferite tra i terapeuti, anche nel nostro paese. Funziona attraverso la memoria episodica e autobiografica dell’utente, aiutandolo a ordinare i ricordi.

Gli specialisti ricorrono a risorse come fotografie, musica, giornali e molti altri supporti. Questo guida il paziente fino a ricongiungere momenti molto particolari della sua vita. Avrà così la possibilità di rivivere aspetti emotivi della sua memoria. Parliamo di sensazioni, sapori, odori, eventi importanti, etc.

Anziano legge una rivista

6. Terapia di orientamento alla realtà

L’obiettivo principale di questa terapia non farmacologica per l’Alzheimer è che la persona diventi consapevole della propria realtà. Per raggiungere questo interessante traguardo, il malato viene guidato in tre aree fondamentali. Esse sono tempo, spazio e persona.

Ciò consentirà al paziente una maggiore comprensione di ciò che sta accadendo. Si tratta di uno strumento molto utile per mantenere la percezione del controllo.

7. Intervento Assistito con Animali da compagnia (IAA)

La terapia con animali domestici produce grandi benefici a livello emotivo, sociale, funzionale e cognitivo. Migliora l’umore, la salute fisica e psicologica, la psicomotricità, ecc. dei malati di Alzheimer. Inoltre, è un ottimo sistema per sconfiggere la sensazione di solitudine e i possibili episodi di depressione.

8. Terapia occupazionale (TO)

Chiamata anche ergoterapia, la terapia occupazionale interviene sulla riabilitazione delle abilità cognitive, fisiche e sociali dell’individuo. Viene sviluppata occupando il tempo in diverse attività volte alla produzione fisica, come l’artigianato o il bricolage.

9. Riabilitazione, stimolazione e allenamento cognitivo

Sebbene simili, queste tre terapie hanno un obiettivo diverso.

  1. Nella riabilitazione cognitiva rientrano quelle attività volte a ripristinare le funzioni mentali danneggiate. Il danno in questione può essere dovuto a cause diverse: trauma cranico, lieve deterioramento cognitivo, depressione, etc.
  2. La stimolazione cognitiva è quel processo attraverso il quale si svolgono le attività che puntano a ritardare il declino cognitivo. Un esempio potrebbe essere quando una persona inizia a notare un cattivo o insolito funzionamento della memoria.
  3. L’allenamento cognitivo è un insieme di attività che mirano a ottimizzare o mantenere le prestazioni cognitive. È un buon metodo per prevenire futuri danni cognitivi e migliorare la cosiddetta riserva cognitiva.
Ecco la terapia non farmacologica

È necessario tenere presente che le terapie non farmacologiche devono essere condotte da professionisti qualificati. Ovviamente, prima di iniziare uno di questi trattamenti alternativi sarà necessario valutare caratteristiche e peculiarità del singolo quadro clinico.

Sappiamo, purtroppo, che non esiste un trattamento capace di sconfiggere definitivamente o far regredire la malattia. La terapia non farmacologica per l’Alzheimer, tuttavia, offre benefici estremamente preziosi: un miglioramento sostanziale della qualità di vita. Un vero e proprio regalo per tutti coloro che soffrono di Alzheimer.

  • Tipos de Terapia no farmacológica. Recuperado el 21 de de Febrero 2019 de http://www.crealzheimer.es/
  • Valls-Predet, C., Molinuevo, J L. y Rami, L. (2010). Diagnóstico precoz de la enfermedad de Alzheimer: fase prodrómica y preclínica. Revista Neurol 51, 471-80.
  • World Federarion of Music Therapy. Recuerado el 21 de Febrero de 2019 de https://www.wfmt.info/wfmt-new-home/about-wfmt/