Terapie non farmacologiche e altri segreti per essere felici

6 febbraio 2017 in Psicologia 693 Condivisi

Se avete vissuto o state vivendo un momento di crisi, vi invitiamo a prestare attenzione all’articolo di oggi, dedicato alle varie tecniche esistenti per migliorare la qualità di vita di una persona, malata o meno.

Queste tecniche possono rivelarsi perfette per complementare il trattamento farmacologico prescritto dal medico, o, se non si è malati, per ritrovare stimoli nella vita. Tutto questo rientra nel quadro delle terapie non farmacologiche: la meditazione, il reiki, la musicoterapia…

Oggi scopriremo insieme queste terapie e analizzeremo brevemente l’impatto che hanno sul nostro benessere fisico e psicologico. Su questa linea, per cominciare, definiremo cosa si intende per benessere e cosa lo differenzi dal concetto di salute.

Cosa sono le terapie non farmacologiche?

L’approccio abituale riservato alla cura delle malattie è, per tradizione, quasi sempre farmacologico. In altre parole, nei momenti di crisi, il malessere e le malattie vengono spesso risolti tramite l’assunzione di pillole.

Per fortuna questo modo di pensare si è evoluto: ad oggi si crede che seppur in molti casi il trattamento farmacologico sia necessario, esso non sia sempre sufficiente o quantomeno non la soluzione migliore per incrementare la qualità di vita del paziente. Di contro, pratiche quali la meditazione sono sempre più utilizzate per complementare i possibili trattamenti farmacologici.

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In questo senso, è bene chiedersi fino a che punto le tecniche non farmacologiche riescano ad incidere sulla qualità di vita del paziente o sulla sua percezione di benessere, e di conseguenza, sulla sua salute fisica – attraverso l’impatto che producono sul sistema immunitario. In caso di riscontri positivi, ci si chiede anche quali siano le concrete possibilità che simili tecniche vengano adottate in centri specifici o incluse nei vigenti programmi terapeutici.

Nonostante gli sviluppi e i progressi al riguardo siano quasi una novità, e, per certi versi, appaiano persino inquietanti, già nel 1977 Engel espresse la necessità di passare da un modello bio-medico ad uno bio-psico-sociale. Lo psichiatra esprimeva l’idea che ciascun fenomeno importante relativo alla salute implichi la presenza di tanti aspetti biologici quanti psicologici o di carattere sociale.  

Cosa si intende per benessere?

È possibile concettualizzare il benessere come l’insieme di atteggiamenti e comportamenti che migliorano la qualità di vita, favorendo il conseguimento di uno stato di salute ottimale (Donatelle, Snow & Wilcox, 1999). In altre parole, un processo attivo volto a migliorare il nostro stile di vita in tutte le sue dimensioni.

Ed ecco che entrano in gioco le terapie non farmacologiche, rendendo il singolo individuo l’attore principale della sua stessa salute attraverso l’adozione di sane abitudini derivanti da un adeguato livello di adattamento ed integrazione delle dimensioni fisiche, mentali, sociali, spirituali ed emotive a qualsiasi stadio di salute o malattia. Si può, dunque, sperimentare il benessere sia da sani sia da malati.

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Simili scoperte non sono di grande importanza per la medicina clinica, quanto più per noi stessi. Esse, infatti, ci aprono le porte verso nuovi cammini, dandoci la possibilità di utilizzare il trattamento psicologico come metodo di prevenzione della malattia.

Come influisce lo stress su di noi?

Oltre ad influire di molto sulla nostra salute, la nostra personalità e le nostre esperienze emotive rappresentano il modo in cui mettiamo in relazione la malattia con lo stress psicologico. Quest’ultimo influisce sui meccanismi di risposta del nostro sistema immunitario e sulla conseguente contrazione di malattie.

Situazioni stressanti per l’individuo, come il lutto, lo stress e il divorzio, possono generare sentimenti negativi quali depressione, paura, perdita di speranza… Simili situazioni attivano il sistema nervoso centrale (SNC) e il sistema nervoso autonomo (SNA), alterando la reattività del nostro sistema immunitario e facendo dunque breccia nelle nostre difese.

Attualmente, è possibile mettere in pratica strategie per gestire gli effetti dello stress. Svariati studi hanno analizzato l’applicazione di terapie alternative volte a minimizzare gli effetti dello stress e ad aumentare il benessere della persona. Fra queste troviamo la musicoterapia, il reiki, lo yoga, la visualizzazione, l’attività fisica, la psicoterapia, ecc.

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Entrate in connessione con voi stessi grazie alla meditazione

Meditate? Avete dubbi sull’efficacia di queste pratiche? Vorreste sapere quali studi sono stati realizzati al riguardo? Adesso risponderemo a tutte queste domande. Per farlo, tuttavia, è bene sottolineare che esistono tantissime tecniche che oggi non avremo tempo di citare. Ci concentreremo dunque su: reiki, musicoterapia, meditazione, agopuntura, risoterapia.

Al giorno d’oggi sono particolarmente diffuse pratiche orientali come la meditazione o lo yoga. Yadav e altri collaboratori hanno realizzato uno studio che ha coinvolto 86 pazienti con malattie croniche. Tutti i partecipanti sono stati inclusi in un programma di intervento basato su yoga, discussioni di gruppo e informazione sulla gestione dello stress. Gli studi hanno mostrato una discesa nei livelli di cortisolo, un aumento delle beta-endorfine ed una riduzione nei livelli di interleuchina e di necrosi tumorale dopo soltanto dieci giorni di intervento.

https://youtu.be/-BacXMXwtjs

Per quanto riguarda le principali idee ricavate dai risultati di svariate ricerche e della loro interpretazione, è possibile sintetizzare le seguenti affermazioni:

  • Le terapie non farmacologiche evidenziano un aumento nei livelli di immunoglobuline che incide sul benessere del paziente, sia se utilizzate come terapia base sia come complemento al trattamento farmacologico.
  • È stato dimostrato anche che le terapie non farmacologiche riducono i livelli di stress attraverso la diminuzione dei livelli di cortisolo.
  • Tuttavia, poiché si tratta di un campo di ricerca piuttosto nuovo, i limiti sono tanti. Per l’applicazione di queste tecniche, infatti, va sempre tenuto conto delle differenze tra i pazienti stessi e le varie malattie. Per questo motivo, sono ancora pochi i dati su cui far riferimento per la realizzazione di nuovi studi.
  • Tutto ciò rende facile confondere il risultato di tecniche non farmacologiche con l’effetto placebo generato dalle aspettative positive del terapeuta, le quali generare un inautentico senso di guarigione del paziente.

In ultimo, vi lasciamo il link di un progetto britannico riguardante una terapia di memoria che mira a creare liste di riproduzione musicali significative per i pazienti affette da Alzheimer.

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