Terapie shock: benefici e rischi

11 aprile 2018 in Psicologia 0 Condivisi

L’etichetta di terapie shock comprende diverse terapie molto diverse tra loro. Il punto comune, come suggerisce il nome, è che producono un impatto molto forte: si tratta di uno stimolo che deve essere in grado di indurre un cambiamento nella persona che vi è esposta.

A quanto pare, furono gli antichi greci i primi a sperimentare le terapie shock. Sottoponevano a trattamenti di questo tipo le persone che presentavano un elevato stato di agitazione. Secondo alcune fonti, l’ansia veniva curata inducendo l’affogamento. Da ciò si stabilì il discutibile principio secondo cui un’esperienza emotiva forte sia capace di cancellarne un’altra antecedente problematica.

 “Il timore acuisce i sensi. L’ansia li paralizza”.

Kurk Goldstein-

Le terapie shock vengono dalla psichiatria. Per prima cosa furono istituite le terapie di shock insulinico e con cardiazol. A quanto pare, la somministrazione di una dose superiore di queste sostanze generava miglioramenti nei pazienti mentali. Più avanti furono introdotti gli elettroshock, un trattamento fortemente controverso, ma che viene ancora utilizzato.

Con il tempo sono apparse diverse tecniche che nell’insieme vengono definite come terapie shock. Queste vanno dal camminare su braci ardenti fino ad annunciare pubblicamente e a volto scoperto i propri errori. Il principio è sempre lo stesso: esporre il paziente a un’esperienza emotiva molto intensa allo scopo di mutarne la condotta.

Un po’ di storia sulle terapie shock

Non è facile valutare la pertinenza e l’efficacia delle terapie shock. È chiaro che quando una persona si sottomette a un’esperienza che rasenta il traumatico, affronterà un cambiamento. La domanda è se tale cambiamento risolve davvero il problema che si intende correggere e, qualora lo faccia, se sarà duraturo.

Donna terapie shock

Esistono vari aspetti controversi attorno alla storia delle terapie shock. Nel XVI secolo si incominciò a farne uso per trattare le malattie mentali. I dati a sostegno della loro efficacia non appaiono molto affidabili, poiché le analisi non furono mai sistematizzate né trattate in termini prettamente scientifici.

In seguito, il neurologo italiano Ugo Cerletti, fece una curiosa osservazione: notò che i maiali diventavano molto più docili se, prima di essere portati al mattatoio, venivano sottoposti a una scossa elettrica. Ebbe l’intuizione che una simile pratica potesse essere applicata anche all’uomo, portando alla nascita degli elettroshock.

Benefici e rischi delle terapie shock

Le terapie shock classiche esistono ancora e continuano a generare controversie. Secondo molti, causano un danno cerebrale che porterebbe alla scomparsa di alcuni stati di agitazione psicotica. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, per non dire in tutti, il prezzo da pagare è fin troppo alto.

Alcuni casi documentano che le terapie shock hanno provocato lesioni permanenti o arresti cardiorespiratori. In altre parole, possono portare le persone al decesso. In alcuni casi la persona è entrata in stadio vegetativo dopo essere stata sottoposta a questi trattamenti.

Gli elettroshock vengono impiegati ancora oggi principalmente per casi di profonda depressione. Esiste un buon numero di persone che assicurano di aver ricevuto dei benefici dopo simili trattamenti. È possibile, ma è probabile anche che un paziente si sottoponga a simili trattamenti come una severa punizione verso se stesso, e che per questo inibisca certe condotte che i medici non vogliono che presenti. A ogni modo, il dibattito è ancora aperto.

Le terapie shock e la psicologia

Esistono terapie shock molto più inoffensive. Gli psicologi le usano principalmente per trattare le fobie. In questi casi, si tratta di esporre il paziente, in maniera diretta, alle sue stesse paure. Si fa pressione sulla persona affinché lo faccia, ma al tempo stesso lo si accompagna.

Chi ha subito un trattamento di questo tipo afferma di aver sperimentato una vera e propria agonia prima di essere esposto alla paura che lo tormenta. Ciò nonostante, una volta davanti a essa e raccolto il coraggio per non scappare, l’effetto è tutto opposto. Si riempie di benessere e si ricarica di fiducia in se stesso. In generale, quando si parla di terapia shock basta una sola esposizione affinché la fobia sparisca, cosa che non avviene con l’esposizione progressiva.

Come per tutte le questioni umane, anche in questo caso non si può dire l’ultima parola. In psicologia non c’è nulla che possa essere considerato come verità assoluta. Ognuno di noi è un mondo a sé. Ciò che potrebbe essere vantaggioso per qualcuno potrebbe rivelarsi disastroso per un altro. Per questo motivo, le terapie shock può essere deciso senza una valutazione profonda del caso.

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