Tiresia, il mito del veggente cieco

24 Gennaio 2020
Tiresia è un veggente della mitologia greca... in pieno contrasto con la sua cecità fisica. Ha ispirato molti altri miti, come quello di Narciso, e oggi ci soffermeremo sulla sua figura.

Il mito di Tiresia è estremamente interessante per il suo approccio alla sessualità. Seppur incentrata sulla veggenza, la sua storia parla anche di transessualismo, di piacere femminile, di vouyerismo, ed è legata anche al celebre complesso di Edipo.

Tiresia fu il più importante veggente della mitologia greca. Compare in innumerevoli episodi, opere diverse, scritte da vari autori. La sua figura è stata utilizzata anche in opere posteriori, alcune delle quali contemporanee.

La caratteristica più evidente di Tiresia è, probabilmente, la sua condizione di cecità. Poteva vedere il futuro, ma era fisicamente cieco. Era proprio in questo modo che i Greci plasmavano il significato ultimo della tragedia: situazioni paradossali, senza via d’uscita, nelle quali un dono implicava sempre un castigo, e viceversa.

“La mia chiaroveggenza diventa ignoranza durante la veglia.”

-Julio Cortázar-

Tempio greco

L’origine di Tiresia

Il mito dell’origine di Tiresia è uno tra quelli con più versioni disponibili: è probabile che ne esistano più di 15 diverse. Qui ci concentreremo su due delle più note.

Entrambe concordano sul fatto che il veggente fosse il figlio della ninfa Cariclo e di Evereo. Le due versioni differiscono sulla causa per cui divenne cieco e, allo stesso tempo, veggente.

Una versione sostiene che Cariclo, madre di Tiresia, fosse una delle amiche intime di Atena, dea della saggezza. Le due erano solite fare il bagno nude in una fonte presso il Monte Elicona. Un giorno Tiresia si recò a caccia nella foresta e, senza volerlo, vide le due donne nude.

Atena si arrabbiò e lo punì immediatamente, privandolo della vista. Cariclo difese il figlio affermando che aveva semplicemente visto ciò che gli si presentava davanti agli occhi, senza cattive intenzioni.

Tuttavia, nessun mortale poteva vedere una divinità nuda, motivo per cui Atena non gli restituì la vista, ma in compenso gli concesse il dono della chiaroveggenza. Gli assicurò che non lo avrebbe perso nemmeno da morto.

La transessualità di Tiresia

La seconda versione del mito narra che mente Tiresia camminava tra i campi vide due serpenti che si accoppiavano. Tentò quindi di separarli colpendoli con forza, al punto da uccidere la femmina. A causa di ciò, Tiresia divenne donna.

Sette anni dopo accadde un fatto simile. Sorprese nuovamente due serpenti impegnati nell’accoppiamento e li colpì con un bastone, ma stavolta uccise il maschio. In seguito a ciò, tornò uomo. Dopo tali incidenti, Zeus e sua moglie Era iniziarono un’accesa discussione su chi provasse più piacere sessuale: se gli uomini o le donne.

Giacché Tiresia possedeva entrambi i sessi, gli dei lo consultarono, in modo che contribuisse con la sua esperienza diretta alla soluzione del contrasto. Tiresia rispose alla loro domanda dicendo la donna provava più piacere.

La risposta fece infuriare Era, che provò imbarazzo e si sentì umiliata di fronte al marito. Quindi punì il mortale togliendogli la vista, ma Zeus, in compenso, gli concesse il dono della divinazione.

Zeus
Zeus

Alcune leggende dell’indovino

Tiresia fu protagonista di alcune delle più importanti storie della mitologia greca. Fu lui a predire un futuro infausto per Narciso. Quando la madre di quest’ultimo lo interrogò sul destino del figlio, l’indovino predisse che sarebbe vissuto a lungo, a patto che non guardasse la propria immagine riflessa.

Il veggente compare anche nella tragedia del re Edipo. Egli decide di consultarlo a seguito di una pestilenza che aveva colpito Tebe. Il re interrogò l’Oracolo di Delfi il quale rispose che il male era dovuto al disonore causato dall’omicidio del precedente re, Laio. E che se non si fosse purificato il crimine, la peste non sarebbe cessata.

Edipo non sapeva che sarebbe stato lui, in prima persona, a uccidere Laio, che in realtà era suo padre; né che avrebbe sposato sua madre. Ecco perché chiese poi a Tiresia di rivelargli il nome dell’assassino. Questi, inizialmente, non volle collaborare, ma alla fine cedette alla tortura a cui fu sottoposto. Rivelò,l pertanto, che l’assassino era lo stesso Edipo. Ma il re non gli credette e lo cacciò dal palazzo; successivamente, comprese tutto e si cavò gli occhi.

Gual, C. G. (1975). Tiresias o el adivino como mediador. Emerita, 43(1), 107-132.