Trasgredire la quarantena: la reattanza

24 aprile, 2020
Nel 1966 Brehm analizzò le conseguenze della limitazione della libertà, coniando il termine "reattanza psicologica". È quanto si sta verificando in molti casi durante l'attuale stato di isolamento domiciliare.

Le attuali misure di contenimento per rallentare il contagio da coronavirus stanno dando i risultati sperati. Ciò nonostante, alcune persone continuano a trasgredire la quarantena. Lo dimostrano le numerose multe di questi giorni. Casi isolati di irresponsabilità o vittime della reattanza psicologica?

Dopo aver seguito l’evoluzione dell’epidemia in Cina, il 30 gennaio 2020 sono stati confermati i primi due casi di Coronavirus in Italia, una coppia di turisti cinesi dimessi dall’ospedale il 26 febbraio. Abbiamo accolto questa notizia con relativa calma, sebbene il giorno dopo il Consiglio dei ministri dichiarasse lo stato di emergenza sanitaria per epidemia da nuovo Coronavirus.

Da allora il numero dei contagi è iniziato ad aumentare in modo esponenziale portandoci alle attuali misure di quarantena. Le prime a essere chiuse sono state le scuole di ogni grado e le attività di svago; poi sono stati sospesi gli eventi. È stato incoraggiato il telelavoro, quando possibile.

Queste prime misure, tuttavia, non hanno dato i risultati sperati. Si è giunti, quindi, all’attuale lockdown, al divieto di uscire di casa tranne nei casi di prima necessità come la spesa, il lavoro, la cura delle persone anziane o motivi di emergenza.

Donna con la mascherina alla finestra

Come abbiamo reagito alle restrizioni: primi indizi di reattanza psicologica

Le misure di contenimento, in Italia come negli altri paesi, sono state seguite dallo stesso modello di risposta. La prima reazione è stato l’assalto ai supermercati e l’esaurimento di mascherine, guanti e gel idroalcolici.

Questa risposta obbedisce alla paura di un isolamento totale, dell’impossibilità di fare la spesa in caso di contagio maggiore o al timore di un esaurimento delle scorte.

Un altro tipo di risposta, con effetti peggiori, è stata la tendenza a prendere sotto gamba le restrizioni, soprattutto nei primi momenti quando erano meno serrate.

Con la sospensione delle lezioni, i ragazzi hanno affollato locali, discoteche e terrazze per godere dell’inaspettato tempo libero. Intere famiglie, vedendo nella sospensione del lavoro la possibilità di fare vacanza, si sono mosse verso le seconde case.

Trasgredire la quarantena: perché?

Nel 1966 Brehm analizzò le conseguenze della limitazione della libertà, coniando il termine “reattanza psicologica”. La reattanza è una reazione motivazionale o emotiva che l’essere umano sviluppa quando vede la propria libertà limitata o minacciata. L’obiettivo è recuperare libertà d’azione.

De Charms sosteneva che il bisogno di comportarsi in modo libero (bisogno di autodeterminazione) è una motivazione primaria e, pertanto, quando negata, si produce una reattanza psicologica. Questa dipende da diversi fattori:

  • Aspettative. A una maggior sensazione di libertà corrisponde una più intensa reattanza psicologica di fronte a una limitazione. “Nessuno immaginava che potessero vietarci di uscire di casa”.
  • Importanza attribuita alla libertà. Se la libertà è un valore importante per il soggetto, la sua limitazione causerà una maggiore reattanza psicologica. “Cosa c’è di meglio che uscire il venerdì sera con gli amici dopo una settimana difficile?”.
  • Forza della minaccia. Maggiore la forza, più grande è la reazione. “Possiamo sopportare una sospensione degli eventi, ma non che ci vietino di uscire”.
  • Proporzione delle libertà negate: maggiore è il numero di comportamenti precedentemente percepiti come liberi e ora limitati, maggiore è la resistenza. “Non solo ci vietano di andare a lavorare, ma anche al cinema o a prendere un caffè al bar”.
  • Legittimità della fonte di limitazione. Di solito la legittimità tende a ridurre la reattanza psicologica, ma in alcuni casi ha effetti contraddittori, come si vide con le prime misure e le critiche alla gestione della situazione da parte del governo.
Uomo preoccupato con mani incrociate

Ripristinare la libertà perduta: in che modo rispondiamo?

Ecco alcune modalità comuni per recuperare la libertà negata:

  • Ripristino diretto. Vale a dire, fare esattamente ciò che ci è stato vietato o, per lo meno, produrre un comportamento associato. Per esempio, se non si può andare al bar, si organizza un aperitivo in strada.
  • Ripristino indiretto. In questo caso si mettono in atto comportamenti equivalenti o tesi a dimostrare che si è capaci di fare ciò che viene proibito. Se il divieto è di uscire a fare una passeggiata, vado al supermercato più distante per riprendermi questa libertà negata.
  • Risposte soggettive. Questo spiega perché inevitabilmente percepiamo un comportamento proibito come più desiderato e importante. È il classico “non apprezzi quello che hai fino a quando non lo perdi” o, meglio “apprezziamo ciò che abbiamo, ma mai avremmo pensato di perderlo”. Non si valuta abbastanza una serata con gli amici fino a quando qualcuno non te la impedisce.
  • Ostilità e aggressività nei confronti della fonte di limitazione: che sorga o meno, dipende dai fattori sopra descritti. La privazione della libertà è comunque sempre accompagnata da malessere.

Questa situazione finirà e tutto tornerà alla normalità. Per il momento, dobbiamo combattere la nostra reattanza psicologica evitando di trasgredire la quarantena. Insieme possiamo frenare la curva del contagio e salvare vite.