Tripanofobia, la paura degli aghi

17 ottobre, 2020
Conoscete la tripanofobia o paura degli aghi? In questo articolo descriviamo i sintomi, le cause più comuni e i trattamenti maggiormente impiegati per superarla. 

La tripanofobia o belonefobia o, più semplicemente, paura degli aghi è una fobia molto diffusa. Alcuni autori preferiscono, in realtà, distinguere la belonefobia, ovvero la paura degli aghi, dalla tripanofobia, la paura delle iniezioni. In questo articolo useremo il termine tripanofobia per indicare entrambe.

In cosa consiste, quali sono i sintomi e le possibili cause? Risponderemo a queste domande e, infine, parleremo delle due psicoterapie più efficaci nel trattamento delle fobie specifiche.

Donna si copre il volto durante iniezione perché soffre di tripanofobia.

La tripanofobia è una specifica fobia (un disturbo d’ansia). È caratterizzata da paura eccessiva, intensa e irrazionale degli aghi e delle iniezioni.

Sebbene sia vero che gli aghi possano fare male se usati in modo improprio, come avviene in tutte le fobie specifiche, il timore in questo caso è sproporzionato.

Chi soffre di tripanofobia non riesce a donare sangue, farsi un tatuaggio, ricevere un vaccino… Se lo fa, prova un’ansia opprimente.

Come abbiamo appena detto, uno dei problemi legati a questa fobia è l’interferenza nella vita quotidiana. Oltre a ciò, la paura degli aghi produce un forte senso di malessere.

Stimolo fobico: cosa si teme precisamente?

In tutte le fobie specifiche lo stimolo fobico è ciò che causa l’ansia o la paura intensa. Nel caso della tripanofobia, l’ansia viene scatenata dagli aghi, dalle siringhe o dalla possibilità di sottoporsi a un vaccino.

In alcuni casi anche da tutti gli elementi che possono avere una relazione con l’ago o la siringa: l’odore di ospedale, la vista di una barella o di materiale chirurgico, ecc.

Sintomi della tripanofobia

Secondo i criteri del DSM-5 (2014), ovvero il manuale diagnostico dei disturbi mentali, i sintomi sono i seguenti:

  • Paura intensa degli aghi o delle iniezioni.
  • Desiderio di evitare le situazioni in cui sono presenti questi oggetti (oppure resistenza con forte disagio).
  • Malessere significativo dal punto di vista clinico e interferenza nella vita quotidiana.

Possiamo specificare in modo ulteriore i sintomi di questa malattia e raggrupparli in tre categorie:

  • Fisici: mancanza d’aria, nausea, vomito, vertigini, mal di stomaco.
  • Cognitivi: pensieri catastrofici e irrazionali associati agli aghi, pensieri di morte, confusione, ecc.
  • Comportamentali: evitamento dello stimolo temuto.

Ma quando si avvertono i sintomi? Essenzialmente quando si pensa agli aghi, si vedono o si toccano durante una visita dal dentista, un prelievo, ecc. Vale a dire, ogni volta in cui ci si trova in una situazione (reale o immaginaria) collegata agli aghi.

A seconda dell’intensità della fobia, i sintomi possono sorgere o meno in determinati contesti. Alcune persone accusano i sintomi al solo pensiero dell’ago, altre quando vi entrano in contatto.

Cause della tripanofobia

Sono diverse le cause che possono spiegare la paura degli aghi. Una delle più comuni è un’esperienza traumatica in cui era presente un ago (per esempio, un piccolo incidente durante un prelievo di sangue).

Ciò è spiegato dall’apprendimento associativo – condizionamento classico: la nostra mente finisce per associare uno stimolo ad una risposta negativa. Una figura chiave in tal senso fu lo psicologo americano John Watson che negli Anni ’20 indusse una fobia verso un topo bianco in un ragazzo di nome Albert.

Ma le fobie possono essere acquisite anche attraverso un condizionamento vicario, per esempio vedere un familiare che soffre intensamente della stessa. Infine, alcuni autori affermano che l’essere umano sia biologicamente programmato (o predisposto) per sviluppare alcunie fobie (soprattutto quelle che hanno permesso ai nostri antenati di sopravvivere).

Secondo questa teoria, con le fobie manifestiamo una risposta di lotta o fuga, comportamento che ci salva in quanto specie. In effetti, le paure risiedono allo stato latente in aeree molto primitive del cervello.

Trattamento

Dalla psicologia clinica, i due trattamenti per eccellenza (ovvero i più efficaci) per le fobie specifiche sono la desensibilizzazione e la terapia cognitiva.

Desensibilizzazione

Consiste nell’esporre il paziente allo stimolo fobico attraverso una gerarchia di elementi, ovvero in modo progressivo. La gerarchia viene decisa dal terapeuta insieme al paziente.

In caso di paura degli aghi, il paziente viene esposto all’oggetto fobico in questione. Prima di tutto, gli si chiede di pensare agli aghi attraverso immagini e filmati, etc. In questo modo potrà gradualmente avvicinarsi a essi, toccarli, ecc, fino a quando riuscirà a sopportare un’iniezione. Lo scopo ultimo è che il soggetto riesca ad affrontare la situazione senza provare ansia.

La terapia cognitiva

Attraverso la terapia cognitiva, e in modo più specifico con la ristrutturazione cognitiva, si intende modificare i pensieri irrazionali e catastrofici nei confronti dell’oggetto della fobia, in questo caso gli aghi.

Consiste nel sostituire pensieri come “non posso sopportare il dolore causato dall’ago” o “mi farò male” con pensieri più realistici e funzionali.

Psicologa e paziente durante la seduta.

Tripanofobia e altre paure collegate

Spesso la paura degli aghi è associata ad altre fobie come l’emofobia (paura del sangue) o l’aichmofobia (paura degli oggetti appuntiti). Questo vuole dire che se si soffre di tripanofobia, è probabile che compaiano anche queste altre paure, essendo l’associazione o la generalizzazione molto semplice.

Nel caso dell’emofobia o dell’aichmofobia, i trattamenti psicologici utilizzati saranno gli stessi della tripanofobia, sebbene adattati alla fobia specifica.

D’altra parte, sebbene la terapia cognitiva e la terapia dell’esposizione si siano dimostrato le più efficaci per questi disturbi, esistono valide alternative come la psicoeducazione, la mindfulness o la terapia cognitivo-comportamentale. L’importante sarà sempre rivolgersi a uno specialista, per l’esattezza a uno psicologo clinico).

“Niente nella vita va temuto. Deve essere solo compreso.”

– Marie Curie –

  • American Psychiatric Association –APA- (2014). DSM-5. Manual diagnóstico y estadístico de los trastornos mentales. Madrid: Panamericana.
  • Caballo (2002). Manual para el tratamiento cognitivo-conductual de los trastornos psicológicos. Vol. 1 y 2. Madrid. Siglo XXI (Capítulos 1-8, 16-18).
  • Pérez, M., Fernández, J.R., Fernández, C. y Amigo, I. (2010). Guía de tratamientos psicológicos eficaces I y II:. Madrid: Pirámide.