Un cortometraggio sul valore delle piccole cose

· 17 marzo 2016

Se vi parliamo di film d’animazione che ha come protagonisti dei robot, siamo sicuri che penserete subito a WALL-E. Ebbene, speriamo che dopo aver visto questo cortometraggio che vi presentiamo di seguito, troverete uno spazio nel vostro cuore anche per qualcuno chiamato Bibo, e che imparerete a valorizzare le piccole cose.

Bibo è un vecchio robot, che vive una routine sempre uguale, che lo obbliga a continuare a vivere. La sua esistenza è retta da piccole cose, che gli danno la forza di vivere e di respirare… Bibo vende gelati e ama il suo lavoro, poiché fa felice qualcuno: una bambina.  

Bibo è un cortometraggio con una musica evocatrice e un messaggio che non vi lascerà indifferenti. Le piccole cose che un robot realizza ogni giorno non sono solo il motivo per cui lui continua ad esistere, ma anche il senso della sua stessa esistenza.

In realtà, siamo sicuri che dopo aver visto questo cortometraggio, vi farete molte domande, perché i creatori di questo capolavoro hanno scelto con attenzione il loro personaggio, così come il contesto in cui farlo muovere.

In un certo senso, i robot sono quegli esseri apparentemente artificiali e senza vita che, in un futuro, saranno costretti ad imitare tutte le nostre azioni e perché non dirlo, anche le nostre emozioni. Vi invitiamo a riflettere su quest’argomento.  

La vita immaginaria di Bibo: una storia sulla condizione umana

bibo pensa

Bibo vive in un mondo solitario, meccanico ed estremamente artificiale. In realtà, il nostro amico e unico protagonista della storia vive in un mondo immaginario in cui solo la routine dei piccoli gesti che realizza ogni giorno gli permette di andare avanti. Anche la felicità.
Bibo si trova sospeso in una dimensione meccanica e malinconica. La sua unica felicità è l’attesa delle 8 del mattino, momento in cui si reca in una piazza e offre gelati ai bambini. Bambini che esistono solo nella sua immaginazione.

Potremmo dire senza sbagliarci che questo personaggio dall’aspetto quadrato, un po’ meccanico e un po’ vuoto dentro, rappresenta molte dimensioni che ci caratterizzano. L’umanità, quella razza che continua ad ergersi più in alto delle macchine.

  • Anche noi creiamo ferrei meccanismi di difesa per proteggere la nostra realtà.
  • A volte, la routine, le abitudini e i piccoli gesti creano il nostro intero universo, quello che ci permette di sopravvivere in un modo o nell’altro. Ebbene, non è una vita completa, ma è un modo per salvarsi, mediante il quale mantenere forza e dignità.
  • A Bibo piacciono le cose semplici: scaldarsi i piedi davanti alla stufa, dondolarsi su una seggiola e respirare la tristezza provocata dalla nostalgia… È una creatura che rappresenta molto bene la parte della nostra condizione umani in un determinato momento, quando abbiamo smesso di esistere.
scritta bibo

I mondi illusori che ci tengono in vita

Tutti abbiamo le nostre illusioni, i nostri mondi interiori che, a volte, sono l’unico modo per trovare la forza di alzarci la mattina. Questa sensazione dovrebbe essere saltuaria, nessuno dovrebbe vivere solo grazie ai suoi meccanismi di difesa, ai suoi sogni e alle sue false illusioni.

Bibo soffre perché vive solo dei ricordi del passato,e specialmente, della malinconia che guida i suoi passi, il suo cuore, l’orologio sempre puntale, e  anche quella bambina che, già da tempo, ha smesso di essere reale.

I creatori di questo cortometraggio, che ha ottenuto grande successo, sono Anton Chistiakov e Mikhail Dmitriev. Secondo gli stessi, quello che volevano trasmettere in questo delicato, simbolico ed emotivo cortometraggio è una semplice riflessione sul ciclo vitale degli esseri umani.  

  • Durante un periodo determinato, le persone svolgono una funzione nella società, come Bibo in passato, quando vendeva gelati.
  • In seguito, arriva un momento in cui tutto cambia e ci vediamo obbligati a vivere solo dei nostri migliori ricordi del passato. Ci aggrappiamo a quel meccanismo di difesa in cui il valore delle piccole cose ci riporta ad emozioni già vissute, che si trasformano in autentici pilastri, che ci permettono di continuare a vivere, e di andare avanti.
  • La condizione umana in questo cortometraggio è presente in un solo robot, che rappresenta, apparentemente, le ultime pulsioni della nostra razza: la malinconia, il ricordo, la tristezza e l’affetto immenso per le persone amate, che ci spingono a fare l’impossibile. Anche a creare un mondo immaginario, che ormai non esiste più. 

Godetevi questo cortometraggio. E soprattutto…condividetelo!