Valutare la personalità: test psicologici

· 7 luglio 2018

Quando una persona si sottopone a un processo di selezione del personale, di norma l’esperto delle risorse umane pone una serie di domande che hanno in comune un obiettivo: valutare la personalità del candidato. Grazie a ciò, determinerà se è o meno adatto al posto di lavoro offerto.

Questa pratica non viene applicata solo in ambito lavorativo. Per esempio, in ambito clinico per realizzare una diagnosi e determinare se il paziente soffre di un disturbo di personalità. In ambito militare o in quello legale per valutare le persone predisposte alle materie giuridiche e ai processi.

Allo stesso modo, i colloqui sono solo uno dei molteplici metodi che esistono per valutare la personalità. Ve ne sono molti altri, come i questionari o le prove oggettive. A seguire approfondiremo tutte queste strategie.

Requisiti dell’esaminatore

Per realizzare una rigorosa valutazione della personalità, è necessario contare su un’adeguata formazione teorica e aver affrontato un percorso di affiancamento che abbia permesso di maturare esperienza in materia. I modelli teorici alla base di queste valutazioni determinano i giudizi professionali, motivo per cui è essenziale conoscerli.

Le prove di valutazione ci danno un profilo della personalità, ma in nessun caso vi è una relazione lineare fra il profilo ottenuto e un preciso modello di comportamento. In altre parole, tutte le persone che ottengono punteggi alti per quanto riguarda l’estroversione non hanno motivo di comportarsi o agire in modo identico fra loro. Ugualmente, uno stesso profilo può suggerire diversi tipi di personalità. Ne consegue che è fondamentale fare molta attenzione.

Donna a un colloquio

I questionari per valutare la personalità

Nei questionari della personalità vengono poste una serie di domande o affermazioni alle quali i soggetti devono rispondere. Dalle loro risposte vengono estratti i principali tratti della personalità e del carattere di tali soggetti. In altre parole, non vi sono risposte corrette o sbagliate, servono semplicemente a riflettere il modo di essere del candidato, il suo modo di comportarsi, di pensare o di affrontare diverse situazioni.

Gli elementi contenuti in un questionario non hanno motivo di essere ordinati o calibrati, perché ciascun elemento può essere interpretato in modo individuale. Ne esistono due tipi:

  • Generali: cercano di definire le caratteristiche delle persone al di fuori dell’ambito clinico. In altre parole, sono pensati per conoscere i profili e possono essere applicati in diversi campi.
  • Clinici: sono orientati a determinare le caratteristiche patologiche delle persone in ambito clinico. Sono pensati per individuare i fattori che posizionano il soggetto a livelli superiori o inferiori a quelli considerati normali e, pertanto, renderlo disadattato.

Prove oggettive per valutare la personalità

Le prove oggettive sono gli strumenti più utilizzati per valutare la personalità, insieme ai test proiettivi. Permettono di valutare diversi aspetti: conoscenze, capacità, attitudini, intelligenza, ecc. Di solito non prevedono limiti di tempo per essere completate e presentano domande oppure vengono spiegate diverse situazioni, affinché la persona risponda in modo personale e sincero cosa farebbe. Neanche in questo tipo di prove vi sono risposte giuste o sbagliate.

Le prove oggettive sono molto utilizzate per la valutazione diagnostica e vengono applicate spesso in ambito scolastico. Anche qui, ne esistono due tipi:

  • Inventari: fogli contenenti numerose domande che misurano le variabili della personalità. Mostrano la conformità o la non conformità dei soggetti agli enunciati. Possono essere sottoposte a un grande numero di persone. Alcuni dei più rappresentativi sono l’MMPI, il 16-PF, il NEO-PI-R.
  • Altre prove, come valutare gli indicatori della personalità. Di solito sono complementari agli inventari. Riguardano, per esempio, aspetti del comportamento espressivo (modo di camminare, parlare, scrivere…), variabili fisiologiche (battito cardiaco, tempi di reazione…) o test di rendimento (risoluzione di problemi, somma di numeri, definizioni…).
Test

Questi test offrono il vantaggio di evitare di influenzare le risposte (tendenza a rispondere sempre “B”) o la desiderabilità sociale (rispondere ciò che è considerato socialmente accettabile). Sono anche resistenti a falsificazioni.

Test proiettivi

Questi test devono essere monitorati dal terapeuta, perché richiedono una cospicua formazione e un certo grado di apprendimento. Di norma, si usano per sapere come l’intervistato vede, mette a fuoco e gestisce la realtà. Proprio come ci rivela il nome, sono prove grazie alle quali la persona proietta i tratti della propria personalità.

Sono test di valutazione aperti, poco strutturati e molto affidabili. Consistono nel somministrare poche e brevi istruzioni alla persona, a partire dalle quali quest’ultima dovrà agire liberamente. Quindi, quasi senza esserne cosciente, mostra i propri tratti. Le sue risposte sono manifestazioni della struttura e della dinamica interna della sua personalità.

Tipi di test soggettivi

  • Completare frasi iniziate: La persona deve concludere delle frasi che le vengono presentate. In questo modo, fornisce informazioni sul proprio temperamento in una situazione concreta.
  • Descrivere macchie di colore: il più conosciuto è quello sviluppato da Hermann Rorschach. Vengono utilizzate 10 tavole, 5 delle quali di colore nero e le altre 5 colorate. L’interpretazione che realizza il professionista è fondata sull’idea che l’organizzazione della struttura percettiva del paziente manifesta una proiezione della sua struttura della personalità.
Macchia di color viola e rosa

  • Disegnare: si chiede alla persona di disegnare liberamente qualcosa. La personalità viene interpretata sulla base delle caratteristiche formali del disegno, quali l’inclinazione del foglio, l’intensità del tratto, le dimensioni, la struttura, il colore, la posizione. Il più conosciuto è quello ideato da Buck e denominato test della personalità HTP (House-Tree-Person, in inglese casa-albero-persona). Con i bambini si ricorre spesso al test della figura umana di Elizabeth Koppitz.
  • Elaborare racconti: consiste nel redigere o narrare un racconto libero. Uno dei più utilizzati è stato il TAT (Test di appercezione tematica) di Murray, che consta di 31 immagini mediante le quali la persona deve raccontare una storia.

Come abbiamo visto, esistono molteplici modi per valutare la personalità con i suoi diversi fattori, i tratti e le variabili. I professionisti devono conoscere la tecnica più adeguata in ciascun caso e tener conto delle differenze individuali di ciascun soggetto.