Violenza nel calcio: a cosa è dovuta?

· 5 Febbraio 2019
Purtroppo, la violenza nel calcio è un fenomeno molto diffuso in tutto il mondo. Cercheremo di capire le cause di questo problema attraverso alcune teorie

Perché c’è così tanta violenza nel calcio? In particolare, tra i tifosi? Troppo spesso leggiamo sui giornali o vediamo immagini di scontri armati tra tifoserie rivali. Uno dei peggiori episodi di violenza nel calcio ha avuto luogo durante la finale della Coppa Libertadores tra le squadre argentine di River Plate e Boca Juniors, poi giocata a Madrid, in campo neutro.

L’importanza delle squadre e dello scenario ha fatto parlare di questo argomento per settimane. Eppure, la violenza nel calcio è presente a tutti i livelli, dai campi di calcio giovanile fino alle gradinate della Serie A o della Champions League. E riguarda tanto scontri tra tifosi, come minacce e intimidazioni ai danni di squadre e giocatori, oltre a episodi di razzismo come capitato ultimamente al calciatore del Napoli, Koulibaly.

Molte persone mostrano perplessità e stupore verso questi comportamenti collettivi e non capiscono le ragioni di tanto odio. Ebbene, la psicologia studia da anni il comportamento sociale dei gruppi e in questo articolo cercheremo di fare luce su cosa si cela dietro questi frequentissimi episodi che nulla hanno a che vedere con lo sport.

Violenza nel calcio e motivazioni

Deindividuazione

Non esiste un’unica teoria capace di riassumere tutte le cause scatenanti della violenza nel calcio. Ma per poter portare alla luce i motivi di questi comportamenti violenti e aggressivi, occorre prima fare un passo indietro e spiegare che cos’è la deindividuazione.

Si tratta di un concetto basilare della psicologia sociale che aiuterà a comprendere meglio come funziona il comportamento delle persone all’interno di gruppi sociali.

Tifoso esulta per gol allo stadio della sua squadre

Immaginate di assistere a una partita di calcio e un calciatore della squadra avversaria è vicino a voi. Se vi viene voglia di insultarlo, ma siete circondati dai fan della squadra avversaria, quasi sicuramente sceglierete di stare zitti. Ora, cosa succederebbe se foste circondati dai tifosi della vostra stessa squadra?

Se i tifosi che vi circondano appartengono alla stessa squadra e anche loro sono intenzionati a insultare il rivale, alla fine finirete per attaccare verbalmente il giocatore della squadra contraria. Qual è la differenza tra le due situazioni? L’anonimato e la responsabilità.

“La violenza è l’ultima risorsa degli incompetenti.”

-Isaac Asimov-

Come sottolineano gli psicologi Moral, Gómez e Canto (2004), “In queste situazioni, l’anonimato, il gruppo e la ridotta auto-consapevolezza individuale conducono le persone ad avere comportamenti impulsivi, disinibiti e illegali”.

Se ci si sente protetti all’interno dell’anonimato di gruppo, si è più inclini a commettere azioni violente. Nessuno saprà che siamo stati noi a insultare il calciatore, quindi la nostra eventuale colpa viene nascosta, sparsa, distribuita tra tutti i componenti del gruppo. La consapevolezza di sé diminuisce e le responsabilità vengono trasferite al gruppo. Smettiamo di essere noi stessi e diventiamo il gruppo, arrivando a pensare “non sono stato io, ma il gruppo”.

Conformismo

Dopo aver parlato della deindividuazione, vediamo ora cosa si intende per conformismo. Anche questo è un processo che potrebbe spiegare la violenza nel calcio. Consiste nella modifica della risposta di un individuo che si avvicina a quella espressa dalla maggioranza.

Avviene quando il proprio comportamento cambia per adattarsi a quello prevalente del gruppo.

Come sottolineano gli psicologi Paez e Campos (2003), “il conformismo è il cambiamento di credenze o comportamenti a causa di pressioni da parte di un gruppo, che modifica le disposizioni precedenti del soggetto nella direzione dello standard fissato dal gruppo in questione.”

All’interno di un gruppo esistono diverse norme, tra cui:

  • la norma descrittiva: si riferisce a come si agisce all’interno del gruppo.
  • la norma prescrittiva: allude a come il gruppo deve agire.

Il conformismo è un’influenza di tipo normativo, poiché l’individuo è spinto a cambiare il suo comportamento personale per adattarlo a quello del gruppo. È persino in grado di adottare atteggiamenti totalmente contrari a quelli mostrati come singolo.

“La vittoria ottenuta con la violenza equivale a una sconfitta, perché è momentanea.”

-Gandhi-

Se il gruppo di riferimento agisce in modo violento, si è portati a seguirlo. Questo conformismo aumenta man mano che aumentano i livelli di controllo del gruppo sui loro membri e l’interdipendenza tra di essi. Cresce anche quando esiste qualche incertezza o ambiguità; quando non si sa cosa fare, si segue il gruppo.

Ma il conformismo aumenta anche quando c’è somiglianza tra il gruppo e l’individuo. Se una persona si sente molto identificato con una squadra di calcio e con l’ideologia violenta di un gruppo di ultras, si sentirà quasi in dovere di perpetrare la violenza.

La curva di uno stadio esulta davanti al cmapo

Riflessioni finali

La violenza nel calcio è una realtà che viviamo troppo spesso. Purtroppo, le aspettative eccessive negli stimoli esterni costringono molte persone a delegare la propria felicità a eventi come una partita di calcio.

Se non avete ricevuto un’educazione adeguata e siete abituati a risolvere le differenze con l’uso della violenza, non sarà difficile per voi agire in modo aggressivo di fronte a un disaccordo, anche banale. Un’educazione corretta e rispettosa nei confronti degli altri è una base importante per prevenire queste azioni.

Un mondo interiore ricco e una mente aperta e riflessiva vi daranno anche forza in voi stessi e ridurranno il bisogno di far parte di un gruppo. Dietro questa esigenza, molte volte esiste una mancanza di autostima che si cerca di alleviare e nascondere nella massa.

Il sentimento di appartenenza offre anche una sensazione di pienezza emotiva, quindi la realizzazione personale che non è stata sviluppata internamente, viene cercata fuori.

Imparare a conoscere sé stessi sarà essenziale per evitare di aderire a gruppi che sanno comunicare solo attraverso la violenza. Più è bassa la propria autostima, più forte sarà il desiderio di appartenere a un gruppo.

Se tutti noi avremo la capacità e la forza di rispettare noi stessi e gli altri, la violenza negli stadi e nel calcio sarà ben presto un brutto ricordo del passato.