Le due facce del conformismo

· 25 marzo 2015

Nella vita in diverse occasioni ci “conformiamo”.

Giovanni ha un lavoro che non gli piace per niente, una moglie che evita di vedere e poca speranza nel futuro. Pensa che ormai è adulto e che la vita che sta conducendo, per quanto sgradevole e infelice, lo protegga dai rischi a cui potrebbe andare incontro se cambiasse qualcosa.

Pietro ha avuto un incidente due mesi fa, la sua colonna vertebrale ha subito dei danni e i medici non gli hanno dato molte speranze circa la possibilità di camminare di nuovo. All’inizio Pietro si è impegnato al massimo, ma, vedendo che le cose non miglioravano, si è scoraggiato. Ha passato due mesi d’inferno, poco a poco si è rintanato in casa e ha perso il contatto con l’ambiente sociale. Un giorno, mentre faceva la spesa, ha avuto una conversazione con un uomo sulla sedia a rotelle. Sono diventati subito amici e hanno iniziato ad uscire insieme, si sono anche iscritti ad una associazione che organizza eventi specifici per le persone che non sono in grado di camminare.

Giuseppe è furioso perché la promozione che aspettava da anni è stata concessa ad un altro collega. L’arrabbiatura è durata qualche giorno e gli è passata solo quando la moglie gli ha preso le mani e gli ha detto: “Questo momento non tornerà, la decisione ormai è stata presa, tuttavia puoi cambiare quello che accadrà oggi, domani e dopo domani…”.

In qualche modo tutte queste situazioni parlano di conformismo, di ciò che si può cambiare e di quello che bisogna accettare perché ormai è passato.

Il conformismo è un atteggiamento nei riguardi della vita che, a partire dalla riflessione, può dare molta soddisfazione in quanto ci permette di accettare e di godere tutti i momenti della nostra vita quotidiana e ci impedisce di vivere nel costante rammarico di ciò che non possiamo cambiare. D’altra parte, il conformismo ha il rischio di essere un limite nella nostra vita perché potremmo adattarci e rassegnarci a quello che non possiamo cambiare e con cui non riusciamo a convivere.

Siete conformisti? Solitamente confondiamo il “come sono” e il “come mi comporto”. Vale a dire, il fatto di conformarci non significa che lo siamo, semplicemente è un atteggiamento che scegliamo di frequente nei confronti della vita, ma non significa essere conformisti. Se anche voi adottate spesso questo atteggiamento, allora dovete fare attenzione a come vi sentite quando agite in questo modo.

A volte vi sentirete bene perché scegliete di “conformarvi”, accettando e godendovi una determinata situazione. Secondo voi è giusto adattarsi e conformarsi al momento. Ma, altre volte, questo atteggiamento vi farà soffrire perché rinunciate ai vostri interessi, vi bloccate, vi limitate e vi paralizzate nel cammino che vorreste percorrere.

Siete voi a decidere.

L’ideale è scoprire cosa vi porta a scegliere di frequente il conformismo e capire se si tratta di paura, comodità, mancanza di coraggio, voler evitare i conflitti o rassegnazione. Solamente individuando il motivo riuscirete a superarlo. Sono i sentimenti che racchiude e le circostanze a definire la natura del conformismo: un aiuto o un veleno. Un aiuto per Giuseppe, un veleno per Giovanni.

Quando superate la paura o la rassegnazione ed ammettete la possibilità di avere qualcosa di meglio di quello che avete, allora non c’è più motivo di piegarsi al conformismo “negativo”. Allora, sarà il momento di riflettere e di decidere di andare avanti senza “conformarvi”, cercando altre strade, altre opzioni, altre opportunità… Perché non c’è niente che possa limitarvi.

Solamente quando voi lo decidete e vi sentirete bene riguardo a questa decisione, allora “vi conformerete”, perché questo atteggiamento vi permetterà di godere e accettare la realtà, adattandovi meglio alla vita in tutte le sue fasi.

Foto per gentile concessione di Anton Zabielskyi.