William James e il concetto di verità

· 17 Maggio 2019
Il concetto di verità di James è a oggi uno dei più importanti sia in ambito filosofico che per altre discipline, e applicabile in quasi tutti gli ambiti.

Il concetto di verità non è facile da definire, sebbene lo usiamo con frequenza e gli diamo spesso importanza. Vi ricorriamo quasi in ogni momento della giornata e la teniamo sempre lì, a nostra disposizione. Tuttavia, la verità è di difficile delineazione e, per quanto crediamo di comprenderla alla perfezione, sono chiari gli esempi che mettono in luce quanto è difficile trovarle un suo spazio ben definito. In quest’articolo vedremo il concetto di verità secondo William James (1842 – 1910), filosofo statunitense, professore di psicologia presso l’Università di Harvard e fondatore della psicologia funzionale.

William James difese una concezione umanista e pratica della verità, radicata nell’esperienza umana e indicizzata in termini di evidenza disponibile. Il concetto di verità di James è a oggi uno dei più importanti sia in ambito filosofico che per altre discipline, e applicabile in quasi tutti gli ambiti.

Verità e conoscenza

James contraddistinse due modi di conoscere le cose. Da un lato, l’individuo può comprendere una cosa istintivamente, con l’esperienza diretta, così come riconosce un oggetto quando se lo trova davanti agli occhi (James ne parlò come di un “abbraccio completo” dell’oggetto da parte del pensiero). Al tempo stesso, si può apprendere tramite una catena esterna di intermediari fisici e mentali che connettono il pensiero alle cose.

Sosteneva dunque che l’apprendimento diretto avviene senza mediazioni, mentre la verità tramite conoscenza intuitiva è questione di coscienza diretta nel flusso dell’esperienza. Al contrario, nella conoscenza concettuale o rappresentativa una credenza si rivela veritiera quando viene “trasportata attraverso un contesto che il mondo fornisce”.

Testa in una nuvola

Verità e verificabilità

Secondo William James, la verità non è una proprietà inerente e immutabile rispetto all’idea, bensì assume valore a seconda della sua verificabilità. In questo senso, per James la verificabilità consiste in un sentimento gradevole di armonia e progresso nella successione di idee e fatti. In altre parole, una serie di idee devono susseguirsi e adeguarsi armoniosamente agli eventi della realtà sperimentata.

Le idee vere compiono una funzione fondamentale: sono risorse utili affinché l’individuo possa orientarsi nella realtà. Avere queste idee risulta quindi un bene pratico che permette di soddisfare altre necessità vitali. Così dicendo, James associa il vero all’utile, introducendo un beneficio vitale che merita di essere preservato. 

Teoria pragmatica della verità di William James

La concezione della verità di William James rientra nelle teorie pragmatiche della verità, teorie riunite all’interno della filosofia del pragmatismo. Le teorie pragmatiche della verità furono proposte per la prima volta da Charles Sanders Peirce, William James e John Dewey. Le caratteristiche comuni di tali teorie sono la fiducia nella massima pragmatica come mezzo per chiarire i significati di concetti difficili, come la verità. Mettono inoltre l’enfasi su come credenza, certezza, conoscenza o verità siano il risultato di una ricerca.

La versione di William James della teoria pragmatica può essere riassunta con la sua seguente definizione: “verità significa ricorrere al nostro modo di pensare, mentre il ‘diritto’ significa ricorrere al nostro modo di comportarci”. Con queste parole, James sottolinea come la verità sia una qualità il cui valore è confermato dalla propria efficacia applicata a concetti della pratica reale (dunque pragmatici).

Mente con vortice

La teoria pragmatica di James è una sintesi della teoria della corrispondenza della verità e la teoria della coerenza della verità con una dimensione in più. La verità diventa verificabile a seconda di quanto i pensieri e le affermazioni coincidano con le cose reali. Essa si aggiunge o si adatta, così come i tasselli di un puzzle possono coincidere e sono verificati dai risultati osservati dell’applicazione di un’idea nella pratica reale.

Conclusioni

In questo senso, James sosteneva che tutti i processi veritieri debbano condurre in qualche modo alla verifica diretta delle esperienze sensibili. Estese la sua teoria pragmatica ben oltre rispetto al potenziale della verificabilità scientifica, addirittura in ambito mistico. Secondo William James, Nei principi pragmatici, se l’ipotesi di Dio funziona soddisfacentemente nel senso più ampio della parola, allora è ‘vera’.

“La verità, come qualsiasi dizionario affermerà, è una proprietà di alcune delle nostre idee. Implica un ‘accordo’ con la realtà, giacché la falsità significa il disaccordo con essa. Sia i pragmatisti che gli intellettuali accettano questa definizione come una questione di routine. Entrano in conflitto soltanto al prospettarsi di due questioni: cosa possa significare realmente il termine “accordo”, e cosa possa significare in relazione al concetto di “realtà”, quando la realtà è concepita come qualcosa con cui le nostre idee sono in accordo”.

-William James-