William Wilson: racconto di E. A. Poe

· 7 giugno 2018

Edgar Allan Poe è uno dei geni più famosi della letteratura di tutto il mondo; e non solo per le sue opere, ma anche per la sua vita turbolenta, la sua morte e le misteriose visite di un possibile ammiratore alla sua tomba. In breve, oltre a regalarci opere memorabili come Il corvo, è diventato anche una figura fortemente legata al mistero; un personaggio, senza dubbio, molto attraente e interessante. Tra tutte le sue produzioni letterarie, in questa occasione vogliamo mettere in evidenza una storia speciale: William Wilson, un breve racconto che ci avvicina al subconscio dell’autore e a un argomento molto trattato in letteratura, ovvero il tema del doppio o Doppelgänger.

Edgar Allan Poe nacque il 19 gennaio 1809 a Boston, negli Stati Uniti; è considerato il creatore del romanzo poliziesco, il rinnovatore del romanzo gotico e un grande maestro del terrore. Del terrore psicologico, di ciò che tormenta la mente umana, che disturba e perturba.

Forse se la vita di Poe fosse stata tranquilla, equilibrata e non avesse avuto problemi di alcol o familiari, non sarebbe stato il genio letterario che conosciamo oggi. La vita di Poe era senza dubbio tempestosa; e quell’inquietudine e quelle torture mentali vissute le vediamo riflesse nelle sue opere.

William Wilson è una delle storie più interessanti di E. A. Poe. Un rinnovamento dell’idea del doppio che era già presente in letteratura; è un prima e un dopo. William Wilson è una storia in prima persona, in cui “l’autore” si presenta come William Wilson, anche se ci avverte che si tratta di un falso nome; la storia si concentra sulla vita di questo personaggio e di un amico omonimo che lo perseguiterà per tutta la vita.

Questi due personaggi non hanno alcuna parentela, ma oltre a condividere un nome, condividono l’aspetto fisico; William Wilson “doppio” sarà l’unico personaggio che riesce ad affrontare “l’originale” William Wilson, l’unico che riesce a metterlo in ombra e superarlo.

Edgar Allan Poe

Subconscio, doppio e letteratura

La psicanalisi può essere molto utile nell’analisi dei testi letterari, specialmente quelli che presentano un maggiore peso simbolico. Può essere uno strumento molto utile in letteratura, ne L’interpretazione dei sogni e in Psicopatia della vita quotidiana di Freud, si espone l’idea che i sogni rappresentano una liberazione/espressione di traumi in relazione alla famosa struttura psichica: inconscio, preconscio e conscio. L’inconscio cerca di far emergere i traumi e Freud interpretò i sogni come un veicolo per questo viaggio verso la coscienza.

La letteratura e l’arte sono state viste come un meccanismo simile a quello dei sogni, in cui gli autori attraverso metafore e simboli rivelano possibili traumi. Freud raggruppò una serie di fenomeni che ritroviamo anche in letteratura: l’aspetto del doppio, il corpo smembrato, il pensiero magico, ecc.

Nella letteratura troviamo un gran numero di simboli e metafore che possiamo interpretare grazie alla psicoanalisi. Uno dei casi più studiati è forse il complesso di Edipo; in un’infinità di poesie e opere letterarie possiamo trovare simboli fallici, forme di morte simbolica della figura del padre (eliminazione del rivale)… Un buon esempio  può essere il poema La Madre di Dámaso Alonso e passando all’arte in Saturno che divora i suoi figli di Goya, opera che è stata interpretata dalla psicoanalisi e collegata al cannibalismo, alla malinconia, alla distruzione e ai problemi sessuali.

Saturno che divora suo figlio

La letteratura suppone una via di accesso all’inconscio, e questo non è qualcosa nato con Freud: è stato presente in tutta la storia. Ad esempio, Aristotele diceva che assistendo alle rappresentazioni delle tragedie greche, che mettono in scena atroci brutalità, si scatenano la catarsi e la purificazione delle emozioni. Nella letteratura e nell’arte possiamo osservare conflitti interni tra i più spiacevoli, ma che implicano una liberazione.

Il tema del doppio è associato all’ideazione dell’anima, stabilisce una struttura di duplicità e si manifesta attraverso specchi, riflessi (acqua), ecc. Pertanto, quando si analizza un’opera letteraria o artistica, è interessante prestare attenzione a questi piccoli dettagli che possono darci indizi sul suo vero significato.

Già nell’antichità troviamo il carattere mitologico di Narciso che si innamora del suo riflesso nell’acqua, uno dei primi esempi del tema del doppio; lo vediamo anche in alcune commedie di Plauto. In origine il doppio era visto come un elemento della commedia: gemelli confusi e situazioni che producono risate, ecc. Tuttavia, soprattutto con l’arrivo del Romanticismo, appare l’idea del doppio maligno, del “gemello cattivo”, e questo tema riceverà un trattamento drammatico, lasciando da parte la comicità.

William Wilson fa un passo oltre questo dramma, il doppio di William Wilson non è il classico gemello malvagio, ma è in qualche modo un personaggio “superiore” a lui, una sorta di voce della coscienza, una versione migliorata e, di conseguenza, una minaccia per l’orgoglio del protagonista.

Uomini a un tavolo con delle carte William Wilson

Il tema del doppio in William Wilson

La narrazione in prima persona e la data di nascita di William Wilson (19 gennaio, come Poe), ci indicano un’opera con tendenze autobiografiche. Non ci sorprende considerando la vita turbolenta dell’autore, William Wilson sarebbe dunque una sorta di presa di coscienza per Poe, una sorta di assaggio della lotta interna che l’autore stava vivendo in quei momenti.

Lo sviluppo della personalità è evidente fin dall’inizio, non solo per la comparsa del doppio, ma anche dal nome scelto: William Wilson. L’iniziale, “W”, di per sé implica la duplicità e, inoltre, si ripete nel nome e nel cognome; non si tratta certo di un caso.

William Wilson e il suo doppio diventano compagni inseparabili; qualcosa lo invita a odiarlo e ad attaccarlo perché è una minaccia, ma allo stesso tempo prova un certo apprezzamento per il suo doppio, perché si riflette in lui. Le somiglianze iniziano a diventare sempre più evidenti, il doppio arriva a copiare il suo modo di vestire e camminare. In questo senso William Wilson è un personaggio audace, che supera le barriere della legalità e del “socialmente corretto”, ama gli eccessi e l’alcol; il suo doppio, d’altra parte, cercherà di sabotarne i piani.

In quest’opera il tema del doppio viene affrontato in modo audace e profondo, il doppio diventa un vero incubo per il protagonista, in un chiaro riflesso dei conflitti personali dell’autore. La doppia personalità porterà a una situazione travolgente, piena di ansia per il protagonista dal risultato spettacolare, come previsto in un’opera di questo stile; e, ovviamente, non mancherà la figura dello specchio.

In breve, una narrativa degna di analisi, ricca di elementi simbolici, che merita più di una lettura e che ci avvicina ai problemi dello stesso autore. William Wilson è una storia in chiave autobiografica nella quale l’autore interroga il proprio stile di vita e si impegna in un dialogo con la propria coscienza.

“Durante l’ora della lettura, l’anima del lettore è soggetta alla volontà dello scrittore.”

-Edgar Allan Poe-