A che età siamo più felici?

Se poteste scegliere un'età da avere per il resto della vostra vita, quale sarebbe? A quale momento tornereste senza batter ciglio, quale vorreste vivere di nuovo? Per rispondere, partiremo da uno studio recente che svela l'età alla quale la maggior parte delle persone vorrebbero fermare il tempo.
A che età siamo più felici?

Ultimo aggiornamento: 04 agosto, 2021

A che età siamo più felici? Dal punto di vista semantico, il concetto di felicità è un termine ambiguo, soggettivo, e questo perché i motivi che lo alimentano variano di persona in persona. Tuttavia se vogliamo provare davvero cosa significhi essere felici e sentirci soddisfatti, forse dovremmo anzitutto capire cos’è la felicità.

Si tratta di uno stato elettrizzante e straordinario, che ci inebria e ci riempie di una profonda soddisfazione interiore, quella che può essere risvegliata dalla conoscenza di una persona meravigliosa o dal fatto di aver realizzato il sogno di una casa in campagna.

Si dice che non sia possibile sentirsi così per tutta la vita, che si tratta di attimi fugaci di questa felicità, o meglio, di equilibrio in cui calma e serenità sono già di per sé stati di felicità per una persona.

Tendiamo a dimenticare che la felicità non deriva dall’aver ottenuto qualcosa che non avevamo, bensì dal riconoscere e apprezzare ciò che abbiamo.

-Frederick Keonig-

Giovane donna sorride al sole.

La felicità e il suo “come”

La felicità è uno stato proprio dell’essere umano, una condizione studiata a fondo da alcune branche della psicologia, dalla teologia, dalla filosofia, ma anche ampiamente analizzato da politologi ed economisti.

Dal punto di vista della psicologia positiva, la felicità sarebbe uno stato di benessere fatto da una vita di qualità, di piacere e godimento; una vita con un significato e uno scopo, accompagnata da grande soddisfazione.

Nel suo libro The How of Happiness (in italiano con “Il come della felicità”), Sonja Lyubomirsky parla della felicità come di un’esperienza fatta di gioia, soddisfazione e benessere, il tutto accompagnato dalla sensazione che la propria vita sia preziosa, ricca di significato e di qualità.

E questo perché raggiungere la felicità è, in un certo senso, la ricerca di ciò che ci dà piacere e ci offre quell’agognato benessere; ecco perché è un concetto piuttosto soggettivo e che varia di persona in persona.

Un tavolo, una sedia, una ciotola di frutta e un violino. Di cos’altro abbiamo bisogno per essere felici?

-Albert Einstein-

A che età siamo più felici? La felicità e i pensieri positivi

Tutelare o alimentare i nostri pensieri positivi è un modo per aiutare noi stessi – e non poco- a essere più felici. Happiness. a quick immersion è un testo di recente pubblicazione, scritto dall’economista Benjamin Radcliff e dal politologo Amitava Krishna Dutt. La domanda che si pone è : può il denaro comprare la felicità?

Dunque, le sue teorie si fondano su tre assi portanti: l’equilibrio tra le nostre emozioni passeggere -sia quelle positive, come l’allegria, che quelle negative, come l’ansia- i nostri autogiudizi cognitivi sulla vita in generale a lungo termine e la possibilità di dare un senso alla nostra vita.

D’altra parte, in uno studio recente condotto dalla professoressa di Psicologia Clare Mehta (dell’Emmanuel College) sono state analizzate le esperienze di oltre quattro anni delle vita di uomini e donne di età compresa tra i 30 e i 40 anni.

Una volta analizzati i risultati, si è scoperto che l’età di 36 anni è quella in cui si è più felici. Mentre molti partecipanti idealizzavano la gioventù, pensando all’assenza di responsabilità e di compiti impegnativi, altri preferivano la fascia di età in cui avvengono eventi che possono segnare la vita, come sposarsi, avere figli, comprare casa, divorziare, dare una svolta alla propria carriera o scegliere di non avere figli.

Giovane uomo sorride sul prato.

Sentirsi felici durante il percorso e mentre lottiamo

Dallo studio è emerso il concetto del “godersi il percorso prima della meta”. Come spiega l’autrice dello studio: “Mi sono resa conto che gli adulti erano più felici quando si sentivano in parte sistemati, ma ancora in lotta; e dai 30 ai 40 anni si vive una fase molto più gratificante di quanto non si potrebbe pensare”, afferma.

I partecipanti in quella fascia di età si sentivano più sopraffatti dalle sfide che dovevano affrontare, ma al tempo stesso più soddisfatti; vale a dire che tutto ciò che portava loro uno stress positivo, restituiva anche gioie e maggiore felicità.

Conciliare il lavoro, crescere nel contesto lavorativo, prendersi cura degli altri, che siano figli o parenti più anziani, sono responsabilità di un certo peso, ma in molti casi anche una preziosa fonte di emozioni positive.

I cambiamenti nella propria vita professionale, le sfide, le sconfitte, porsi obiettivi a medio, a breve o a lungo termine -poi raggiunti o rimasti incompiuti- avere rapporti sociali e sviluppare abilità generali per affrontare la vita per la quale lottano e lavorano dai 20 anni è di per sé vita.

Momenti nei quali queste persone hanno affermato di provare maggiore fiducia nelle proprie possibilità.

Potrebbe interessarti ...

Disconnettersi dal lavoro e godersi la vita
La Mente è MeravigliosaLeggi in La Mente è Meravigliosa
Disconnettersi dal lavoro e godersi la vita

Vorremmo riposare, dedicare più tempo ad altre cose, ma non ci riusciamo. Disconnettersi dal lavoro fa sentire in colpa e ansiosi