Accettare il partner: ci riusciamo?

Così come Pigmalione si innamorò della statua di Galatea per la sua bellezza e per aver riposto in essa i suoi desideri e speranze, anche noi possiamo innamorarci di un'idea e non di chi abbiamo veramente accanto.
Accettare il partner: ci riusciamo?

Ultimo aggiornamento: 01 aprile, 2021

Quando si è incapaci di accettare il partner e si rincorrono fantasmi, la coppia perde le sue connotazioni e finisce per diventare il riflesso di fantasie, aspirazioni, desideri o sogni, generalmente idealizzati. Più precisamente, finisce per diventare una statua di Galatea, la quale incarna una proiezione e non una realtà.

L’altra persona abbandona la sua vera natura per diventare un mero fornitore di bisogni personali. È in quel momento che bisogna tracciare una linea tra essere innamorati ed essere intrappolati, legati, imprigionati nel legame di coppia.

Analizziamo ora in che misura siamo in grado di accettare il partner e quando trascuriamo questo aspetto e pretendiamo che cambi per noi.

Coppia abbracciata sul molo.

Tu sei così e io no. Dammi quello che voglio.

Spesso si commette l’errore di voler cambiare a tutti i costi il partner. Una trappola dalla quale è difficile uscire, soprattutto quando si è convinti che la volontà di cambiare il partner sia dettata dal vero amore.

Un partner super ordinato e metodico può far sembrare che l’altra persona sia affetta da un deficit di attenzione e per di più pretendere che adotti abitudini più simili alle sue. Lo stesso può accadere quando una persona è estremamente affascinante ed espansiva nelle relazioni sociali, mentre l’altra è ossessiva, gelosa e insicura. Un caso simile si presenta quando una partner è affettuoso ed espansivo e l’altro è totalmente l’opposto.

Quando si presta attenzione al contrasto nella coppia e lo si valuta superficialmente, possono sorgere i seguenti pensieri: “Se io sono fatto così, perché non puoi cambiare, in modo che IO possa essere felice?“,Perché non cambi in modo che IO possa…”, “Se tu fossi così, io sarei…”, “Oh, come sarebbe bello se solo tu fossi così, ti comportassi così”.

Queste espressioni tengono gli innamorati intrappolati in una dinamica che si alimenta da sé. E le differenze, invece di essere intese come un aspetto complementare, si presentano come una critica alle caratteristiche l’uno dell’altro.

Qualunque spiegazione o giustificazione non sarà valida, poiché tutte vengono sviluppate sulla base dell’assemblaggio di tali caratteristiche di personalità. Entrambi sono intrappolati, rinchiusi nella prigione della coppia, nella quale i cambiamenti sono ridondanti e garantiscono che resti tutto uguale. Più precisamente, le modifiche apportate non mettono in discussione le regole del gioco.

Nei legami di coppia si sviluppa sempre un gioco relazionale. Il problema è quando questo viene sistematizzato e messo in pratica ancora e ancora, anche se si tratta di un gioco distruttivo.

Per ottenere un cambiamento, bisogna attuare una modifica totale o parziale delle regole del gioco per dare impulso alla crescita di una nuova struttura.

Per quanto si abbia un rapporto con qualcuno (il che presume un’interazione), caratteristiche come la personalità, l’indole relazionale, le convinzioni e i valori personali fanno risaltare in misura minore o maggiore queste particolarità nell’ambito dei diversi rapporti.

Coppia che litiga.

La pretesa del cambiamento, una dinamica che può divenire circolo vizioso

Quando i membri della coppia cadono nel desiderio di voler cambiare l’altro, secondo parametri e desideri personali, cercano di far sì che il partner soddisfi le proprie aspettative.

Queste non sono né più né meno che i desideri e gli ideali che si pretende di far ricadere sull’altro. Sarà una lotta senza esclusione di colpi e sarà infruttuosa per entrambi:

  • Per chi lo pretende perché l’altro non potrà mai conformarsi a un profilo tanto idealizzato.
  • Per la persona da cui lo si pretende per via del senso di svalutazione che la colpisce, oltre che per il fatto che sentirà di non essere apprezzata per come è veramente. Un altro fattore sarà l’usura prodotta dall’esigenza permanente di essere una persona che non è.

Quando poi gli innamorati si lasciano, durante le sedute fanno riflessioni come: “Ho passato molti anni a cercare di cambiare il mio partner nel tentativo di farlo diventare diverso, ma è stato tutto inutile. Bisogna accettare il partner oppure lasciarlo”.

Anche se si può provare a cambiare l’altra persona, nel caso in cui le richieste siano salutari per la relazione, è necessario valutare diversi aspetti: in che modo farlo, qual è il punto di conciliazione, distinguere ciò che è ragionevole da ciò che è soltanto un’idealizzazione fuori luogo, ecc..

Un fattore molto comune che rende necessario un cambiamento si verifica quando, dopo molti anni di relazione, un membro della coppia richiede una serie di cambiamenti nell’atteggiamento all’altra persona.

Motivi per cui si vuole cambiare il partner

In alcuni casi, ci si lamenta della scomparsa di alcune caratteristiche che erano presenti nella relazione e che si sono perse col tempo. Se è così, è importante che la coppia rifletta sul perché quei comportamenti produttivi per la relazione si sono dissolti nel corso degli anni.

In altri casi, uno esige o entrambi esigono che il partner sia qualcuno che non è mai stato. Più precisamente, che sviluppino comportamenti o abbiano atteggiamenti che sono al di fuori della loro gamma di personalità. Questi aspetti, che costituiscono una trappola per la relazione, fanno sì che si attui una svalutazione da parte di uno o di entrambi i membri della coppia nei confronti dell’altra persona, perché rivolgono lo sguardo verso un’idea dell’altro che non è reale e concreta.

Forse, quello che bisogna capire è che, dopo molti anni di relazione, nessuno dei due è più lo stesso.

Quindi, non siamo solo noi a cambiare negli anni, cambia la nostra percezione, i nostri gusti, convinzioni, comportamenti, valori… e di conseguenza, cambiano le nostre scelte. Anche l’altra persona è cambiata durante quel periodo di tempo.

Risultato: non siamo più la stessa persona che il nostro partner ha scelto né il partner è la stessa persona che noi abbiamo scelto.

Discussione tra partner.

Accettare il partner

Quanto esposto finora ci insegna che non dobbiamo smettere di proporre cambiamenti negli atteggiamenti per migliorare la relazione. Quello che dobbiamo smettere di fare, invece, è pretendere che l’altra persona si trasformi del tutto, che apporti cambiamenti radicali e utopici. Deve essere chiaro che alcuni tratti sono più facili da modificare.

Bisogna capire che il partner è fatto così e non gli si può imporre un cambiamento radicale solo perché lo vogliamo. Possiamo chiedere – non esigere – rettifiche di atteggiamenti che sostengano un cambiamento o, almeno, provare a modificare le dinamiche relazionali e, con esse, le particolarità di entrambi.

La frustrazione e il fallimento relazionale che si provano quando il rapporto non è equo sono proporzionali alla misura in cui l’amore è stato costruito per mezzo di una componente idealizzante tale da non permettere di vedere l’altro per come è realmente, cioè sia con i suoi aspetti positivi che quelli negativi.

Più si spera di far corrispondere l’altra persona al nostro ideale (quello che vogliamo che sia), più verremo esposti alla collisione con ciò che l’altra persona è veramente. Questo può distruggere il rapporto e dare origine a svalutazione, denigrazione e aggressività.

È allora che compaiono i sentimenti di disincanto, una parola che esprime in modo significativo la de-idealizzazione del partner. A causa di quest’ultima, più incanto vi è stato, più delusione ne consegue.

Per uscire da questa trappola, è necessario stabilire degli accordi differenti all’interno della coppia. Lavorare per migliorare, e spesso ricorrere alla terapia, affinché una terza parte ristrutturi il legame.

Un esercizio per accettare il partner e migliorare la relazione

Un esercizio di riflessione che generalmente dà buoni risultati consiste nel far scrivere a ciascuno dei membri della coppia in due colonne di un foglio bianco: da un lato ciò che ama e ciò che gli piace e dall’altro ciò che lo infastidisce dell’altro. Poi ognuno leggerà all’altro quello che ha scritto, a turno e senza diritto di replica, partendo da ciò che gli piace di meno e proseguendo con ciò che gli piace di più.

Quindi a ciascuno viene chiesto di scambiarsi l’elenco e di scegliere (individualmente) qualcosa di ciò che l’altro ha segnalato come fastidioso o non apprezzato che sente di poter rettificare. Successivamente, entrambi avranno un compito da svolgere. Nell’arco di dieci giorni, ogni membro della coppia segnalerà se ha notato un cambiamento nell’altro.

Tutto parte dall’accettazione dell’altro, capire che è fatto così, con i suoi pregi e i suoi difetti: possiamo proporre di cambiare per crescere al fine di raggiungere la felicità nella coppia, ma partendo sempre dalla volontà di conciliazione e rispetto.

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