Adultocentrismo: il potere degli adulti su bambini e adolescenti

L'adultocentrismo si esercita sottovalutando il comportamento, i pensieri e le idee di bambini e adolescenti. Si dà per scontato che, semplicemente perché sono giovani, il loro contributo è inutile.
Adultocentrismo: il potere degli adulti su bambini e adolescenti
Valeria Sabater

Scritto e verificato da la psicologa Valeria Sabater in 15 novembre, 2021.

Ultimo aggiornamento: 15 novembre, 2021

“Quando sarai più grande capirai. L’adulto qui sono io e la tua opinione non conta. Quando guadagnerai i tuoi soldi, allora saprai cos’è la vita.” L’adultocentrismo definisce la posizione superiore degli adulti sul bambino e sull’adolescente.

Una realtà invisibile, di cui non siamo consapevoli e che ha un impatto non indifferente sui più giovani. Ciò è vero al punto che probabilmente molti non vedono alcun problema in quella posizione di dominio e di imposizione.

Dopotutto, i bambini non sono creature inesperte di cui assumersi la responsabilità? La verità è che tutto ha un limite e il confine è non cadere mai nel disprezzo.

L’adultocentrismo è un fenomeno simile all’antropocentrismo, quella visione sociale in cui l’uomo è al di sopra della donna. Dal momento che una determinata figura o un settore della popolazione si vede con più diritti degli altri, compare la discriminazione.

I bambini e gli adolescenti chiedono spesso di non essere visti come soggetti passivi. Anche loro, nei limiti delle loro capacità, possono dare un grande contributo per migliorare il mondo.

Ragazza che soffre di adultocentrismo.

Cos’è l’adultocentrismo?

L’adultocentrismo fa riferimento a un paradigma di pensiero che a volte ci porta a percepire bambini e adolescenti in modo distorto.

Un esempio è vederli come soggetti passivi, non qualificati e privi di autonomia. In seguito a ciò, non esitiamo a fare di tutto per loro, proteggendoli fino a limiti malsani.

È pur vero che i bambini tra i 4 e i 18 anni affrontano una fase di crescita, maturazione e scoperta di sé. Tuttavia, non sono incompleti, incapaci o privi di qualità.

Oltre a ciò, l’adultocentrismo è definito, soprattutto, da quella visione di superiorità per cui non si presta prestare attenzione o si reputa valuta l’opinione del bambino.

Orientamento sì, disprezzo no

È chiaro che i bambini hanno bisogno di protezione e guida. Tuttavia, è comune cadere nel pregiudizio. A volte trattiamo figli o studenti ignorando i loro bisogni o addirittura sottovalutando le loro capacità.

Lo facciamo quando riduciamo al minimo il loro ragionamento o pronunciamo affermazioni come “capirai quando sarai grande”. Bisogna avere misura, comprensione e concentrazione.

Se è vero che da adulti sappiamo molto di più sulla vita, non possiamo prevalere sulle capacità del minore. Anche il bambino ha il diritto di esprimere la sua opinione. Allo stesso modo, il nostro lavoro con loro è guidarli, non sminuirli, dare loro voce, ragionare con loro e rispondere a qualsiasi domanda ci pongano.

L’UNICEF ha redatto nel 2013 un documento volto a sensibilizzare la popolazione sull’adultocentrismo. La necessità di riflettere sui nostri atteggiamenti e risposte “adultocentriche” ci consentirà di educare e guidare meglio i giovani.

Educare non vuol dire dominare o sottovalutare. Ogni bambino ha un potenziale unico in quanto essere umano e non possiamo, in nessun caso, avvalerci di un comportamento di superiorità o discriminazione nei confronti dei più piccoli.

Come esercitiamo l’adultocentrismo?

L’adultocentrismo o il comportamento adultocentrico si verifica senza attirare l’attenzione. Non tutti sono consapevoli di quegli atteggiamenti che discriminano il valore, l’identità e le potenzialità di bambini e adolescenti. Vediamo alcuni esempi:

  • Ridurre al minimo o disprezzare le idee o le proposte dei bambini.
  • Dare per scontato che solo perché sono bambini, non capiscono nulla.
  • Squalificare le loro emozioni e sentimenti. Criticarli perché piangono, perché hanno torto o richiedono attenzione.
  • Non ascoltarli quando parlano o pensare che quello che esprimono o pensano non abbia senso.
  • Ignorarne sogni o progetti, non prendere sul serio i loro obiettivi.
  • Considerare che ogni bambino e adolescente è condizionato dall’opinione degli adulti.

C’è anche un altro aspetto degno di nota. L’adultocentrismo compare anche negli ambienti di lavoro nei quali si discrimina un collega perché giovane.

È facile dedurre che questo atteggiamento crea un sistema di dominio e discriminazione che non è del tutto estraneo nella nostra società.

Bambino che dà il cinque alla mano della madre.

Come rilevare questo atteggiamento degli adulti?

L’adultocentrismo è legato in molti casi all’autoritarismo. Anche con quell’iperprotezione che molti genitori esercitano e che, come ben sappiamo, finisce per invalidare l’autonomia, l’identità e la maturità psicologica del bambino.

Questo atteggiamento non è solo discriminatorio, ma anche dannoso per lo sviluppo sociale ed emotivo della persona. Non sorprende dunque che l’Università di Bergamo abbia creato una scala di adultocentrismo per identificare questo bias di pensiero tra i caregiver, la comunità scolastica, ecc.

Risulta necessario non solo rilevare queste percezioni in noi stessi, ma anche correggerla. Queste sarebbero alcune linee guida per raggiungerlo:

  • Stimolare i bambini a esprimere le loro opinioni su qualsiasi argomento. Comunicare o esprimere semplicemente i propri pensieri non sarà mai un tentativo di sfida nei confronti dell’autorità.
  • Renderli partecipi delle decisioni quotidiane. Lasciarli esprimere la loro opinione, dialogare, discutere e tenerli aggiornati sui problemi in casa, nella comunità, nella società, ecc.
  • Rispettare le loro idee, opinioni e obiettivi personali.

Conclusioni

Ricordiamo che educare non vuol dire dominare o modellare i bambini a immagine e somiglianza dei genitori.

Bensì, è sinonimo di guidare, mettere le ali affinché la persona in pieno sviluppo e crescita sia in grado di conquistare i propri sogni e percorsi.

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