A volte aggrapparsi è più doloroso che lasciarle andare

· 19 aprile 2016

Riflettete per un attimo e ponetevi la seguente domanda: credete che ci sia qualcosa nella vostra vita per cui siete felici e senza la quale non potreste andare avanti? Potete anche formularla in questo modo: c’è qualcosa che ritenete necessario per dare senso alla vostra vita e che sarebbe doloroso lasciare andare?

Se avete risposto in modo affermativo, probabilmente siete schiavi di qualche attaccamento. Quando siete vittime dell’attaccamento, credete erroneamente che il legame con una persona o un oggetto vi darà le tre cose che l’essere umano ha sempre voluto ottenere. Tra esse, vi è la felicità, quella sensazione di benessere e piacere tanto aspirata, che non sappiamo esattamente da cosa provenga.

Quando siamo ossessionati da qualcosa o da qualcuno, pensiamo che la felicità provenga da quell’entità che risiede fuori di noi. Non pensiamo che la felicità nasca da noi, dal nostro apprezzamento per le cose che abbiamo, dalla quantità di lamentele che pronunciamo e dal dialogo che manteniamo con noi stessi.

Quando soffriamo di attaccamento, crediamo di trovarci in totale sicurezza. Come se l’oggetto dell’attaccamento ci proteggesse dalle catastrofi mentali come la solitudine, l’insicurezza economica o una vita difficile.

Questo fenomeno è visibile in molte coppie malsane, in cui uno dei due è dipendente dall’altro, nonostante la relazione sia un tormento e l’assenza d’amore sia palese. La persona dipendente fa proseguire la relazione per un’irrazionale paura di rimanere sola al mondo. Nella sua mente, ha creato una catastrofe che le impedisce di prendere una decisione logica che la farebbe stare meglio.

Oltre alla felicità e alla sicurezza, quando ci aggrappiamo a qualcosa, pensiamo che la nostra vita abbia senso solo grazie all’oggetto che afferriamo e che, se lo perdessimo, la vita diventerebbe triste e la forza di andare avanti e le speranze ci abbandonerebbero.

aggrapparsi 2

È evidente che queste non sono altro che fantasie che gli esseri umani creano nella loro mente e che li fanno soffrire infinitamente. Aggrapparsi a qualcosa o a qualcuno è molto doloroso e provoca angoscia ed inquietudine. Se ci ossessioniamo, saremo perennemente ansiosi a causa della possibilità di perdere ciò che abbiamo faticato tanto a conquistare e che dà senso alla nostra esistenza.

“I nostri problemi sono dovuti ad un attaccamento spasmodico alle cose e a un desiderio che non viene mai totalmente appagato, per questo si genera ancora più angoscia. Riteniamo che le cose attorno a noi siano entità permanenti. Nel tentativo di ottenere gli oggetti del nostro desiderio, facciamo uso di aggressività e competitività, strumenti di certo efficaci, e ci distruggiamo ogni giorno di più in questo processo.”

(Dalai Lama)

Se un giorno dovessimo perdere l’oggetto del nostro desiderio, cadremmo in una depressione profonda. Dato che abbiamo creduto che la fonte del nostro benessere si trovasse in quella persona, in quell’oggetto o quell’idea, penseremo che ormai nulla potrà più renderci felici e ci rattristeremo.

Come sapere se soffrite di attaccamento?

Potete non rendervi conto di essere attaccati a qualcosa o qualcuno, grazie alla vostra abilità nell’auto-inganno. Imparate a riconoscere i segnali che indicano un attaccamento eccessivo:

  • Siete ossessionati. Se vi rendete conto che i vostri desideri sono diventati bisogni primari e che non vi riuscite a saziare, soffrite di dipendenza emotiva. I verbi “preferire” e “desiderare” non esistono più, ormai “avete bisogno” di stare molto vicini alla fonte della vostra finta felicità, affinché la vostra vita vada avanti. È una situazione simile alla dipendenza dalle droghe: il dipendente ha bisogno di una dose sempre più consistente per poter provare lo stesso piacere che provava all’inizio.
  • Mancanza di autocontrollo. Le persone che si aggrappano alle cose non sono capaci di regolare il proprio comportamento e compiono azioni impulsive, viscerali, prive di ragionamento logico. È come se fossero fuori di sé e si trasformassero in schiave del loro oggetto del desiderio. Smettono di essere padrone della loro vita e diventano esseri dipendenti.
  • Sofferenza estrema in assenza dell’oggetto a cui si è attaccati. Nell’organismo si crea un cocktail emotivo molto potente, simile all’astinenza, e tutto perché non si ha a fianco l’oggetto del desiderio.
  • Volontà di mantenere il legame ossessivo nonostante provochi dolore. Se sapete che il legame vi fa soffrire, ma restate bloccati in questa situazione senza trovare la forza di staccarvi, allora soffrite di attaccamento, siete convinti che non potreste farcela in una circostanza diversa. Credete erroneamente che la vita sarebbe ancora peggio al di fuori di quella situazione; in realtà è proprio quella circostanza ad impedirvi di vedere tutto ciò che la vita ha da offrirvi. Avete gli occhi bendati e non riuscite a vedere al di là del vostro naso.

Imparare a lasciar andare è meno doloroso del previsto

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Per crescere emotivamente e sentirci persone più forti, libere ed indipendenti, dobbiamo mettere in pratica la filosofia dello “staccamento”. Non vuol dire che dobbiamo togliere dalla nostra vita tutto quello che ci piace o ci provoca piacere: dobbiamo staccarci da quello da cui siamo ossessionati, da quello di cui crediamo di avere bisogno per essere felici e senza cui pensiamo di non poter andare avanti.

Non bisogna essere schiavi di niente e di nessuno, dobbiamo essere padroni di noi stessi e della nostra vita. A questo scopo, seguite questi passaggi:

  • Cambiate la parola “ho bisogno” con “desidero” o “preferisco”;
  • Siate consapevoli del fatto che non siete padroni di niente e di nessuno, quindi nulla vi appartiene, ma potete godervi ciò che avete nel momento presente;
  • Siate passionali e speranzosi, ma non soffrite per cose di cui in realtà non avete bisogno;
  • Mettete in pratica la filosofia dello staccamento nella vostra vita quotidiana: buttate via ciò che usate appena, tagliate i ponti con le persone che vi fanno male, siate coraggiosi!

E ricordate: a volte aggrapparsi alle cose è più doloroso che lasciarle andare.