Annie Wilkes, amore e ossessione

· 4 dicembre 2018
Annie Wilkes è un personaggio con una personalità molto complessa, aggressiva, ossessiva e bipolare.

Se ripassiamo la filmografia di Kathy Bates, troveremo titoli come Titanic o Pomodori verdi fritti alla fermata del treno. Tuttavia, fra tutte le grandi produzioni nelle quali l’attrice statunitense ha partecipato, c’è un nome che brilla in special modo: Misery non deve morire. Parlare di questa pellicola significa parlare della brillante interpretazione di Bates nel ruolo di Annie Wilkes, l’indimenticabile cattiva che vinse l’oscar come migliore attrice.

Che cos’ha Annie Wilkes di così speciale? Spesso i cattivi ci intrigano, ci perturbano e ci affascinano. I cattivi in generale di solito destano l’interesse del pubblico e anche le loro critiche. Il fascino di Annie Wilkes, però, è diverso.

Si tratta di un personaggio che risulta così reale e verosimile da far venire i brividi. Chi si aspetterebbe che un’infermiera in pensione, che è stata a capo del reparto di maternità, nasconde un personaggio feroce?

La perfetta interpretazione di Kathy Bates

Annie Wilkes è un personaggio con una personalità molto complessa, aggressiva, ossessiva e bipolare. Ciò nonostante, l’immagine che proietta al mondo è molto diversa dalla realtà. Il film Misery non deve morire (1990), diretto da Rob Reiner, è un adattamento del romanzo Misery di Stephen King. Nel romanzo viene approfondito di più il passato del personaggio e si fa luce su alcuni dati che sono stati omessi nella versione cinematografica.

Il lavoro di Kathy Bates, però, è così sublime che risulta essere la perfetta incarnazione di questa cattiva. Desta l’interessa del pubblico e ci mantiene in costante agonia come se stessimo vivendo personalmente le torture alle quali viene sottoposto l’acclamato scrittore Paul Sheldon. L’interpretazione di Bates è stata acclamata dal pubblico e dalla critica e viene considerata una delle migliori interpretazioni femminili di tutti i tempi. In più, Bates è stata la prima donna a vincere un Oscar per la miglior attrice in un thriller.

Qualora non abbiate visto il film o non letto il romanzo di King, vi sconsigliamo di continuare la lettura di questo articolo, dato che ci addentreremo nel mondo della perturbata Annie.

Durante una grande nevicata, l’acclamato scrittore dei romanzi di Misery, Paul Sheldon, ha un incidente e viene soccorso da Annie Wilkes, la quale si autoproclama la sua ammiratrice numero uno. In un luogo inospitale e con solo due personaggi, ci addentriamo in un’autentica storia di terrore; asfissiante e atroce, così è Misery non deve morire.

L’illusione di Paul Sheldon

Wilkes è una donna di mezza età, robusta e abbastanza sobria. Il suo aspetto è dei più semplici, senza grandi gioielli né accessori lussuosi. Potremmo facilmente catalogarla come conservatrice, data la sua apparenza. Non usa trucco, la sua capigliatura è semplice e l’unica cosa che risalta nel suo aspetto è una piccola croce d’oro appesa al collo. Questa croce, così comune e tradizionale, è un elemento che abbiamo visto in un’infinità di occasioni e che può darci un’idea in merito alla personalità di Wilkes.

Tuttavia, questo piccolo elemento che associamo al cattolicesimo e quindi ai valori della religione, contrasta con la vera personalità di Annie. A sua volta, la piccola fattoria nella quale vive ci fa pensare a una persona semplice e tranquilla, anche se un po’ pacchiana, dato che è arredata con elementi molto appariscenti e antichi, come la collezione di piccole figure di porcellana. Questo arredamento sembra anche ben calcolato. Annie Wilkes, infatti, è capace di percepire fino al più piccolo cambiamento, lasciando intravedere una personalità ossessiva.

Annie Wilkes

All’inizio Paul Sheldon crede di essere in buone mani. Dopo aver avuto in incidente, si sveglia a casa di un’infermiera in pensione che, curiosamente, risulta essere una sua ammiratrice. Gli promette di prendersi cura di lui e di aiutarlo a guarire. Gli dice che ha avvisato i suoi familiari e l’ospedale, e che appena apriranno le strade lo porterà all’ospedale più vicino.

Annie Wilkes, ritratto del male

Nulla di più lontano dalla realtà. A poco a poco Annie inizia a mostrare segni di bipolarismo: da un tono gentile e benevolo passa ad attacchi isterici, rabbiosi e aggressivi. È come se non riuscisse a contenere se stessa quando scopre che Paul Sheldon ha deciso di uccidere Misery Chastain nel suo ultimo romanzo. Ci accorgiamo anche che questa personalità aggressiva e ossessiva sembra essere sempre esistita nella donna. Lei stessa racconterà un episodio della sua infanzia nel quale si era arrabbiata profondamente al cinema per l’incoerenza di uno dei suoi personaggi preferiti.

La solitaria Annie Wilkes sembra possedere un lato tremendamente infantile, che ama fantasticare con i personaggi dei romanzi; una fangirl dei suoi tempi. Aveva scoperto i romanzi di Misery quando stava attraversano un brutto momento e l’avevano aiutata a evadere. Annie Wilkes sognava con queste storie fino al punto di ossessionarsi e rapire l’autore.

Scoprendo che la protagonista muore nell’ultimo libro, la sua personalità diventa molto fredda. La piccola fattoria si trasforma in un vero e proprio inferno per lo scrittore Paul Sheldon. E la donna fa uscire una malvagità degna di una delle migliori cattive che si siano mai viste al cinema.

Annie Wilkes con coltello

L’esposizione del successo

Purtroppo il successo può essere molto pericoloso. Essere un personaggio pubblico rende la nostra intimità oggetto di dibattito, discussione e suscettibile alle critiche. Un errore, un commento sbagliato, una risposta sfortunata o semplicemente una determinata reazione possono rendere la nostra vita un inferno. Allo stesso tempo, esistono persone che si ossessionano con alcuni personaggi famosi, ossessioni che possono essere molto pericolose.

Annie Wilkes adora Paul Sheldon, è innamorata di lui. Non della sua vera persona, però, bensì di un’immagine idealizzata che ha creato nella sua testa. Questo amore così ossessivo, insieme a diversi disturbi mentali, di cui evidentemente soffre, la portano a rapirlo e torturarlo. Come è possibile che qualcuno che ama tanto una persona possa arrivare a farle male? Perché non si tratta di vero amore, bensì di un’amore idealizzato e reso ossessione.

Annie Wilkes e Paul Sheldon

Nel caso di Annie Wilkes risulta inquietante, ma anche molto reale. Non è la prima volta che una persona si ossessiona con il suo idolo. Possiamo citare, per esempio, l’assassinio di John Lennon per mano del suo ammiratore Mark David Chapman.

Tutto ciò porta a interrogarci sull’effettiva libertà di un artista. Sono davvero liberi di scegliere cosa scrivere? La risposta è no. Fin dall’inizio vediamo l’importanza della sua agente letteraria, i suoi consigli e come cerca di guidare Sheldon verso una lettura più commerciale.

La perdita della creatività

L’autore è stanco di Misery, vuole cominciare una nuova avventura e magari sperimentare altri generi. Questa scelta disturba il mondo editoriale e i suoi ammiratori che la vedono come un’infedeltà alla sua opera. L’editoria, proprio come nel mondo del cinema, cerca sempre opzioni più proficue, che piacciono al pubblico di massa, senza dare troppa importanza alla qualità dell’opera o se rispetta l’idea iniziale dell’autore.

Misery non deve morire mostra l’altro lato della vita dello scrittore. La perdita della libertà creativa. Annie Wilkes si trasforma nella nuova consulente di Sheldon e lo obbliga a scrivere quello che lei vuole e come lo vuole. In più, a poco a poco scopriamo che ha commesso degli assassini e che la sua cattiveria la accompagna da sempre. Si tratta di un personaggio che inquieta per il suo realismo, per il suo oscuro passato come infermiera assassina e per la sua profonda ossessione che la porta alla pazzia.

“Sono la tua ammiratrice numero uno.”

-Annie Wilkes-