Aporia o la saggezza della contraddizione

21 novembre, 2020
È nato prima l'uovo o la gallina? Poche figure stimolano tanto la riflessione e la contraddizione intrinseca quanto le aporie. Nodi argomentali che ci invitano a considerare che la vita è fatta di paradossi in antitesi.

Il termine “aporia” deriva dal greco e può essere definito come uno stato di indecisione o perplessità di fronte a due argomenti opposti, ma accettabili. Ne sono un esempio “essere o non essere” di Shakespeare o la classica domanda “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Questioni impossibili da risolvere, dilemmi filosofici che non ci portano da nessuna parte.

Tuttavia, al tempo di Platone e Socrate, questi ragionamenti rappresentavano un prezioso esercizio per prepararsi ai dibattiti e alle questioni dialettiche profonde. Lo scopo era sollevare un dubbio; formulare una domanda retorica e transitare, in questo modo, nell’ambiguità del mondo, nella contraddizione della vita e tra le intricate argomentazioni, sensate e insensate allo stesso tempo.

Dobbiamo accettare che la stessa realtà che ci circonda è piena di insopportabili aporie. Siamo, per dirne una, una società globalizzata e incredibilmente individualista. Siamo liberi, ma al contempo vittime di mille condizionamenti, di infiniti meccanismi che ci modellano e ci standardizzano.

L’aporia è la saggezza della contraddizione, quella saggezza che ci invita alla riflessione profonda, ma non conduce da nessuna parte.

Donna con capelli di nuvole e corpo di bosco.

Che cos’è l’aporia e quali finalità ha?

Quando si parla di aporie, è inevitabile citare i sofismi del filosofo greco Zenone. Il più famoso è il paradosso di Achille e la tartaruga. L’argomento su cui poggia è la non esistenza del movimento in quanto tale. Lo stoico concepiva il movimento come una successione di stati di riposo, ovvero come una somma di immagini statiche.

Per Zenone, la tartaruga poteva essere veloce quanto Achille piè veloce, o anche di più; il movimento, come il tempo, è una mera illusione. Così, partendo da questa premessa, spiegava che se scocchiamo una freccia, in realtà essa non si muove. Il suo movimento è il risultato di una somma infiniti di punti di riposo.

Come possiamo confutare questo ragionamento? Se ci basassimo sulle leggi della meccanica o sulle leggi di Newton, potremmo respingerle decisamente. Ma se facciamo nostra la prospettiva di Zenone sul susseguirsi degli stati di riposo, possiamo accoglierla. Questi esempi ci fanno capire quanto ci sia familiare, in realtà, la sensazione di aporia.

In fin dei conti, è quell’incertezza che a volte sperimentiamo quando ci imbattiamo in due idee contraddittorie ma ugualmente interessanti, se non valide. È un nodo di perplessità che, sebbene non sia direttamente risolutivo, ci invita a riflettere.

Decostruire per scoprire: il valore della contraddizione quotidiana

“Aporetico” è un aggettivo interessante che dovremmo ricordare più spesso. Potrebbe essere un bene acquisire questo esercizio di pensiero e di riflessione. Ci aiuterebbe a decostruire molte delle nostre realtà per scoprire, infine, che esistono più possibilità, prospettive e dimensioni.

Decostruire, parlando di aporia, significa permetterci di scoprire la contraddizione; significa accettare nella nostra quotidianità che possano convivere idee opposte nell’essenza e nel fondamento, ma nondimeno accettabili. E che possiamo imparare da ogni approccio alle questioni, anche se inconciliabili.

Lo scopo principale di questo esercizio è risvegliare il dubbio e riflettere; accettare gli opposti come un elemento aggiuntivo della nostra vita.

Tipi di aporia

Attualmente usiamo il termine aporia come sinonimo di difficoltà. Con essa indichiamo un vicolo cieco, una sfida senza apparente soluzione razionale. Tuttavia, nella filosofia greca era una sorta di indovinello, un esercizio che incoraggiava il dialogo, lo scambio di idee, di teorie e approcci alla conoscenza.

Non dovremmo vedere l’aporia come un nodo gordiano privo di senso. Lo stato di incertezza dovrebbe invitare all’analisi e alla ponderazione. Risulta dunque interessante comprendere le sue due forme.

Argomentale: l’aporia che parte dal dubbio

In questo tipo di aporia il punto di partenza è sempre una domanda, una questione che viene proposta per invitarci a riflettere pur sapendo che non esiste una risposta definitiva. Lo scopo è essenzialmente stimolare il pensiero e e la discussione.

È interessante sapere che la maggior parte delle aporie parte sempre da una domanda. “È nato prima l’uovo o la gallina?”, “possiamo credere sempre a ciò che vedono i nostri occhi oppure vediamo attraverso la nostra interpretazione della realtà e i giudizi personali?”, “il colore arancione prende il nome dal frutto o viceversa?”.

Tonale: parte da un’opinione

In questo caso ci troviamo di fronte a un’aporia alquanto aggressiva o, almeno, perentoria. Qui non si cerca il dialogo, bensì di imporre la propria verità. È come se ci limitassimo a dire che la gallina è nata prima dell’uovo, punto e basta. L’idea continua a creare perplessità, ma l’affermazione ha un tono sicuro e cerca di convincerci della sua verità.

Sarà quindi più adeguato ricorrere alle aporie argomentative, e partire da una domanda. In altre parole, dall’aporia che stimola il confronto e la riflessione.

Conclusioni

Al di là delle metafore classiche e delle domande retoriche che Platone e Aristotele usavano per i loro allievi, c’è un fatto innegabile. La contemporaneità è permeata di aporia. La politica, la società, il mondo della pubblicità e tanto altro, non smettono di albergare paradossi sconcertanti per la loro inconsistenza.

È vero che dalla nostra posizione non possiamo risolverli. L’inconciliabilità a volte è costante, possiamo capire i diversi punti di vista, ma restiamo comunque colmi di dubbi. Comprendere ciò, accettarlo e riflettere su quegli universi antagonistici è positivo e ci arricchirà con la saggezza della contraddizione.

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  • Aguirre Santos, Javier. (2007) La aporía en Aristóteles. Libros b y k 1-2 de La Metafísica,. Camino al ser. Dykinson, 2007. 355 págs.
  • Kofman, Sarah (1983). “Beyond Aporia?”. In Benjamin, Andrew (ed.). Post-Structuralist Classics. London: Routledge. pp. 7–44.
  • Vasilis Politis (2006). “Aporia and Searching in the Early Plato” in L. Judson and V. Karasmanis eds. Remembering Socrates. Oxford University Press.