Brevi racconti su cui riflettere

14 Luglio 2019
Questi brevi racconti su cui riflettere ci parlano dell'importanza di andare oltre le apparenze. Guardare solo la superficie ci impedisce di conoscere le forze nascoste che muovono la realtà.

I 3 brevi racconti che vi proponiamo oggi sono tutte storie senza autore, tramandate negli anni dalla cultura popolare. Ciò che li accomuna è che celano un insegnamento.

Narrano di eventi in cui si affrontano due realtà; una più superficiale, e che per questo sembra più reale, l’altra nascosta e, pertanto, più difficile da percepire.

“Non tutto quel ch’è oro brilla, Né gli erranti sono perduti.”

-J. R. R. Tolkien-

Questi brevi racconti trasmettono l’idea che non sempre le cose sono come appaiono. Per comprendere il mondo, è necessario andare oltre le apparenze e interrogarsi sul perché delle cose.

3 brevi racconti su cui riflettere

1. La rosa e il rospo

Questo breve racconto ci parla dell’equilibrio. Narra di una rosa rossa in un giardino, molto ammirata e considerata da tutti la più bella al mondo. La rosa fremeva di gioia a ogni lusinga. Tuttavia, desiderava essere ammirata più da vicino e non capiva perché tutti la osservassero da così lontano.

Rosa rossa brevi racconti

Un giorno notò ai suoi piedi un rospo enorme e scuro. Non era affatto bello, con il suo colore spento e le brutte macchie sulla pelle. Inoltre, aveva anche degli spaventosi occhi sporgenti. La rosa capì che la gente non si avvicinava proprio a causa di questo animale.

Subito ordinò al rospo di andarsene. Non si rendeva conto che rovinava la sua immagine? Il rospo, molto umile e obbediente, accettò all’istante. Non voleva disturbare, pertanto se ne andò.

Nel giro di pochi giorni, la rosa cominciò a sfiorire. Le foglie e i petali cominciarono a cadere. Nessuno voleva più guardarla. Passò da quelle parti una lucertola e vide la rosa piangere, dunque le chiese quale fosse il suo problema e lei rispose che le formiche la stavano uccidendo. Allora, la lucertola disse ciò che la rosa già sapeva: “Il rospo mangiava le formiche e ti permetteva di essere bella“.

2. Le rane nel pozzo

Questo racconto ci parla del potere delle opinioni altrui. Narra di un nutrito gruppo di rane che aveva l’abitudine di andare a divertirsi nella foresta. Cantavano e saltavano fino al tramonto. Ridevano a crepapelle ed erano inseparabili.

Un giorno, in una delle solite uscite, decisero di esplorare una nuova foresta. Avevano già iniziato a giocare, quando tre di loro caddero in un pozzo profondo che nessuna aveva notato. Le altre rimasero scioccate. Guardarono nel pozzo e videro che era troppo profondo. “Le abbiamo perse”, esclamarono.

Le tre rane nel pozzo tentarono di scalarne le pareti, ma era troppo difficile. Dopo appena un metro di arrampicata, ricadevano indietro. Le altre in superficie commentavano che ogni sforzo era ormai inutile. Come avrebbero mai potuto risalire un pozzo così profondo? Dovevano rassegnarsi. Ormai non c’era più niente da fare.

Due delle rane udirono i commenti e si arresero. Pensavano che le altre, in superficie, avessero ragione. La terza rana, al contrario, continuò ad arrampicarsi e a cadere, e dopo qualche ora riuscì a liberarsi. Le altre rimasero stupite. Una chiese subito, “Come hai fatto?” Ma la rana non rispose. Era sorda.

Raganella

3. Il leone timoroso, ultimo dei racconti brevi

Il terzo racconto ci parla della paura. La storia ha inizio nella bellissima savana africana, dove un leone si smarrì dal suo branco. Vagò per 20 giorni, ma non riuscì a ritrovarli. Aveva fame e sete, e anche tanta paura di rimanere solo.

Finalmente scorse uno stagno di acqua fresca, che raggiunse subito con tutte le forze. Stava morendo di sete e aveva bisogno di bere un po’ di liquido vitale. Tuttavia, appena raggiunse la riva, vide riflessa sull’acqua l’immagine di un leone assetato. A quel punto, fece un passo indietro. “Lo stagno ha già un proprietario” pensò.

Quella notte rimase nelle vicinanze, ma non osò tornare allo stagno. Se l’altro leone lo avesse visto, probabilmente lo avrebbe attaccato per aver invaso il suo territorio. E lui non se la sentiva di affrontare nessuno. Passò un giorno e il sole continuava ad ardere.

La sete era così tanta che il leone decise di rischiare. Non ne poteva più, quindi si avvicinò cautamente allo stagno e quando raggiunse la riva vide di nuovo il leone. Era così assetato che non gli importava più. Mise subito la testa dentro l’acqua fresca per bere. In quel momento, il leone scomparve: aveva solo visto il suo riflesso. Ecco cosa succede con le paure: scompaiono quando le si affronta.

Leone che si abbevera

  • Cabiya, P. (1999). Historias tremendas. Isla Negra Editores.