7 caratteristiche di un capo tossico

8 ottobre 2017 in Psicologia 1827 Condivisi

Un capo tossico è un capo che impiega in modo inadeguato il potere che deriva dal suo ruolo. Tutti gli studi sulla psicologia del lavoro indicano che un rapporto sano tra i vari membri di una squadra porta a maggiore produttività e ad un miglioramento dei risultati. Nonostante ciò, purtroppo, sono numerosi i dirigenti che fanno ricorso a comportamenti o metodi del tutto nocivi per i loro dipendenti.

Questi “leader” ricordano i rapporti che esistevano nei sistema feudali. Sono persone che hanno una concezione autocratica del potere e che non si preoccupano delle ripercussioni negative del loro comportamento. Percepiscono l’azienda o l’organizzazione come una macchina che deve funzionare alla perfezione e in cui i dipendenti subordinati sono solo dei pezzi dell’ingranaggio. Un capo tossico si concentra più sui risultati che sui processi.

È stato dimostrato che una leadership positiva genera un’efficienza maggiore. I rapporti democratici e orizzontali ottengono, con il tempo, maggiore rispetto da parte dei lavoratori. Un vero leader ha soprattutto un’autorità morale sugli altri. Non ha bisogno di sanzioni o punizioni affinché i suoi dipendenti si impegnino a raggiungere gli obiettivi dell’azienda, bensì motiva e premia per aumentare il loro senso di appartenenza e il loro impegno.

Un capo tossico, invece, usa la paura come arma. È questo lo strumento che impiega per far perseguire ai dipendenti gli obiettivi dell’azienda. Anche se a breve termine questo metodo potrebbe funzionare, a medio e lungo termine affossa l’azienda: i dipendenti, infatti, si sentiranno frustrati e coglieranno la prima occasione per abbandonare la compagnia. Per questo motivo, si tratta di un leader che risulta nocivo per tutta l’azienda. Oggi vi vogliamo illustrare alcune delle sue caratteristiche principali.

Caratteristiche di un capo tossico

1. È arrogante

Un capo tossico crede che ostentare il suo potere lo renda migliore degli altri. Non importa com’è arrivato a sedere dietro quella scrivania: si sente sempre superiore per il semplice fatto di essere un dirigente. Crede, inoltre, che, poiché è il capo, ha il diritto di trattare gli altri come se valessero meno di lui.

Capo tossico che annulla i dipendenti

La sua arroganza si rende manifesta nei suoi gesti, nel tono che impiega quando parla e nel modo in cui dirige le attività. Vuole essere intimidatorio e interpreta il timore dei suoi dipendenti come un segnale positivo. L’arroganza, però, è sempre un segno di insicurezza e di mancanza di fiducia in se stessi e raramente corrisponde a una reale superiorità.

2. Non sa ascoltare né comunicare

Una delle caratteristiche più evidenti di un capo tossico è la sua difficoltà ad ascoltare gli altri. Una persona del genere crede che fare attenzione a ciò che dicono i dipendenti significhi dare loro un’importanza che non meritano. Ascoltare un subordinato equivale a ridurre il potere che si ha su di lui.

Un capo tossico non è nemmeno in grado di comunicare. Anzi, potrebbe addirittura rendere inutilmente complicate le sue istruzioni al semplice scopo di intimidire i suoi dipendenti. Utilizza espressioni categoriche nell’intento di sottolineare che è lui ad avere l’ultima parola su tutto. Tende a sminuire ciò che dicono gli altri con l’indifferenza o rispondendo in modo irrispettoso.

3. È inflessibile e maniaco del controllo

Un capo tossico non capisce la differenza tra dirigere e controllare. Non ha nemmeno idea della differenza tra essere un leader e comandare. Non si fida delle persone con cui lavora e per questo crede che la migliore strategia sia controllare ogni loro azione, anche la più piccola. Dà per scontato che il suo ruolo sia soprattutto di controllo e punizione costante dei comportamenti che ritiene inadeguati.

Capo tossico con testa di squalo

Un capo tossico è anche inflessibile: vede sempre tutto o bianco o nero. Crede che essere forte equivalga a essere rigido e che un atteggiamento troppo flessibile possa farlo apparire debole agli occhi degli altri. Per questo motivo, non ammette discussioni sui suoi ordini o sulle idee che impone. Le cose devono essere fatte esattamente come dice lui: altrimenti, si incorre in una punizione.

4. Non è capace di gestire i conflitti

I capi tossici vedono la rabbia di buon occhio. Partono dal presupposto che il malumore e l’irritabilità siano segno di serietà e responsabilità nel lavoro. Interpretano questi atteggiamenti come un’espressione di impegno e rigorosità. Per questo, spesso danno ordini in tono rabbioso o credono di poter risolvere un problema urlando. Credono di avere il diritto di “sgridare” i loro dipendenti.

Se hanno un problema con uno dei dipendenti, di solito lo risolvono attraverso nuovi ordini o applicando delle sanzioni. Non si interessano alle reazioni o allo stato d’animo dei loro collaboratori. Credono che se non rispettano le regole in tutto e per tutto, lo fanno per mancanza di voglia o di personalità. Un capo tossico genera un’atmosfera di tensione e repressione in ufficio, perché ritiene che sia il modo migliore di mantenere un buon ritmo di lavoro.

5. Rifiuta qualsiasi iniziativa

Avere iniziativa è un segno di autonomia, forza e capacità. Per questo, per un capo tossico i dipendenti che dimostrano intraprendenza rappresentano una minaccia. Un capo del genere arriva persino a pensare che gli impiegati si stiano prendendo delle libertà che non dovrebbero avere o interpreta le proposte altrui come una sfida alla sua autorità. Respingono, dunque, qualsiasi persona che abbia spirito di iniziativa o proponga delle idee per migliorare il lavoro.

Capo tossico che sgrida i dipendenti

Per un capo del genere c’è solo un modo di fare le cose: il suo. I dipendenti capiscono in fretta questa logica e imparano che pensare con la loro testa o cercare di proporre miglioramenti equivale a provocare il capo. Tutto questo va a discapito dell’azienda, che si vede privata dei dipendenti che potrebbero alimentarla con iniziative utili per l’organizzazione o la produttività dell’impresa.

6. Non sa gestire il tempo

Un’adeguata gestione del tempo è fondamentale per evitare intoppi nelle attività. Uno degli aspetti che rende un capo un pessimo dirigente è proprio la gestione sbagliata del tempo. Questa include una cattiva pianificazione delle attività o errori nel determinarne la priorità.

Un comportamento tale da parte di un dirigente genera un ambiente di lavoro caotico. Molto spesso bisognerà portare a termine alcuni compiti in tempo record. Altre volte ci saranno periodi in cui non c’è niente da fare. In questi casi, i dipendenti stessi proveranno una sensazione di instabilità e disordine che genererà una dose maggiore di stress e tensione.

7. Ignora i bisogni degli impiegati

Un cattivo capo non ha idea di quali siano i bisogni dei suoi lavoratori. Di fatto, non è minimamente interessato a scoprirlo. Crede che le relazioni di lavoro debbano essere del tutto distaccate dagli aspetti personali e che questi siano irrilevanti per lo svolgimento delle attività lavorative quotidiane. Tutto questo è un ostacolo all’interno del panorama lavorativo.

Un capo tossico è convinto che i bisogni personali dei lavoratori non abbiano niente a che fare con la loro produttività. Poiché vede tutto bianco o nero, dà per scontato che un problema personale nella vita di un impiegato sia solo una scusa per non portare a termine il lavoro o per giustificare un errore. Queste persone non riescono a vedere i loro impiegati come delle persone, solo come dei lavoratori.

Capo tossico che mette pressione

Anche se in ogni paese ci sono leggi che hanno l’obiettivo di proteggere i lavoratori, la verità è che ci sono ancora molti capi che si muovono al confine tra legalità e illegalità. Fingono di non conoscere i diritti dei loro impiegati e utilizzano la scusa della “volatilità” delle relazioni umane per nascondere i loro abusi.

I capi tossici abbondano, specialmente nei periodi di crisi. Sanno che possono oltrepassare il limite e che buona parte dei loro impiegati non dirà nulla per paura di perdere il lavoro. Tuttavia, ogni lavoratore dovrebbe essere consapevole dei suoi diritti e avere la possibilità di segnalare, pur sempre in modo rispettoso, quando sente di essere vittima di un maltrattamento.

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