Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino

10 settembre, 2020
Con la colonna sonora di culto composta da David Bowie, questo film è una cruda rappresentazione della discesa di una giovane donna nella spirale della tossicodipendenza.

Christiane F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino è un film tedesco diretto da Uli Edel. Consacrato come film di culto per un’intera generazione e per quelle a seguire, ha ottenuto incassi record in tutta Europa. La sceneggiatura è basata sulla vera storia di Christiane Vera Felscherinow, ragazza che diventa dipendente dall’eroina e prostituta all’età di 13 anni.

Il cameo di David Bowie e la colonna sonora sono due dei tanti elementi che hanno reso celebre questa pellicola. La maggior parte del film è stata girata nel quartiere berlinese di Charlottenburg, intorno al Bahnhof zoo, centro dello spaccio e della prostituzione della Berlino Ovest degli anni ’70.

La tetra stazione della metropolitana, i binari della ferrovia, i sottopassaggi e i vicoli dipinti nel libro e mostrati nel film hanno fatto entrare il Bahnhof zoo nell’immaginario collettivo della droga e del degrado delle grandi città europee.

Per mantenere l’assoluta autenticità dei fatti, alle riprese partecipò gente della strada, veri tossicodipendenti assunti come comparse alla stazione metropolitana.

Oggi la fermata Berlin Zoologischer Garten è stata bonificata e non troverete niente di quanto descritto nel libro. Nonostante ciò, il cinema ha reso questa location un luogo eterno, simbolo della mostruosità di una droga come l’eroina.

Christiane F. nella vita reale

Christiane F. è Christiane Vera Felscherinow, nata il 20 maggio 1962 ad Amburgo. Nel 1968 la sua famiglia si trasferisce a Berlino. Cresce in un ambiente molto difficile, con un padre alcolizzato che abusa di lei davanti alla madre messa alle strette dalla paura, ma che alla fine decide di porre fine a questo matrimonio tossico.

A dodici anni Christiane entra in contatto dapprima con le droghe leggere, poi con le droghe pesanti fino a diventare dipendente dall’eroina. A quattordici anni si prostituisce alla stazione a causa della sua tossicodipendenza. In quel periodo viene chiamata a testimoniare a un processo per pedofilia, in cui un uomo era accusato di aver dato eroina ad alcuni minori in cambio di sesso.

Il libro autobiografico

Incuriositi dalla sua testimonianza, i giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck della rivista tedesca Stern decidono di intervistare Christiane per puntare i riflettori sul problema della droga, che in quegli anni mieteva centinaia di vittime.

La sedicenne Christiane accetta di raccontare la sua storia. Le interviste registrate danno forma a una cruda e amara biografia, inizialmente pubblicata a capitoli sulla rivista e poi trasformatasi in un libro nel 1978.

Il libro biografico scritto dai due giornalisti intitolato Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è stato tradotto in diciotto lingue e ha venduto cinque milioni di copie in tutto il mondo. In Germania, è persino lettura obbligatoria nelle scuole.

Dopo il libro, il film e la fama mondiale

Nel 1981 il regista Uli Edel decide di girare un film basato sul libro, scegliendo l’attrice Natja Brunckhorst per il ruolo di Christiane. Il film riscuote un enorme successo, provocando al tempo stesso grande scalpore e scompiglio.

La storia “scomoda” di Christiane balza agli occhi dei media in tutto il mondo, mettendo sotto i riflettori la vita della protagonista che, nonostante brevi periodi di disintossicazione, per molti anni non è riuscita a uscire da quest’incubo. Oggi la vera Christiane F. vive a Berlino, lontana dai fantasmi del Bahnhof zoo, ma prende ancora la sua dose giornaliera di metadone.

Christiane F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino

Il film ci mostra Christiane come una normale giovane adolescente, a cui piace la musica rock e che ama restare in giro fino a tardi con gli amici. Vive in un piccolo appartamento della periferia di Berlino, con la sorella e la madre, che dopo aver lasciato il marito alcolizzato ha deciso di convivere con un altro uomo.

Christiane è infastidita dalla presenza costante del fidanzato della madre e comincia a frequentare dei nuovi amici conosciuti a una festa. Insieme a loro inizia a provare alcol, marijuana e droghe sintetiche e oppiacei fino a quando, durante un concerto di David Bowie, sniffa per la prima volta l’eroina. Chiarisce che è “solo per curiosità”, ma la sensazione di piacere e fuga dalla realtà è troppo forte. In questo periodo conosce Detlef, un giovanissimo tossicodipendente di cui si innamora.

Le esibizioni dei giovani attori sono magistrali. Soprattutto quella della giovanissima attrice Natja Brunckhorst, che non aveva mai recitato prima e che ci regala un’interpretazione indimenticabile.

Christiane perde presto la sua innocenza e si ritrova in un tunnel angusto dal quale non riesce più a uscire. La scena in cui i due giovani cercano di superare una terribile crisi di astinenza rinchiusi in una stanza è davvero scioccante.

Christiane F. e la sua discesa negli inferi

Il cedimento fisico e spirituale di Christiane è ormai al culmine: per comprare la droga, comincia a prostituirsi alla fermata e nei dintorni dello zoo.

A questo punto il film è implacabile nel ritrarre la cultura della droga della Berlino Ovest. Forti scene, come quelle di un tossicodipendente che salta su un water per rimuovere l’ago dal braccio di Christiane e rubarle la dose, sono difficili da digerire.

Le reazioni alle notizie dei morti per overdose e le facce pallide e tristi dei tossicodipendenti in fila alla stazione della metropolitana, difficili da dimenticare.

Non possiamo giudicare le scelte che portano una persona verso la tossicodipendenza: cerca di calmare il suo mal di vivere rifugiandosi in un mondo che la consuma fisicamente e psicologicamente.

Molti non hanno una famiglia su cui contare, cure mediche o motivi per lottare. Vogliono solo rimanere nel “limbo” tra la vita e la morte creato dall’eroina. E nonostante ciò, continuano a soffrire.

I ragazzi dello zoo di Berlino sono anime intrappolate in un luogo da cui nessuno è riuscito a tirarle fuori, entrati nella memoria collettiva grazie a storie e testimonianze come quella di Christiane F.