Ciack, azione… Si gira!

25 febbraio 2015 in Emozioni 0 Condivisi

Qualche tempo fa mi trovavo dalla mia psicologa e stavo parlando con lei della difficoltà di trovare il mio posto nel mondo: avevo la sensazione di non farcela e mi sentivo stanca di restare ferma mentre tutto intorno a me si muoveva in continuazione. Le sue parole in quell’occasione mi hanno davvero aperto un mondo: “Vivi come se stessi recitando in un film“, mi ha detto.

All’inizio quest’affermazione mi ha sorpreso, perché avevo sempre ritenuto di essere una persona che agiva in modo coerente, facendo le cose per bene. Tuttavia, ho deciso di andare a fondo nella questione e iniziare un’analisi introspettiva.

Vivere recitando

In questo modo, mi sono resa conto che ci sono persone con cui mi relaziono senza averne voglia; che ho messo molto impegno nel frequentare gente che ritenevo contasse qualcosa, mentre in realtà ero schiava del sistema e di un circolo sociale che mi obbligava a circondarmi di conversazioni che in realtà non mi interessavano e di persone che avevano una visione troppo distante dalla mia. Familiari che tratto in modo speciale soltanto per mantenere una certa apparenza.

A chi non è successo di capire che non sopportava più un amico, un cugino o un cognato? Chi non è fuggito a gambe levate dalla casa della suocera? Vi è capitato di vedere un film o una partita che piaceva solo a qualcun altro, pur di compiacerlo? Di andare alla festa di compleanno di una collega insopportabile? Alcune volte capita persino di non amare più il partner, ma di continuare la relazione diventando schiavi dell’abitudine, per paura del giudizio degli altri o della solitudine. E così, recitiamo. Iniziamo a perdere la nostra spontaneità e autenticità, e così ci neghiamo molti momenti di vera felicità. Non sfruttiamo il tempo libero che abbiamo, al di fuori dei nostri impegni e, nel frattempo, la vita passa.

Perdersi e ritrovarsi

Quando ho realizzato che cosa stava accadendo, ho iniziato a fare quello che mi piaceva davvero e a buttarmi in esperienze che non avevo mai provato prima. Uscire con le mie amiche e sorelle, fare una visita a mia nonna, andare a correre, non truccarmi per tutto il weekend, stappare una bottiglia di vino in camera mia, mettere la mia playlist preferita e semplicemente rilassarmi. Senz’altro tutto questo ha avuto delle ripercussioni sul mio umore e persino la mia pelle era più fresca, più rilassata. Alcuni mi dicevano: “Stai benissimo, che cos’hai fatto?”. Tanti altri, invece, commentavano: “Sei fuori di testa!”. Ed era esattamente quello che mi era successo: ero uscita dalla mia testa, per ritrovarmi. Ero riuscita ad analizzare il contesto, per capire il perché delle mie azioni.

Prima non dedicavo abbastanza tempo a me stessa, e avevo lasciato che le responsabilità mi confondessero, e questo aveva delle ripercussioni negative sulla mia salute sia fisica che emotiva. Soffrivo di stress, esaurimento e della peggiore delle stanchezze… Quella mentale. Finché non mi sono accorta che avevo soltanto due opzioni: amarmi, o NON essere. Nel giro di qualche giorno, mi sono presa del tempo per prendere delle decisioni. Ho iniziato da quelle più piccole, lasciando per un altro momento quelle più complesse. Se qualcosa non mi piaceva, lo eliminavo dalla mia vita. E lo stesso è valso per il mio lavoro: se non ero d’accordo con qualcosa, lo dicevo apertamente. La mia assertività mi ha sorpreso, perché è bastato iniziare ad essere più decisa perché le persone mi rispettassero di più e tenessero in considerazione le mie necessità.

Così ho iniziato a prendere il controllo del mio corpo e della mia mente, e attraverso questo cammino ho affrontato anche l’interminabile lotta che avevo sempre combattuto contro i miei difetti. Ho fatto pace con essi perché ho compreso che molti non se ne sarebbero mai andati, e ora viviamo molto meglio insieme. Ho curato le mie ferite grazie all’amor… proprio. Ho iniziato a essere meno perfetta, ma più felice. Ho smesso di cullarmi nella routine e nella mia zona di confort, o nelle convinzioni che mi avevano inculcato. Senz’altro, la comodità era la mia peggior nemica, ma sono riuscita a capire che per comprendere il cuore degli altri, prima bisogna comprendere il proprio.

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