Compassione verso se stessi, perché è importante?

Avere compassione per se stessi non ci rende più deboli; al contrario, più forti. Perché se impariamo a trattarci con gentilezza, se ci perdoniamo quando ne abbiamo bisogno e impariamo a parlare a noi stessi con affetto, riusciremo ad affrontare meglio le difficoltà e le complessità della vita.
Compassione verso se stessi, perché è importante?

Ultimo aggiornamento: 29 dicembre, 2020

Avere compassione verso se stessi è tutt’altro che un atto di egoismo. Tutti noi abbiamo bisogno di praticare questo atto di cura verso noi stessi che ci consente, ad esempio, di perdonare gli errori passati e presenti, incoraggiarci nei momenti difficili o di trattarci con il rispetto che meritiamo. Poiché nessuno nasce già con questa abilità, è importante imparare a coltivarla.

Nel Decameron, Boccaccio diceva che provare compassione per i nostri simili ci rende umani. In qualche modo, sia culturalmente che socialmente, ci hanno inculcato l’idea che questa dimensione si proietti sempre dall’interno verso l’esterno. È vero che bisogna dispiacersi per coloro che soffrono e che provare questo sentimento ci rende più nobili. Tuttavia, vi è un dettaglio altrettanto importante.

La compassione deve essere proiettata anche verso se stessi. Ciò è sano, catartico e addirittura necessario. Alcune persone lo definiscono una sorta di “narcisismo sano”, ma in ogni caso quest’area psicologica va ben oltre l’amor proprio, in quanto dà esso sostegno, incoraggiamento e significato.

Ragazza seduta pensierosa vestito bianco.

Avere compassione per se stessi, la chiave del benessere psicologico

Una cosa è volersi bene e un’altra è farlo nel giusto modo. Non tutti i tipi di orgoglio sono sani, poiché l’ego smisurato provoca un narcisismo dannoso per cui non esiste nessun altro a parte se stessi. Allo stesso modo, in genere le persone che non si trattano con il rispetto e l’affetto necessario sono le più apprezzate.

Ciò nonostante, vivere la propria vita con una bassa autostima dà spazio alle ombre della depressione e di altri problemi psicologici. D’altra parte, uomini e donne incapaci di controllare il proprio dialogo interiore negativo, accusatorio e dannoso, navigano sempre alla deriva della sofferenza mentale. Perdono opportunità, instaurano rapporti di coppia infelici e raramente raggiungono la realizzazione personale.

Avere compassione per se stessi non è un atto di debolezza. A volte ci opponiamo a questo sentimento perché associamo la compassione alla pietà, a quel sentimento spesso vuoto e passivo tra la tristezza e la tenerezza verso qualcosa o qualcuno.

Abbiamo distorto questo aspetto talmente tanto che ci sentiamo a disagio a provarlo verso noi stessi. È quindi necessario riformularlo e attribuirgli l’importanza che merita.

Perché è necessario sviluppare maggiore compassione verso noi stessi?

Kristin Neff ha definito il termine “autocompassione” e ne ha descritto l’utilità per il benessere psicologico. Nelle sue ricerche lo equipara alla pratica della piena attenzione, i cui benefici per la salute mentale sono ampiamente approvati dalla scienza.

Avere compassione per se stessi significa, soprattutto, accettare l’imperfezione dell’essere umano, accettare che siamo fallibili, che commettiamo errori e sappiamo come risponderne con gentilezza e affetto. Il bisogno di sviluppare questa abilità necessaria per il benessere si applica in vari ambiti:

  • La Duke University (Stati Uniti) ha dimostrato in uno studio un dato interessante: le persone che applicano l’autocompassione nella propria vita quotidiana godono di buona intelligenza emotiva e sono più soddisfatte.
  • D’altra parte, è stato dimostrato anche che l’autocompassione è collegata a una minore incidenza di depressione e ansia. Quest’ultimo è un dato rilevante che vale la pena di contemplare.
  • Chi è in grado di essere rispettoso e affettuoso con se stesso nei momenti difficili plasma un dialogo interiore che non giudica, che non critica e che permette di accettarsi per come si è.
  • Allo stesso modo, è interessante notare che le persone che praticano l’autocompassione non cadono nei labirinti dell’eccessiva preoccupazione, in riflessioni negative che minano il benessere psicologico. (Krieger, Altenstein, Baettig, Doerig e Holtforth, 2013)

Componenti dell’autocompassione

La letteratura e la ricerca sull’autocompassione sono aumentate esponenzialmente negli ultimi anni. Sappiamo già che permettere ai pazienti affetti da depressione di praticare l’autocompassione li porterebbe più facilmente al miglioramento e alla progressiva guarigione.

Uno studio condotto dall’Università di Zurigo suggerisce di includere questo esercizio nella terapia cognitivo comportamentale. Allo stesso tempo, è interessante tenere a mente gli elementi che danno forma e corpo all’esercizio dell’autocompassione:

  • Parlarsi con gentilezza.
  • Giudicarsi in modo positivo.
  • Accettare di non essere perfetti né invulnerabili.
  • Conoscere se stessi e i propri bisogni.
  • Capire che la sofferenza, l’errore o la perdita fanno parte della vita.
  • Avere compassione per se stessi significa sapersi apprezzare e volersi bene.
  • La piena attenzione, o mindfulness, permette a sua volta di sviluppare in modo più efficace questo aspetto.
Ragazzo con occhiali davanti al mare.

Avere compassione verso se stessi consente di non dipendere dagli altri

Avere compassione per se stessi non significa autocommiserarsi né sentirsi deboli o fragili. Significa apprezzarsi in maniera autentica perché consapevoli del proprio valore. Significa a sua volta essere tolleranti nei confronti dei propri errori e abbracciare le proprie ferite interiori per incoraggiarsi ad andare avanti.

È importante considerare un altro dettaglio altrettanto interessante: l’autocompassione rende più autosufficienti nell’avvalorare emozioni, bisogni e autostima. Quando sappiamo cosa meritiamo, smettiamo di dipendere in modo assoluto dalle attenzioni altrui e, anche se le apprezziamo, non dipendiamo più così tanto dall’ambiente circostante.

In conclusione, permetterci di essere imperfetti e amarci in ogni situazione e circostanza è un esercizio di salute che vale la pena di praticare. Oggi è il giorno ideale per iniziare questo viaggio.

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  • Barnard, L. & Curry, J.F. (2011). Self-Compassion: Conceptualizations, Correlates, & Interventions. Review of General Psychology, Vol. 15, No. 4, 289–303.
  • Gilbert, P., & Procter, S. (2006). Compassionate mind training for people with high shame and self-criticism: Overview and pilot study of a group therapy approach. Clinical Psychology and Psychotherapy 13, 353-379. doi:10.100/cpp.507
  • Krieger, T., Altenstein, D., Baettig, I., Doerig, N., & Holtforth, M. G. (2013). Self-compassion in depression: Associations with depressive symptoms, rumination, and avoidance in depressed outpatients. Behavior Therapy, 44, 501-513. doi:10.1016/j.beth.2013.04.004
  • Neff, K. (n.d.). Definition of self-compassion. Self-Compassion.org. Retrieved from http://self-compassion.org/the-three-elements-of-self-compassion-2/
  • Neff, K., & Dahm, K. A. (2015). Self-compassion: What it is, what it does, and how it relates to mindfulness. In Brian D. Ostafin (Ed.) Handbook of Mindfulness and Self-Regulation (pp. 121-137). New York, NY, US: Springer.