Compiti a casa: qual è la loro funzione?

· 17 Febbraio 2019
Vediamo quali sono le tesi a favore e contro la consuetudine di assegnare i compiti a casa ai bambini.

Negli ultimi anni si è dibattuto molto sui vantaggi e svantaggi dell’assegnare i compiti a casa. Più compiti equivale a più apprendimento? La questione è controversa. Vediamo quali sono le tesi a favore e contro la consuetudine di assegnare i compiti a casa ai bambini.

Secondo gli ultimi dati offerti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli studenti italiani sono tra i più stressati d’Europa. Le statistiche presenti nello studio quadriennale HBSC (The Health Behaviour in School-aged Children) fanno riferimento alle ore dedicate ai compiti a casa e situa il nostro paese in una posizione critica.

Attualmente sono in corso diverse ricerche sull’argomento. Le domande fondamentali sui cui si concentrano sono: quale finalità hanno i compiti a casa? Più quantità si traduce in una migliore qualità dell’apprendimento? Un maggiore coinvolgimento dei genitori aumenta il rendimento dei ragazzi?

Troppi compiti a casa aumentano i livelli di stress dei bambini

Perché si assegnano i compiti a casa?

Capire il significato dei compiti extra da svolgere a casa è fondamentale per valutarne l’utilità. Possiamo vedere la questione da due punti di vista: compiti per consolidare quello che è stato appreso o per completare la giornata scolastica.

Bambino fa i compiti a casa

Il primo aspetto si riferisce al fatto che per consolidare l’apprendimento o la meccanica di nuove abilità, i bambini devono esercitarsi. I compiti sono il modo migliore per riuscirci. Lo sforzo individuale è basilare, soprattutto quando il bambino si trova in una fase chiave dello sviluppo linguistico, ad esempio quando sta imparando a leggere. In questo caso, esercitarsi da solo è l’unico modo che gli permette di acquisire conoscenze e fare progressi graduali.

Una seconda posizione vede nei compiti svolti a casa una continuazione di quanto visto a scuola lo stesso giorno. Vale a dire, gli esercizi servono a concludere e a capire meglio gli argomenti affrontati in classe.

Questo secondo punto di vista viene talvolta interpretato dalle associazioni dei genitori come un fallimento del sistema educativo. Insomma, gli insegnanti non hanno mezzi sufficienti per concludere il ciclo formativo e sono obbligati a sovraccaricare i ragazzi di compiti che avrebbero dovuto svolgere a scuola.

Qual è il momento migliore per i compiti?

Il momento ideale sarebbe durante l’orario scolastico. In questo modo, i bambini potrebbero dedicare il pomeriggio ad attività sportive, culturali o ricreative tanto importanti quanto la scuola. Ricordiamo che più la stimolazione del bambino è ricca, più contribuisce al suo sviluppo come adulto completo.

Allo stesso tempo, i compiti da svolgere in orario extrascolastico obbligano i bambini a imparare a organizzarsi e pianificare il lavoro. Cosa utile, perché ripetere questa routine stimola a poco a poco l’interiorizzazione di valori come lo sforzo, la costanza, l’impegno personale.

Dedicare più tempo ai compiti a casa è sempre positivo?

Il tempo è relativo. In generale, tuttavia, non conviene impegnare il bambino fino a sovraccaricarlo. Per quanto possa sembrare positivo, il sovrallenamento è controproducente, non solo in ambito scolastico, ma in tutti gli aspetti intra- e intepersonali della scuola.

Bambina stressata dai compiti a casa

Occorre considerare, inoltre, che con l’aumentare dell’età, aumenta anche il numero di ore dedicate allo studio. Per i più piccoli, mezz’ora al giorno dovrebbe essere sufficiente. Si tratta di un tempo ottimale per ripassare le informazioni acquisite a scuola.

È anche opportuno stabilire un tempo limite per terminare i compiti. In questo modo il bambino non perde tempo con le distrazioni e le scuse, e migliora il controllo dell’attenzione.

Un maggiore coinvolgimento dei genitori equivale a un maggiore rendimento?

Non è detto. I genitori dovrebbero stare vicini al bambino, nel caso in cui abbia un dubbio, non riesca a organizzarsi o necessiti di una correzione. Non è positivo, invece, sedersi accanto al bambino e accompagnarlo per tutta la durata dei compiti.

I compiti a casa sono responsabilità dei bambini, non dei genitori. Sono loro che devono imparare a lavorare in modo autonomo e a portare a termine i propri impegni.

In definitiva, fare i compiti fa bene ai più piccoli, in termini di acquisizione del senso di responsabilità. Non si tratta, quindi, di  svolgere una buona prestazione in sé, ma piuttosto di acquisire una disciplina, a poco a poco e fin dalla più tenera età.

È importante che sin da piccoli si abituino ad avere piccoli incarichi e che imparino a organizzarsi. I compiti a casa sono l’unico modo che hanno per imparare il senso del dovere attraverso l’esperienza e la pratica.