Conosci te stesso nel tempio di Apollo

Prima di rispondere a qualsiasi domanda, l'oracolo di Delfi spingeva il viaggiatore a indagare sulla propria essenza. Questo, e nessun altro, dovrebbe essere il punto di partenza per capire il mondo.
Conosci te stesso nel tempio di Apollo
Valeria Sabater

Scritto e verificato da la psicologa Valeria Sabater in 15 novembre, 2021.

Ultimo aggiornamento: 15 novembre, 2021

Conosci te stesso: erano queste le parole iscritte come un monito nel pronao del Tempio di Apollo a Delfi. Con i suoi Dialoghi, Platone rese celebre questa frase ricca di valore etico che sprona alla riflessione; ci ricorda l’importanza di guardarci dentro prima di prendere qualsiasi decisione, prima di fare qualsiasi passo.

Sono trascorsi secoli e la maggior parte di noi non ha ancora imparato a destreggiarsi in quella materia fondamentale che è la conoscenza di sé. Siamo una società che continua ad agire senza riflettere, che incolpa gli altri dei propri fallimenti e che continua a fraintendere l’onestà.

Abbondano i pregiudizi volti a proteggere se stessi e a manipolare gli altri. Quando sbagliamo, accampiamo scuse. È sempre più facile incolpare gli altri per i propri errori.

La conoscenza di sé, che ci piaccia o no, è l’essenza della maturità umana. È la nostra più grande responsabilità, il compito a cui dobbiamo dedicare tempo, intuito e fatica. Non serve andare in India o fare il Cammino di Santiago di Compostela per fare luce dentro di sé. Le persone si rivelano giorno per giorno; la conoscenza di sé è un compito quotidiano.

Come ha detto Thomas Hobbes nel suo Leviatano, “chiunque sia in grado di guardarsi dentro e considerare ciò che fa quando pensa e ragiona e su quali basi, sarà capace di leggere e conoscere i pensieri e le passioni di tutti gli uomini”.

In altre parole, sapere chi siamo non solo ci aiuterà a conoscere noi stessi, ma ci aprirà anche le porte verso la conoscenza degli altri.

Tempio di Apollo Conosci te stesso.


Conosci te stesso, il messaggio degli dei

Non è un semplice consiglio, né una raccomandazione né un suggerimento. Le parole iscritte all’ingresso del tempio di Apollo a Delfi erano un’esortazione e perfino un monito che andava oltre il mero valore etico o religioso.

Pausania, il famoso turista del secondo secolo avanti Cristo, nella sua opera Descrizione della Grecia, racconta che questa frase appariva incisa in oro e si poteva leggere non appena si entrava nel tempio.

Nella stanza della sibilla, la saggia vergine che fin da bambina rivelava il messaggio degli oracoli, si poteva leggere a sua volta la seguente iscrizione:

“Ti avverto, chiunque tu sia, che desideri sondare gli arcani della natura, che se non trovi dentro di te ciò che cerchi, non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le eccellenze di casa tua, come intendi trovarne altre? In te è nascosto il Tesoro dei Tesori. Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei”.

L’oracolo di Delfi, luogo di pellegrinaggio

Per molti secoli Delfi fu un luogo di pellegrinaggio, dove si recarono in visita personalità come Filippo II, re di Macedonia, Pirro, re dell’Epiro, Cicerone, Giuliano e molti altri.

Situato a 700 metri sul livello del mare e a 9,5 km dal Golfo di Corinto, era un luogo circondato dal mistero. Lì si trovava il famoso Oracolo di Apollo, presso il quale ogni mortale ambiva a ricevere un oracolo dagli dei per conoscere il proprio destino.

Le opere di autori come Eschilo, Cicerone, Plinio, Platone, Pausania, Plutarco testimoniano questo scenario di cui attualmente restano solo delle suggestive rovine ai piedi delle montagne del Peloponneso.

Si racconta, ad esempio, che ci fossero fontane e boschi di alloro e che le indovine o sacerdotesse del tempio interpretassero i messaggi offerti dagli dei.

Conosci te stesso.

Il tempio era stato eretto su un palcoscenico noto come Pito, in cui risiedeva un grande serpente o drago che, secondo la mitologia, custodiva il primo oracolo, finché Apollo non uccise la creatura e si impadronì del santuario.

L’oracolo di Delfi raggiunse il suo massimo splendore nel VII secolo a.C. C e perse la sua rilevanza con l’occupazione romana nel I secolo a.C.

Prima di fare una domanda, conosci te stesso

Che le parole “Conosci te stesso” si trovassero scolpite all’ingresso del Tempio di Apollo non era un caso. Plinio spiega che erano incise nell’oro e che era impossibile varcare la soglia senza guardarle, senza lasciare che le loro lettere rimanessero impresse negli occhi e nella mente.

Lo scopo era proprio questo. Si trattava di un’esortazione alla riflessione, a prendere coscienza di qualcosa di molto specifico.

  • Colui che desiderava che l’Oracolo di Delfi gli parlasse doveva prima guardare dentro se stesso.
  • Dalla conoscenza del proprio Io nascono le domande più corrette.
  • Nessuna domanda avrà senso se non rispondiamo prima alla domanda più importante: chi sono?
  • Solo i saggi, quando si tratta di comprendersi a fondo, sapranno utilizzare meglio ciò che l’oracolo rivela loro.

L’arduo compito di conoscere se stessi

Pochi messaggi sono più importanti di quello che ci ha lasciato il Tempio di Apollo nel suo pronao. Conosci te stesso è un motto che abbonda in qualsiasi libro di auto-aiuto, manuale di filosofia o storia di Instagram. Tutti lo abbiamo sentito prima o poi e cerchiamo di applicarlo quotidianamente.

Come abbiamo sottolineato all’inizio, questa competenza vitale non si acquisisce dall’oggi al domani. Non sono necessarie grandi imprese. L’avventura di conoscere se stessi dura una vita. E questo per un fatto molto semplice: le persone cambiano, maturano, migliorano, progrediscono.

Come afferma André Gide in Autumn Leaves (1950), “Un bruco che cerca di conoscere se stesso non diventerà mai una farfalla”.

Non si tratta, quindi, solo di cercare noi stessi, ma di ritrovarci nel quotidiano con chiari bisogni, sogni, potenzialità e aspetti da migliorare.

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