Siamo noi a disseminare gli ostacoli da cui nasce la paura?

24 marzo 2017 in Psicologia 797 Condivisi

A volte, i dubbi, le insicurezze, le paure o l’ansia di fallire ci impediscono di avanzare. Sono questi piccoli timori a diventare i grandi ostacoli sul nostro cammino verso i nostri veri obiettivi. Non facciamo altro che inciamparci su e ossessionarci con l’idea che, qualsiasi cosa faremo, falliremo.

Ciò ci porta a torturarci e a pensare agli intoppi sul nostro percorso, invece di notare tutto il cammino che abbiamo già compiuto. Ci spinge a pensare alle minacce nascoste tra le possibilità della nostra vita. Ci lasciamo trasportare dalle nostre insicurezze, invece di concentrarci sui nostri punti di forza.

Nel processo verso il conseguimento delle nostre mete, siamo la nostra più grande minaccia
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Jorge Bucay, nel suo bellissimo racconto intitolato “Ostacoli”, ci parla della mania di auto-danneggiarci. Speriamo che questa storia vi piaccia e che vi aiuti a riflettere.

“Ostacoli”, un racconto di Jorge Bucay

Sto camminando lungo un sentiero. Lascio che siano i miei piedi a guidarmi.

I miei occhi si posano sugli alberi, sugli uccelli, sui sassi. All’orizzonte vedo la sagoma di una città. Aguzzo la vista per distinguerla bene. Sento che quella città mi attrae. Non so come, ma mi rendo conto che in quel posto potrei trovare tutto ciò che desidero. Tutte le mie mete, i miei obiettivi e i miei successi, ciò che desidererei essere più di tutto, ciò a cui aspiro, o che provo a fare, ciò per cui lavoro, ciò a cui ho sempre ambito, ciò che rappresenterebbe il mio successo più grande.

Mi immagino che tutte queste cose si trovino in quella città. Senza esitare, decido di andarci. Poco dopo, il sentiero comincia a salire, mi sento un po’ stanco, ma non importa.

Vado avanti. Scorgo un’ombra nera lungo il cammino. Mentre mi avvicino, mi accorgo che un enorme fossato mi impedisce di passare. Ho paura… Esito. Mi fa rabbia il fatto che la mia meta non sia così facile da raggiungere. Ad ogni modo, decido di scavalcare il fossato. Muovo qualche passo indietro, prendo la rincorsa e salto… Riesco ad oltrepassarlo. Mi riposo un po’ e poi riprendo a camminare.

Qualche metro più in là c’è un altro fossato. Prendo di nuovo la rincorsa e scavalco anche quello. Corro in direzione della città, il cammino sembra sgombro. Vengo sorpreso da un precipizio che blocca il mio tragitto. Mi fermo. È impossibile scavalcarlo.

Vedo che lì nei pressi ci sono assi di legno, chiodi e attrezzi.  Mi rendo conto che sono lì per costruire un ponte. Non sono mai stato abile manualmente, quindi inizio a pensare che sia meglio rinunciare. Ma poi osservo la mia meta… E allora resisto.

Inizio a costruire il ponte. Passano ore, o forse sono giorni, o forse mesi. Il ponte è fatto. Fremente, lo attraverso. E quando giungo dall’altra parte… Vedo un muro. Un gigantesco muro freddo ed umido circonda la città dei miei sogni.

Mi sento abbattuto… Cerco un modo per superarlo, ma non c’è verso. Devo scalarlo. La città è così prossima… Non lascerò che quel muro mi impedisca di passare.

Mi accingo ad arrampicarmi. Riposo per un po’ e prendo una boccata d’aria. Tutt’a un tratto vedo sul sentiero un bambino che mi guarda come se mi conoscesse. Mi sorride con complicità.

Mi ricorda me stesso… Quando ero bambino.

Forse proprio per questo, mi decido ad esprimere a voce alta il mio cruccio: «Perché ci sono così tanti ostacoli tra me e il mio obiettivo? »

Il bambino si stringe nelle spalle e mi risponde: «Perché lo chiedi a me? Gli ostacoli non c’erano prima che arrivassi tu… Sei stato tu a portarli. »

Perché creiamo i nostri stessi ostacoli?

Le persone creano i loro stessi ostacoli sul cammino quando si ossessionano con tutto ciò che di negativo potrebbe succedere, quando pensano al lato oscuro di un futuro incerto, che, però, rendono reale con ogni loro pensiero. Quando vengono dominate dalla paura e quando i dubbi sono così potenti da non offrono altro che ansia.

Tutti nella vita inciampano, ma solo chi si arrende (e c’è chi si arrende ancor prima di intraprendere il cammino) viene vinto dagli ostacoli.

Ci auto-creiamo gli ostacoli con il fine di proteggerci da un potenziale fallimento. Sono una scusa, un “vedi, te l’avevo detto”, quando le nostre peggiori paure vengono confermate e cadiamo o non riusciamo nella sfida al primo tentativo.

Creiamo i nostri ostacoli anche per paura dell’incertezza di quello che sarà. Preferiamo, dunque, ripararci all’ombra di ciò che è noto e negativo, piuttosto che ricercare ciò che è ignoto e positivo. Diventiamo dei codardi sconfitti dalla nostra stessa immaginazione; sono le nostre idee a diventare ostacoli sul nostro percorso.

Dovete abituare la vostra mente a vedere l’aspetto positivo della realtà. Se vi sforzerete, avrete il trionfo assicurato. Se vi capita di cadere di nuovo, cercate la bellezza nascosta dietro ad ogni ombra e ad ogni ostacolo, perché, proprio come le stagioni, anche le persone sono in grado di cambiare. Ricordate che in questa vita sopravvive chi lotta e spera, non chi guarda timoroso verso le probabilità del futuro.

E, soprattutto, abbiate fiducia nelle vostre capacità. Vivete la vita come vi meritate, perché tutti inciampano, ma non sono le cadute a segnare la vostra vita, bensì le lezioni che ne estraete. Continuate a camminare e quando vedrete un burrone davanti a voi, chiedetevi se quel precipizio l’avete creato voi accumulando dubbi lungo il percorso. Allora, continuerete a lamentarvi degli ostacoli che vi auto-create nella vita oppure camminerete con passo fermo e senza paura, lottando per ciò che volete?

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