Crimson Peak: il lato oscuro delle passioni

"Crimson Peak" è un film che riunisce innumerevoli elementi propri della tradizione dell'horror. Elementi che hanno origine dalla narrativa gotica, dal romanticismo, e che si sono evoluti nella delineazione di spazi lugubri, nei quali l'aldilà sembra essere più vivo che mai. Eppure, in "Crimson Peak" il terrore risiede nelle passioni umane.
Crimson Peak: il lato oscuro delle passioni

Ultimo aggiornamento: 28 febbraio, 2021

Chiunque abbia familiarità con il cinema di Guillermo del Toro non rimarrà sorpreso nel trovarsi dinnanzi a un film come Crimson Peak (2015). Il regista fa chiarezza sulle sue intenzioni: dare spazio alla rivalsa dei mostri, degli esseri fuori dal comune, dei fantasmi e dei mostri che popolano la filmografia registadel  messicano, ma che non vengono rappresentati come spaventosi né vendicativi.

L’apparenza può spaventare, ma non è altro che questo: semplice apparenza. I veri mostri vivono tra noi tutti i giorni, abitano le nostre città e possono indossare gli abiti più sfarzosi.

Del Toro beve dal calice del cinema horror, del romanzo gotico e di quelle dimensioni il cui passato sembra non essersi mai dissolto. Tuttavia, Crimson Peak non è un film che punta a spaventare lo spettatore o, almeno, non tramite il soprannaturale.

La critica

Le critiche sono state le più svariate: alcune hanno fatto appello alla magia delle atmosfere, ma altre hanno classificato il film come leggero. Il pubblico non è stato poi così clemente e, sebbene la pellicola abbia avuto successo, non è riuscita a ottenere il consenso generale.

Il problema potrebbe nascere dal fatto che in molti si aspettavano di assistere a un film su dimore incantate, tormentate dalla paura, sulla scia del genere più tradizionale. E in effetti, Crimson Peak segue alla lettera tutti i canoni dell’horror, ma lo fa reiventandoli e apportando un nuovo punto di vista.

L’elemento spaventoso non proviene dai fantasmi, il terrore non si trova nell’aldilà. Il vero terrore risiede tra i vivi, sta nelle passioni più umane e più inquietanti. Dal Toro aderisce alla tradizione romantica, quella che vuole indagare tra gli abissi della mente umana, tra i segreti e i misteri che coinvolgono una società ormai in decadenza.

In una dimora profondamente lugubre, che sembra avere vita propria, respirare e persino sanguinare, Crimson Peak riunisce tutte le caratteristiche del regista messicano, per dare vita a una storia che potrebbe perfettamente essersi ispirata a un romanzo del Romanticismo. 

Crimson Peak: le passioni

La storia è ambientata a New York, alla fine del XIX secolo. Edith è la giovane figlia di un importante imprenditore. Non è una donna come le altre: non incarna i modelli della sua epoca.

Edith ambisce a diventare una scrittrice, ma non vuole scrivere commedie né drammi romantici sulle donne: vuole scrivere di quelle storie che la perseguitano sin da bambina: le storie sui fantasmi. Edith crede da sempre nei fantasmi; li ha visti e ha potuto constatare che, in realtà, non vogliono farle del male.

Del Toro ha sempre proteso per una forte presenza femminile nei suoi film, per svincolarle dai ruoli di secondo piano, da quelli di “fanciulle in difficoltà”. A loro attribuisce forza, protagonismo e le rende padrone delle proprie azioni e del proprio destino. Edith affronterà suo padre dopo aver conosciuto Sir Thomas, un giovane britannico del quale si innamora.

Crimson Peak si prende gioco delle convenzioni dell’alta società del XIX secolo, si prende gioco della morale dell’epoca e ci dà l’immagine di una giovane che potremmo riconoscere appartenere a un’epoca successiva. Quella descrizione dell’alta società, la leggera -ma efficace- critica che si unisce ai ruoli del genere e ai matrimoni combinati dell’epoca, ci ricordano, in qualche modo, la letteratura di Jane Austen.

La trama di Crimson Peak

Dopo la morte del padre, Edith si reca in Inghilterra insieme a Sir Thomas, ospite presso una residenza familiare dell’est, Allerdale Hall. Ad Allerdale vivrà insieme a Lucille, la strana sorella di Sir Thomas. I fratelli si sono posti l’obiettivo di ridonare l’antico splendore alla loro tenuta in rovina.

A suo tempo, infatti, Allerdale era un luogo che brillava di luce propria, un luogo prosperoso, abitato dall’agiata e aristocratica famiglia di Thomas e Lucille. Eppure, di quegli anni resta ormai nient’altro che una triste facciata.

L’interno della casa è agghiacciante: le rovine hanno fatto crollare il tetto e gli spifferi sembrano rievocare bisbigli dall’aldilà. La casa sembra essere viva, con un pavimento sprigiona sangue, le sue pareti respirano. L’argilla rossa dalla quale Sir Thomas spera di trarre il meglio, tinge la neve del colore del sangue. Edith dovrà abituarsi a questa nuova vita, a una casa che sembra gridarle di fuggire, di scappare più lontano possibile.

I personaggi

Sin dall’inizio sappiamo che c’è qualcosa di strano in Lucille e Sir Thomas: l’intrigo non sta nelle indagini poliziesche, in cerca di un assassino o di un fantasma. I fantasmi compaiono sulla scena nel corso del film, guidano Edith e comunicano con lei; l’intrigo sta nelle passioni, nella complessità e nell’oscuro passato dei due fratelli. Potere, ambizione, amore, incesto, vita e morte.. Crimson Peak è tutto questo.

Le due donne saranno la presenza più ingombrante, soprattutto Lucille, che brilla di luce propria grazie alla spettacolare interpretazione di Jessica Chastain. Le metafore abbondano sin dall’inizio, i colori assumono particolare importanza; il rosso scarlatto del vestito di Lucille è in contrasto con il pallore dell’abito di Edith.

Le passioni si manifestano attraverso quel colore, quel rosso scarlatto, il colore del sangue, del proibito e di ciò che è erotico. Inoltre, i toni del verde dell’ambiento evocano l’oscenità, l’impurità di questi luoghi.

Scena di crimson Peak.

Violenza, amore e sangue in Crimson Peak

Il terrore si fonde con l’amore in Crimson Peak. Non c’è nulla di più spaventoso delle passioni umane; niente terrorizza più di un folle innamorato, ossessivo. L’incesto si nasconde dietro le sottili mura di Allerdale Hall. Il passato è stato torturato e non riesce a svincolarsi da quel luogo tenebroso.

Edith percorre infiniti corridoi, entra in un ascensore sinistro e discende fino agli inferi, fino a quel luogo da dove tutto ha avuto inizio, dove il sangue fuoriesce dalle mura.

La costruzione del film è quasi metaforica: la casa stessa è un parallelismo con quelle passioni che finiscono per distruggere l’essere umano, che lo portano verso la strada della violenza, dell’ira e del desiderio. Amore, erotismo e violenza sembrano stringersi la mano. La trama si allontana dal terrore a cui danno vita i fantasmi per presentarceli come amici, come alleati.

Questo triangolo amoroso e violento a cui danno vita i tre protagonisti ci ricorda fortemente la letteratura romantica, ma anche i crimini passionali di Agatha Christie. Allo stesso modo, l’influenza di Hitchcock è tangibile già dai primi istanti del film.

Dunque, ci troviamo di fronte a un film che riunisce tutte le influenze assorbite del regista, le raccoglie e le mette in ordine per narrare una storia fatta di dimore incantate e passioni distruttrici. La violenza non dà fastidio, è estetica; il sangue si fonde con la neve, creando una poesia.

Riflessioni conclusive

Di certo questo non è il film migliore del regista messicano ed è ben lontano da altri film, come Il labirinto del fauno, ma Del Toro è riuscito qui a dare forma alle sue intenzioni, facendo in modo che magia e fantasia si fondessere in questo scenario gotico dell’horror.

In un mondo in cui non possiamo più credere alla fate, Crimson Peak ci offre una dose di nostalgia e di romanticismo, ma unita alla novità, alla modernità. Edith prende le redini di questa storia che se fosse stata scritta nel XIX secolo, avrebbe avuto un uomo per protagonista.

Del Toro costruisce un film piacevole e coinvolgente, che dà voce alla tragedia di un luogo in completa decadenza.

I fantasmi esistono, io li vedo da sempre.

-Crimson Peak-

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