Cronofobia: ansia per il passare del tempo

Possiamo decidere se concentrarci sull'aggiornamento costante delle informazioni temporanee, e quindi soffrire di cronofobia, o se dirottare i pensieri verso luoghi più piacevoli
Cronofobia: ansia per il passare del tempo

Ultimo aggiornamento: 10 aprile, 2022

Il tempo continua a essere un crocevia di paradossi. Si tratta di un’invenzione dell’essere umano, una delle più utili forse, ma di cui siamo anche schiavi e che può causare anche ansia, sensazione che prende il nome di cronofobia.

Quando vorremmo che trascorresse molto velocemente, sembra non passare mai e viceversa. Così, i secondi sembrano infiniti in sala d’attesa e fugaci durante una cena tra amici in cui regna una piacevole atmosfera.

In un modo o nell’altro, il passare del tempo si traduce in impazienza, irrequietezza o persino ansia, a cui si uniscono anche la paura e l’attesa.

Sappiamo tutti che non possiamo controllare tutto quello che accadrà, così come che è molto improbabile che in futuro ci accadano solo cose positive.

“Il futuro è di chi crede nella bellezza dei propri sogni”

-Eleanor Roosvelt-

Storia sulla cronofobia “L’orologio che uccise il minatore”

La storia inizia quando diversi uomini rimangono intrappolati in una miniera. Per fortuna, fu loro possibile comunicare con l’esterno. Dopo aver valutato la situazione, venne detto loro che ci sarebbero volute almeno tre ore per liberare il passaggio.

D’altra parte, l’esplosione ha causato un crollo che potrebbe cedere e schiacciarli da un momento. Nei loro volti è visibile il riflesso della paura. Sono minatori esperti consapevoli di poter rimanere seppelliti sotto un mucchio di rocce in un secondo.

Tra loro solo uno ha l’orologio e gli altri gli chiedono di continuo l’ora; uno dei minatori si accorge che ciò aumenta i livelli di ansia generali. Gli chiede, dunque, di avvisarli solo allo scoccare di una nuova ora e prega gli altri di astenersi dal chiedere.

Finalmente la squadra di soccorso riuscì a liberare l’uscita e poté salvare tutti vivi, tranne l’uomo con l’orologio morto di infarto. Come mai?

Perché era l’unico a contatto diretto e perenne con la principale fonte di angoscia, motivo per cui la sua ansia aveva raggiunti livelli eccessivi.

“Niente ci fa invecchiare più velocemente del pensiero incessante di invecchiare”

-Georg Christoph Lichtenberg-

Cosa ci insegna questa storia sulla cronofobia?

I minatori sprovvisti di orologio non avevano altra scelta che concentrare i loro pensieri verso altro rispetto al trascorrere del tempo. Si sono dunque dedicati a pensare a cosa avrebbero fatto una volta usciti.

Viceversa, il minatore con l’orologio aveva concentrato tutta la sua attenzione sulla fonte di angoscia. A causa dell’orologio, gli era impossibile distrarsi dal passare dei minuti, il che a poco a poco ha aumentato la sua ansia fino a raggiungere livelli insopportabili per l’organismo.

Conclusioni

Possiamo scegliere se essere i minatori con l’orologio o senza quando il trascorrere del tempo diventa uno stimolo ansiogeno.

Possiamo decidere se concentrarci sull’aggiornamento costante delle informazioni temporanee, e quindi soffrire di cronofobia, o se dirottare i pensieri verso luoghi più piacevoli e, soprattutto, meno angoscianti.

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