Disimpegno morale: non sentirsi in colpa

17 luglio, 2020
Il disimpegno morale riguarda la difficoltà di assumersi la responsabilità delle proprie azioni quando si contravviene a una norma o a un valore. In molti tentano di trovare il modo per minimizzare o nascondere la trasgressione nella quale sono incorsi.

Il disimpegno morale è un concetto estremamente interessante che ha origine da una teoria proposta da Albert Bandura. Spiega le motivazioni per cui molte persone tendono ad adottare comportamenti che contraddicono gli stessi valori che difendono. Coloro i quali, per esempio, parlano di rispetto e poi usano l’insulto, o di pace e agiscono con aggressività.

Sono molti gli eventi storici nei quali il disimpegno morale si è mostrato in maniera evidente e il più noto è indubbiamente l’olocausto nazista. Ci si domanda ancora come un intero popolo abbia potuto accettare di essere complice di un massacro. Com’è possibile che così tanti uomini e donne, persino colti e rispettabili, si siano prestati a favorire una situazione così estrema e devastante.

Ma il disimpegno morale non è legato solamente a fenomeni macroscopici. Agisce anche nella quotidianità. Ad esempio, persone che lottano contro la corruzione e che intascano tangenti. O quelle che difendono i diritti dei più deboli, ma sfruttano i propri dipendenti.

Colpisce soprattutto il fatto che un tale atteggiamento non provoca alcun tipo di disagio nelle persone che incorrono in tali contraddizioni. E proprio su questo punto fa luce la teoria del disimpegno morale.

“La nostra sapienza ci ha reso cinici; la nostra intelligenza, duri e spietati.”

-Sir Charles Chaplin-

Mano con una busta

Il disimpegno morale

Esistono diverse teorie che cercano di descrivere il modo in cui noi esseri umani acquisiamo i principi e i valori etici che ci governano. Per Albert Bandura, detti valori ci vengono inculcati mediante stimoli di ricompensa e punizione. Interiorizziamo, pertanto, le regole attraverso questa dinamica.

Secondo le sue tesi, alcune circostanze inducono a una certa flessibilità nell’osservanza delle norme. Ciò potrebbe essere dovuto alla pressione sociale o alla convenienza di alcuni momenti, o forse ancora a un’urgenza, tra le varie cause. Quel che è certo è che l’uomo può arrivare a contravvenire le regole che gli sono state inculcate e che lui stesso ha osservato per molto tempo.

Quando qualcuno tradisce le proprie convinzioni morali, si crea un certo disagio in lui; un mix di rimorso, senso di colpa e disappunto. A causa di questo stato, la persona sente il bisogno di superare il disagio.

Può farlo con una rettifica o utilizzando dei meccanismi per giustificare le sue azioni. Uno di questi è il disimpegno morale che permette di reinterpretare il proprio comportamento così da evitare di stare male.

Uomo preoccupato con mani agli occhi

I meccanismi del disimpegno morale

Secondo la teoria di Albert Bandura, sono otto i meccanismi attraverso i quali viene attuato il disimpegno morale in merito al proprio comportamento. In altre parole, esistono otto modi per giustificare o dare una spiegazione convincente delle ragioni per cui tradiamo i valori in cui affermiamo di credere. I meccanismi sono i seguenti:

  • Giustificazione morale. Si ha quando la persona si nasconde dietro determinati valori per giustificare la trasgressione di altri valori o di determinate norme. Come quando un padre punisce fisicamente il figlio giustificandosi con: “lo faccio per il tuo bene”.
  • Eufemismo. In questo caso si minimizza l’impatto di un comportamento  attraverso il linguaggio. Per esempio, quando ci si riferisce a un licenziamento o a un abbandono utilizzando termini come “rilasciare” o “liberare”.
  • Dislocamento della responsabilità. Consiste nell’attribuire la responsabilità a un agente esterno: aver agito in un certo modo nel rispetto di una legge, seppur ingiusta. Come le leggi che hanno portato alla persecuzione degli ebrei nella Germania nazista.
  • Diffusione della responsabilità. Corrisponde ai casi nei quali la responsabilità individuale è diluita nella colpa collettiva. È un meccanismo tipico della corruzione. “Se lo fanno gli altri, perché non dovrei farlo anch’io?”
  • Confronto arbitrario. In questo meccanismo si crea un parallelo tra le peggiori azioni possibili e il comportamento della persona. Se ha rubato dei soldi, dirà che altri rubano 100 volte più di lui. O se ferisce qualcuno, dirà che ci sono persone che uccidono.
  • Deumanizzazione. Consiste nel togliere simbolicamente la dignità umana alla vittima del suo comportamento. Per molti secoli si è affermato, ad esempio, che le persone di colore non avessero anima.
  • Attribuzione di colpa. Si ha quando si incolpa la vittima del danno arrecato. “Se non avesse rivendicato la parola, nessuno lo avrebbe aggredito”, “Se non si fosse vestita così, nessuno l’avrebbe violentata“,  ecc.

Conclusioni

Questi meccanismi vengono impiegati quotidianamente nella nostra società. Viviamo tempi di eccessivo relativismo morale. Non è un bene aderire a rigidi principi, ma non è nemmeno sano per la società che i limiti siano così vaghi in tutto.

  • Bietti, L. M. (2009). Disonancia cognitiva: procesos cognitivos para justificar acciones inmorales. Ciencia Cognitiva, 3(1), 15-17.