Se essere diversa è un crimine, mi metterò io stessa le catene

· 9 dicembre 2016

La libertà di essere se stessi, di essere diversi e autentici non deve essere vista come una cosa negativa. Essere felici con o senza partner, avere un carattere forte, fare ogni tanto qualche follia come riflesso della propria allegria non dovrebbe essere oggetto di critiche. “Se essere diversa, è un crimine, mi metterò io stessa le catene”.

Si dice che per affrontare la vita bisogna superare le proprie barriere difensive. Cosa succede, però, quando una persona ha già superato le proprie paure ed insicurezze e sono gli altri a provare ad incatenarla? Una cosa non dovrebbe essere diversa dall’altra. La crescita interiore, quella che ci permette di essere liberi e autentici, di essere noi stesse, dovrebbe portarci ad un livello di consapevolezza psicologica ed emotiva tale da renderci impermeabili ai pericoli del mondo circostante.

Yves Pélicer, medico e psichiatra nell’ospedale Necker di Parigi, è noto per i suoi libri di psicologia psichiatrica estremamente semplici da capire e dall’impronta didattica. Il suo focus è sempre centrato su un unico imprescindibile principio: la psicologia deve ridarci la nostra dignità di esseri umani unici e distinti. Solo quando imporremmo a noi stessi e agli altri di essere chi vogliamo essere davvero, troveremo la felicità. 

Per questi motivi, essere diverse – in un mondo in cui la figura della donna è resa omogenea e restrittiva – è senza dubbio una sfida personale. Vi invitiamo a riflettere su questo.gif occhi

La difficile impresa di essere se stessi

La maggior parte degli studi psicologici ci insegna il valore e la necessità di essere sempre “se stessi”. È un ottimo punto di partenza, bisogna solo affinare un poco l’idea. “Essere se stessi” non ammette fattori temporali o accidentali. Così, se il mio partner mi ha lasciato, questo non vuol dire che io “non meriti di essere amato”; se sono senza lavoro, non vuol dire che sia un “disastro”.

L’auto-accettazione non deve farsi influenzare da simili episodi fortuiti, tanto meno deve accettare quello che gli altri dicono, pensano e si aspettano da noi. Essere se stessi vuol dire confezionare un bellissimo vestito con la nostra identità e la nostra essenza, per poi poterlo indossare ogni giorno. Dovremmo essere fedeli ad ognuna delle nostre tonalità, delle nostre caratteristiche provando a migliorarle ogni giorno di più.

Per dare inizio a questo processo di integrazione e costruzione del proprio essere, però, occorre fermarsi a riflettere su un unico proposito: scoprire chi siamo davvero. La questione non va interpretata con accezione esclusivamente filosofica, ma è importante riflettere sulla sua crucialità.

Sapere chi siamo, a sua volta, vuol dire scoprire se la nostra vita è in sintonia con la nostra identità. Se sono una persona positiva, inquieta e piena di sogni, non posso stare accanto a qualcuno che vuole solo gettare fango sulle mie ambizioni.

A volte, nel prendere consapevolezza di chi siete, vi rendete conto che niente di ciò che vi sta attorno si incastra con il vostro essere autentico…uomo allo specchio

Essere diversa, imperfetta, libera e felice

Essere diversa, in una società dove ci si aspetta che la stragrande maggioranza delle donne sia uguale, non è semplice. Lo abbiamo detto all’inizio dell’articolo. Lasciando da parte l’ombra del patriarcato che già conosciamo, ancora presente in alcune società, nella maggior parte degli scenari segnati dalla modernità si sta sviluppando una realtà diversa.

La donna di oggi è obbligata ad indossare un unico abito in tutti gli ambiti della sua vita: quello della perfezione. Ci si aspetta che raggiunga il successo in ambito lavorativo e che, quando arrivi il momento, diventi mamma. Ma non una mamma qualsiasi, una “super mamma”, capace di conciliare il lavoro, le faccende domestiche, il rapporto di coppia, la famiglia, gli amici e perfino mantenere un corpo perfetto.

Senza dimenticare, in aggiunta, il fatto che dovrà anche essere responsabile dell’educazione dei propri bambini, rendendoli a cinque anni già in grado di leggere e scrivere.

volto donna

Tutto questo può, senza dubbio, essere positivo e sicuramente ci sono donne in grado di farlo. Eppure, è innegabile che dietro sussiste un problema di “eccessiva esigenza”, per non dimenticare l’implicita richiesta che le donne debbano essere tutte uguali.

La madre senza partner viene additata. La donna che è felice con i suoi chili di troppo è criticata per la sua trascuratezza, per la sua scarsa cura di sé. Quella che non ha in desiderio di maternità viene scansata. Se vive la maternità, ma espone il seno in pubblico per allattare, viene segnalata.

Essere diverse vuol dire avere il coraggio di essere normali. Perché la normalità è essere se stessi in tutte le proprie azioni e decisioni. Non bisogna lasciarsi trascinare da schemi estranei, da stereotipi e da quello che gli altri, nel loro tentativo di controllare la vita altrui, stabiliscono come normale.

Essere felicemente imperfette, in un mondo che aspira ad una falsa perfezione, è senza dubbio una scelta da condividere. Non c’è niente di meglio che godere ogni giorno di se stessi, senza paura, rompendo tutte le catene che cercano di metterci nel tentativo di fermare la nostra indipendenza.