Erich Fromm e la psicoanalisi umanista

· 6 settembre 2017

Secondo Erich Fromm, il compito principale degli esseri umani è darsi alla luce per poter diventare ciò che sono davvero, persone più nobili, più forti, più libere. I suoi pensieri e le sue riflessioni rivelano il punto di vista umanista e allo stesso tempo rivoluzionario di una figura che ricopre un ruolo molto importante nell’ambito della psicologia. Erich Fromm è considerato anche il filosofo dell’amore.

Parlando della psicoanalisi, c’è chi commette l’errore di considerarla un’entità rigida e specifica che si basa solo sui concetti, sulle dinamiche e sugli approcci formulati e adottati dal padre della stessa, Sigmund Freud. In realtà, la psicoanalisi abbraccia anche diverse scuole e forme di pensiero che si allontanano dalle parole e dalle idee di Freud.

Erich Fromm è proprio una delle figure che si è allontanata dal pensiero freudiano. Negli anni ’40 questo famoso psicologo sociale di origine ebraico-tedesca decise di staccarsi dalla dottrina psicanalista dell’Istituto per le Ricerche Sociali dell’Università di Francoforte e di rinnovare completamente la teoria e la pratica della psicoanalisi adottando un approccio più culturale, più umano. Ad esempio, riformulò il concetto di sviluppo della libido con uno più pratico in cui annunciava e articolava i processi di assimilazione e socializzazione dell’individuo.

Senza timore di sbagliare, possiamo affermare che Fromm è stato uno dei pensatori e dei filosofi più influenti e affascinanti, oltre che uno dei massimi rappresentanti dell’Umanesimo del XX secolo. Le sue tre opere più importanti, Fuga dalla libertà, L’arte di amare e Il cuore dell’uomo, sono il retaggio di un universo di pensieri, riflessioni e teorie in cui la psicologia è accompagnata dall’antropologia e dalla storia e dove continuano ad essere presenti Sigmund Freud e Karen Horney.

Erich Fromm e la crisi sistemica della società occidentale

Per comprendere la teoria della psicoanalisi umanista di Erich Fromm, è necessario conoscere la sua persona, le sue origini e il contesto, la realtà in cui è vissuto. Solo così, possiamo capire cosa ha guidato e ispirato le sue teorie.

Quando leggiamo la sua autobiografia, Oltre le catene dell’illusione, soffermandoci sugli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, comprendiamo subito che per il filosofo non si è trattato di un periodo felice. Il padre di Fromm era un uomo d’affari piuttosto aggressivo, la madre soffriva di depressione cronica. Fromm fu educato in un ambiente piuttosto rigido secondo la filosofia dell’ebraismo ortodosso. In quegli anni visse due esperienze particolarmente toccanti.

La seconda esperienza fu lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Entrò in contatto con il nazionalismo, la radicalizzazione delle masse, i messaggi carichi d’odio e l’eterna distinzione tra “noi” e “loro”, tra la “nostra” identità e la “loro”, tra la “nostra” religione e la “loro”, la “nostra” visione del mondo, unica, e la “loro”, non accettabile.

Il mondo si stava spezzando e le crepe non aprivano solo varchi invalicabili tra le potenze, iniziava anche un periodo di crisi sistemica per tutta la società. Tutte le teorie psicologiche, filosofiche e sociali annunciate fino a quel momento dovevano essere riformulate in cerca di risposte e spiegazioni per un simile caos.

Una visione per la comprensione e la speranza nell’uomo

Leggere l’opera di Erich Fromm è quasi fondamentale per comprendere il periodo di crisi dei valori, dei principi e delle politiche sociali che ebbe inizio nella prima metà del XX secolo con le due guerre mondiali che minarono la fede nell’umanità.

Tuttavia, leggere Fromm è un modo per riconciliarsi con l’umanità, perché parla di speranza e soprattutto utilizza le grandi risorse delle scienze umane per avviare una trasformazione positiva e creatrice.

Vediamo ora i principi di base della teoria di Fromm.

Dall’uomo biologico-meccanicista all’uomo biologico-sociale

Erich Fromm accettava gran parte dei concetti sviluppati da Sigmund Freud: l’inconscio, la repressione, i meccanismi di difesa, il transfert, il concetto di sogni come espressione dell’inconscio e ovviamente il ruolo dell’infanzia nello sviluppo di molti problemi psicologici.

  • Tuttavia, Fromm non accettava la visione dell’uomo come entità biologico-meccanicista, come un essere che risponde solo alla volontà dell’Es (o Id) e che vuole soddisfare gli intrinseci impulsi di aggressività, sopravvivenza e riproduzione.
  • Erich Fromm parlava di uomo biologico-sociale per esaltare la “psicologia dell’io”, per cui le persone non si limitano esclusivamente a reagire o a difendere i propri impulsi o istinti. È necessario ampliare i confini e fare attenzione all’aspetto sociale, perché, ad esempio, le figure più significative per i bambini a volte possono causare loro traumi o difficoltà.
  • I rapporti interpersonali sono la struttura portante che sostituisce la classica teoria dell’evoluzione della libido come concetto motivazionale e meccanicista nella figura dell’essere umano.

L’essere umano è libero

Le teorie di Fromm non risentono solo dell’influenza di Freud e Karen Horney. Parlare di Fromm, infatti, significa anche parlare di Marx. Bisogna tener conto del contesto sociale dell’epoca, la crisi dei valori, le risposte vane al perché di certi comportamenti umani, al perché delle guerre, del nazionalismo, dell’odio, della differenza tra classi.

Non aveva senso né utilità riprendere il punto di vista biologico-meccanicista di Freud. I principi di Marx si sposavano meglio con le premesse di Fromm. Secondo Marx, non era solo la società, ma soprattutto il sistema economico a determinare le persone.

Ci identifichiamo ancora oggi nelle parole che leggiamo nei testi di Fromm, sono messaggi che non possono lasciarci indifferenti.

La nostra economia di consumo e di mercato si basa sull’idea che si possa comprare la felicità. Attenzione, però, perché se non hai i soldi per acquistare qualcosa, allora perdi qualsiasi opportunità di essere felice. È necessario ricordare che solo ciò che deriva dal nostro impegno, da dentro di noi, costa “meno” e ci rende più felici.

Un aspetto molto interessante delle teorie di Fromm è che, nonostante l’essere umano sia influenzato dalla cultura e dal sistema economico, può lottare sempre e comunque per uno scopo: la libertà. Fromm, di fatto, incoraggiava le persone ad andare ben oltre i ferrei determinismi di Freud e Marx, per sviluppare qualcosa che è insito nella natura umana: la libertà.

Secondo Fromm, le persone, così come gli animali, rispondono ad alcuni principi biologici. Nasciamo con un corpo, maturiamo, invecchiamo e lottiamo per la sopravvivenza. Tuttavia, al di là di questo limite, tutto è possibile. Se siamo stati in grado, ad esempio, di progredire dalle società tradizionali del Medioevo fino alla società attuale, non possiamo arrenderci in questo processo di ricerca di maggiore libertà, maggiori diritti e maggiore benessere.

La libertà è un concetto molto complesso, ma per ottenerla, bisogna coltivare la responsabilità individuale e il rispetto sociale. Se scappiamo o non lottiamo per essa, corriamo il rischio di imbatterci in alcuni scenari che tutti conosciamo:

  • L’autoritarismo.
  • La distruttività (che include l’aggressione, la violenza e il suicidio).
  • La conformità automatizzata, per cui una persona diventa un “camaleonte sociale”, ovvero assume il colore del suo ambiente senza protestare.

Il filosofo ha sviluppato queste tre idee in un’opera molto interessante che vale la pena consultare, Fuga dalla libertà.

I fondamenti della psicoanalisi umanista

A differenza dei classici psicanalisti che tutti conosciamo, Fromm non si è specializzato in medicina o psichiatria. Di fatto non era medico, aveva studiato sociologia, per questo non era ben visto né accettato dai colleghi. Il suo rapporto con Karen Horney fu molto complesso e molti psicologi lo consideravano più un teorico del campo che uno psicologo ortodosso.

Tuttavia, è in ciò che risiede l’autentica grandezza di Fromm, la sua visione più ampia e completa dell’essere umano: non tutto risponde a una patologia organica, alle forze della biologia, ma sono la cultura, la famiglia e in sostanza la società stessa a porre limiti e veti all’espressione dell’essere.

Vediamo ora i fondamenti della teoria della psicanalisi umanista di Fromm.

Punti chiave per comprendere l’approccio psicologico di Erich Fromm

A seguire vi illustriamo alcuni punti principali per comprendere la psicologia di Fromm:

  • L’impronta umanista di Fromm offre un nuovo approccio per quanto riguarda il concetto di malattia. Lo psicanalista è obbligato a riformulare non solo la definizione di malattia, ma anche gli strumenti con cui si approccia ad essa.
  • Lo scopo del professionista è facilitare l’incontro della persona con se stessa. Usando un linguaggio più attuale, l’esperto deve “favorire lo sviluppo personale al fine di raggiungere la felicità.
  • Una cosa del genere si può ottenere solamente potenziando la responsabilità e l’amor proprio.
  • Quando si riceve un paziente, non conviene concentrarsi solo sull’aspetto patologico, sui sintomi della malattia o sui vincoli negativi. È necessario rilevare le qualità e gli aspetti positivi della persona per facilitare la tecnica terapeutica.
  • L’unico obiettivo della psicanalisi non deve essere quello di fornire un minimo aiuto perché la persona cambi. Deve soprattutto fornire alla persona strategie per integrarsi nuovamente nella società, per sentirsi più forte, più capace, più preparata e più consapevole del fatto che ci sono aspetti “malati” nell’interpretazione della realtà che gran parte della società dà per validi.
  • La psicoanalisi deve stare al passo con i progressi della scienza, con i cambiamenti della società, deve comprendere la cultura in cui viviamo, oltre alle condizioni economiche e politiche, per aiutare meglio le persone. Vincolarsi a una visione riduzionista sarebbe una grande errore.
  • Il professionista deve utilizzare un linguaggio comprensibile, trasparente e chiaro. Inoltre, non deve proiettare un’immagine di potere o superiorità.

In conclusione, il contributo di Fromm rappresenta un progresso enorme non solo nel campo della psicologia, ma anche della filosofia. Anche se molti considerano le sue teorie delle “utopie”, la verità è che Fromm è riuscito a dare un’impronta più reale alla psicoanalisi, in modo da aiutare le persone a maturare in meglio. Un approccio, quello di Fromm, che vale la pena ricordare e approfondire. Ci auguriamo che questo articolo sia un invito a farlo.

Riferimenti bibliografici:

Fromm, E. (1963), L’arte di amare, Milano: Mondadori
Fromm, E. (1977),  Avere o essere?, Milano: Mondadori.
Fromm, E., Maccoby, M. (1970), Social character in a Mexican village. A socio-psychoanalytic study, Englewood Cliffs, N.J., Prentice-Hall.
Fromm, E. (1971), La crisi della psicoanalisi, Milano: Mondadori.
Fromm E. (1965), Il cuore dell’uomo. La sua disposizione al bene e al male, Roma: Carabba.
Fromm E. (1971), L’Umanesimo socialista, Bari: Dedalo.
Fromm E. (1972), La missione di Sigmund Freud. Analisi della sua personalità e della sua influenza, Roma: Newton Compton.
Morin, E. (2000), La testa ben fatta, Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero nel tempo della globalizzazione, Milano: Raffaello Cortina Editore.