Essere un guerriero nella vita di tutti i giorni

La domanda personale e le pressioni sociali e personali possono portarci a logorarci ogni giorno con questioni che non valgono la pena. L'arte di un buon guerriero è sapere quando combattere e quando accettare, riflettere o riposarsi e ricaricarsi.
Essere un guerriero nella vita di tutti i giorni

Ultimo aggiornamento: 12 agosto, 2022

Ogni giorno siamo soggetti a molte pressioni personali e professionali. Sentiamo sulle spalle il peso di dover svolgere il lavoro, essere disponibili con gli amici, svolgere il ruolo di madre, essere bravi amanti, svolgere le faccende domestiche, mantenerci in salute e mangiare in modo sane; il tutto sempre con il sorriso sulle labbra. Un simile scenario si traduce nella sensazione di dover essere un guerriero che non lascia mai il fronte di battaglia.

Non ci occupiamo solo di tutti i dovrei” della nostra vita personale, ma vi aggiungiamo anche le esigenze sociali. Vogliamo rispettare i nostri valori sociali e ciò può significare sforzarsi di utilizzare un linguaggio inclusivo, acquistare prodotti locali, utilizzare i trasporti pubblici, riutilizzare gli imballaggi, acquistare vestiti prodotti nel proprio paese, evitare la plastica, non contribuire al riscaldamento globale, ridurre il consumo di carne e un lungo eccetera all’elenco.

Cercare di soddisfare tutte queste richieste personali e sociali può causare esaurimento fisico ed emotivo. Va bene combattere, di fatto è necessario per sé, la società e il pianeta, ma non va bene stare male al fine di riuscirci.

È possibile che l’eroina sia in grado di combattere da sola tutti i cattivi e uscire illesa dai combattimenti. Ma il guerriero, almeno quello saggio ed efficiente, sceglierà bene quali battaglie vale la pena combattere e da quali è meglio ritirarsi.

Donna stressata.
Cercare di raggiungere tutto è il risultato di un’estrema auto-richiesta e si traduce in esaurimento fisico e mentale.

Guerriero caduto in battaglia a causa degli sforzi eccessivi

Tutti noi vogliamo e abbiamo bisogno di sentirci utili nella nostra vita quotidiana. Sentirsi soddisfatti quando si fa un buon lavoro, bravi madri quando educhiamo i nostri figli.

Cerchiamo di creare un mondo più pulito e relazioni più empatiche, tolleranti ed eque. Vogliamo dare il nostro contributo. Eppure, a causa di un numero così elevato di battaglie, la nostra salute mentale è sottoposta a uno sforzo eccessivo. Ciò di solito provoca frustrazione, rabbia e impotenza.

La necessità di convalidare noi stessi in tutte le lotte è determinata anche dalla pressione sociale. Che sia direttamente o indirettamente, tutto sembra dirci che dobbiamo combattere con tutte le nostre forze, sempre, contro qualsiasi nemico, mostrare la nostra versione migliore o l’eroe che portiamo dentro.

Anche se quelle battaglie non ci interessano, anche se non ci siamo nemmeno allenati per esse. Se non combattiamo sempre e comunque, siamo cattivi. E nessuno vuole essere il cattivo, vero?

Se state combattendo così tante battaglie insieme da non avere energie per altro, riponete la spada e chiedetevi: tocca a me cambiare il mondo? Solo io posso salvare tutti gli animali del pianeta? Solo con le mie pretese sarò in grado di cambiare l’azienda per cui lavoro? Fino a che punto vale la pena di combattere così duramente se ciò mi lascerà impotente nel mezzo della lotta?

Forse è giunto il momento di abbassare i livelli autoesigenza e capire che tutti noi abbiamo bisogno del necessario tempo di riposo.

Non poter fare tutto

Nelle gare a lunga distanza, come i nostri progetti personali, la frustrazione è una sensazione ricorrente che può affondarci o accompagnarci.

Quando la tolleranza è bassa, ci paralizza, porta ad abbandonare lo scopo, che rimane in fondo a un cassetto. Senza azioni che reputiamo di valore, avremo la sensazione di non avanzare nei nostri obiettivi.

Quando ci sentiamo bloccati e appare la frustrazione, tendiamo a volercene liberare a ogni costo. Anche a costo del nostro benessere. Forse è per questo che preferiamo sfinirci piuttosto che fermarci e riposare.

Tuttavia, la frustrazione non sempre è negativa, possiamo usarla come strumento a nostro favore. Accettiamola e rendiamola un’altra guerriera nel nostro esercito.

Per trarne vantaggio, dobbiamo capire che non tutte le nostre azioni avranno risultati immediati, né potremo sempre ignorare il nostro mondo interiore. Non saremo sempre felici quando inizieremo a dare la priorità al nostro benessere ponendo limiti sani alle relazioni e ai progetti.

Riuscire a convivere con il disagio che può derivare dal trattare noi stessi come tratteremmo gli altri fa parte del processo di cura di sé.

Donna con il cuore in mano.
Non sempre si riesce a fare tutto, tenerne conto fa parte della nostra cura di sé.

Scegliere la propria battaglia, concentrarsi su di essa e riposarsi

Le priorità possono cambiare nella vita. A volte vorremo concentrarci sul lavoro, altre sulla famiglia, sugli amici e altre ancora su noi stessi. Forse cambierà anche il contributo che dovremo dare in ogni battaglia, per cui alcune ci richiederanno il minimo intervento e altre di scalare una montagna.

Se abbiamo iniziato una battaglia utile, concentriamoci su questa. Pensiamo strategicamente a come combattere senza sfinirci più del necessario. Cerchiamo alleati e definiamo piani comuni. Adottiamo un discorso critico, non solo contro il nemico, ma a volte anche contro noi stesso. Abbiniamo le nostre azioni ai nostri valori.

La vittoria non è garantita, anzi vi saranno momenti in cui vorremo gettare la spugna, in cui avremo la sensazione che essere un guerriero non serva a nulla. Essere determinati permetterà di adottare una posizione più sicura ed equilibrata.

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  • Ellis, A. (2006). Usted puede ser feliz. Terapia racional emotiva conductual para superar la ansiedad y la depresión. Paidós.
  • Neff, K. (2016). Sé amable contigo mismo: El arte de la compasión hacia uno mismo. Paidós.