Ferite del bullismo: sofferenza emotiva per la vittima e la sua famiglia

· 22 agosto 2018

Il racconto che segue cerca di descrivere la sofferenza causata dalle ferite del bullismo. Parla di un bambino vittima di questo tormento e dei suoi genitori. Spiega come questa condizione consumi i giorni che passano. Narra quali sono le conseguenze più immediate delle ferite del bullismo.

I sintomi

“Non sappiamo cosa gli stia succedendo. Si lamenta continuamente di mal di stomaco e mal di testa. Non dorme più come prima. Si sveglia di notte in preda all’angoscia e viene a dormire con noi. Si preoccupa per cose a cui prima non badava.

Ha bruschi sbalzi d’umore. Un momento è tranquillo, un momento dopo si arrabbia intensamente e si mette a piangere disperato. A volte agisce anche in maniera ribelle quando gli diciamo di smettere di mangiarsi le unghie o di comportarsi bene. Non avevamo mai visto tali comportamenti prima.

C’è qualcosa che lo angoscia, ma non capiamo cosa, perché non ne parla con noi. Sospettiamo che stia succedendo qualcosa a scuola. Forse ha troppa pressione o forse qualche bambino lo sta importunando. Continuiamo a chiedere in giro. Chiediamo ai professori, ai suoi fratelli, ai genitori dei suoi amichetti. Nessuno sa niente.

A volte fa il coccolone. Anche se di solito è un bambino affettuoso, la dipendenza che si sta creando inizia a preoccuparci. In alcuni momenti della giornata ricerca la nostra attenzione in modo esagerato. Dato che ci rendiamo conto che qualcosa sta cambiando, cerchiamo di utilizzare questi momenti per parlare con lui. Vogliamo capire cosa sta succedendo.

Bambino che piange

A volte si chiude in se stesso e dice di non voler parlare. Dice che si vergogna. Altre volte, invece, non vuole andare a scuola, che c’è qualcosa che non va. Infine ci racconta che alcuni bambini che se la prendono con lui, lo insultano, gli danno fastidio e in certe occasioni lo hanno anche picchiato.

Il mondo intero ci cade addosso. Finalmente capiamo l’origine della sua angoscia e del suo malessere. Si tratta delle ferite del bullismo.

Le contromisure

Parliamo subito con gli insegnanti. Questa situazione deve risolversi. Questi bambini non possono comportarsi così senza essere ripresi. Nostro figlio non può continuare a vivere questa situazione. Né lui né nessun altro.

Dobbiamo riordinare le idee e capire cosa possiamo fare, come possiamo agire. È difficile, quando accadono situazioni come queste, non farsi prendere la mano e andare a dire due parole ai bulli e alle loro famiglie. Tuttavia, sappiamo che la cosa migliore è evitare che il bambino sia partecipe di conflitti o affronti diretti.

Così, per il momento cerchiamo di calmarci, i sentimenti che ribollono dentro di noi non ci lasciano pensare con lucidità. Prenderci un po’ di tempo e allontanarci emotivamente dalla situazione ci aiuterà a calmarci.

Bambino legato con delle corde

Prima di tutto, l’importante è creare un clima sicuro per il nostro bambino. Stiamo già lavorando a questo scopo, stiamo facendo il possibile. La scuola inizierà a prendere delle contromisure. Professori e amici terranno d’occhio ogni movimento e ogni gesto dei bulli nei confronti di nostro figlio.

Ma non è tutto. Le ferite del bullismo hanno lasciato cicatrici sull’emotività di nostro figlio. Anche se ha già raccontato tutto, continua ad avere paura e angoscia. Continua ad avere un sentimento di rigetto verso la scuola. Cosa possiamo fare?

Aiutare un bambino a gestire le ferite del bullismo

Aiutare un bambino a gestire le ferite del bullismo e del maltrattamento sociale non è un compito facile per le famiglie. Ecco alcuni consigli.

Creare un ambiente sicuro

Create uno spazio sicuro e un ambiente di fiducia: è essenziale offrire al bambino la sicurezza che coloro che lo circondano vigileranno su di lui. Deve sentire che non gli succederà niente e che le persone che gli stanno attorno sono dalla sua parte. In più, deve capire che gli aggressori pagheranno le conseguenze della loro condotta. Nonostante ciò, a volte può essere difficile per la vittima. Bisogna evitare di proteggere troppo il bambino, dato che questo può generare un circolo vizioso che crea dipendenza e che con il tempo causerà conseguenze negative.

NOTA: Anche se sono già state prese delle contromisure nell’ambiente scolastico, il bambino può continuare a dimostrare un atteggiamento negativo nei confronti della scuola. Dobbiamo spiegargli che l’ambiente scolastico ora è sicuro. Deve capire che andare a scuola gli farà bene e lo aiuterà, a mano a mano, a sentirsi meglio e a rimarginare le ferite del bullismo. Se il bambino ha smesso di andare a scuola, possiamo rendere più facile il processo di reinserimento. A tale scopo, possiamo esporlo gradualmente a un ambiente scolastico: incontri con gli amici o passeggiate vicino alla scuola. Nei casi più gravi questo processo può richiedere varie ore, finché il bambino non capisce che non esiste più alcun pericolo.

Bambino pianta cuori

Parlare della sofferenza

Bisogna parlare con i bambini della loro sofferenza, a questo stato di malessere bisogna dare un nome. Può darsi che i più piccoli non sappiano tradurre a parole quello che provano. Può essere ansia, tristezza, ira o un cocktail di emozioni negative. Prendere coscienza è il primo passo affinché elaborino quello che succede o che è successo. Utilizziamo termini adeguati per la loro età e per il loro livello di sviluppo per aiutarli a migliorare il loro apprendimento. In più, non dobbiamo esercitare nessun tipo di pressione. Non devono sentirsi responsabili della presenza di determinati sintomi.

Tecniche di rilassamento

Insegnare tecniche di rilassamento e altri metodi di sollievo emotivo: è importantissimo che il bambino sviluppi risorse che gli permettano di allentare la tensione. Rilassarsi lo aiuterà a calmare la tensione fisiologica creata dall’ansia e dalle emozioni da cui viene pervaso. Questo gli permetterà di riordinare le idee e ad avere immagini positive e confortanti.

Esperienze positive

Riempire le giornate del bambino di esperienze positive che gli permettono di contrastare la sofferenza generata dalle situazioni complicate appena vissute. Questi momenti hanno un grande impatto. Permetteranno al bambino di tenere in mente pensieri, immagini e ricordi confortanti che sostituiranno quelli che creano malessere.

Piano di azione

Stabilire un piano di azione per future possibili situazioni di conflitto: possiamo parlare con loro di come si possono comportare se si sentono minacciati o bloccati. Dobbiamo stare attenti alla terminologia che utilizziamo. Non vogliamo denigrare il loro modo di agire passato, presente o futuro.

Bambini giocano liberi dalle ferite del bullismo

Abilità sociali

Rafforzare le loro abilità sociali: bisogna addestrare i piccoli a gestire i conflitti. Devono sviluppare abilità da considerare la base della loro forza comportamentale. Lo stile di comunicazione deciso è il miglior stile per risolvere situazioni di conflitto, sia nell’ambiente scolastico che al di fuori. Questo aiuterà i bambini a non sentirsi deboli in presenza di altri e a saper prendere decisioni favorevoli senza bloccarsi.

Chiedere aiuto

Parlare dell’importanza di chiedere aiuto: chiedere aiuto non rende deboli o meno capaci in ambito sociale o personale. È importante trasmettere questo messaggio ai bambini, siano essi stati vittima di bullismo o no.

Autostima

Rafforzare in maniera parallela e costante la loro autostima: bisogna capire che le vittime di bullismo sono bambini a cui è stata tolta via la loro identità. Per questo è importante rafforzare giorno dopo giorno la concezione che hanno di loro stessi. Ovviamente è necessario non cadere in lodi eccessive e plasmare il loro cammino.

In conclusione

Le ferite del bullismo causano grande sofferenza ai bambini che ne sono vittima e alle loro famiglie. Le persone che vivono queste realtà devono mostrare comprensione ed empatia verso il dolore provato. In più, è importantissimo educare i bambini con dei valori di rispetto, di tolleranza zero verso la violenza e la crudeltà. Il modo migliore per farlo è parlare insieme dell’argomento fin da piccoli e dare l’esempio come genitori all’interno del nucleo familiare.