Fernando González, biografia del "filósofo de Otraparte"

La vita di Fernando González è ricca di episodi aneddotici, frutto della sua personalità autentica e schietta. Anche il suo lavoro riflette quello spirito. Voleva fare della filosofia che avesse l'impronta latinoamericana e che fosse critica nei confronti delle grandi potenze del continente.
Fernando González, biografia del "filósofo de Otraparte"
Sergio De Dios González

Revisionato e approvato da lo psicologo Sergio De Dios González.

Scritto da Edith Sánchez

Ultimo aggiornamento: 26 dicembre, 2022

Fernando González, conosciuto comunemente come il “filósofo de Otraparte” o come il filosofo dell’altrove, è stato definito uno dei pensatori più originali del suo tempo; e, in parte, lo era. Il suo lavoro ha lasciato un’impronta unica che non ha nulla a che vedere con ciò che è stato scritto in quei giorni. Il pensatore stesso era, in se stesso, rappresentazione del genio.

Infatti, nel 1955, lo scrittore Thornton Wilder e il filosofo Jean Paul Sartre lo proposero come candidato per il Premio Nobel per la Letteratura. La reazione tra le élite colombiane fu di scandalo e si è fece tutto il necessario per evitare che ciò accadesse. La verità è che Fernando González infastidiva molti a causa della sua franchezza popolare e del suo pensiero universale.

“Grandi avventure accadono a ogni uomo, anche se è rinchiuso in una stanza di dieci metri, perché la dimensione dei singoli eventi si misura dall’impatto sull’anima”.

-Fernando Gonzalez-

Fernando González era uno di quegli uomini che buttano fuori da molti posti. Fu espulso dalla scuola primaria e secondaria. La chiesa lo scomunicò, una sua opera fu banditaperché responsabile di “peccato mortale”. Quasi non riuscì a conseguire la laurea a causa della sua tesi di laurea, intitolata Il diritto di non obbedire, ritenuta inappropriata. I fascisti lo cacciarono anche dall’Italia.

Libro aperto

Fernando González, “un bambino-vermiciattolo”

Così si definiva lo stesso Fernando González, un “bambino bianco, pallido, vermignolo, silenzioso, solitario. Spesso rimanevo in piedi negli angoli, carico di attesa, immobile”. Nacque a Envigado, una cittadina colombiana, il 24 aprile 1895. Era il secondo di sette fratelli, suo padre era un insegnante di scuola; e sua madre, una casalinga.

I primi anni di scuola li trascorse presso le suore, ma non passò molto tempo prima che venisse espulso. Dopo questo evento, fu mandato al Colegio San Ignacio de Medellín.

Mancava solo un anno al conseguimento del diploma di scuola superiore quando fu espulso. La ragione? Dopo aver letto Friedrich Nietzsche, mise in discussione alcuni precetti religiosi.

Una volta espulso, Fernando González trascorse diversi anni vagando, senza meta, senza direzione, ma, tuttavia, prendendo nota di tutto ciò che osservava e leggeva voracemente; insomma pensava e scriveva, oltre a conversare e dibattere con alcuni amici del raduno sociale.

A questo periodo risale la sua prima opera, Pensieri di un vecchio . Dopo aver pubblicato questo saggio, terminò il liceo e si diplomò; poi si iscrisse a Filosofia, anche se, infine, optò per gli studi in Giurisprudenza.

Un burocrate, un viaggiatore

Come tanti altri intellettuali della storia, anche Fernando González era un burocrate. In un primo momento, lavorò come funzionario giudiziario e, di conseguenza, girò un gran numero di città della Colombia.

Da questa esperienza nasce Viaje a Pie (1929), dove condanna anche aspre critiche alla Chiesa e al potere. Allora, il suo lavoro era considerato peccaminoso e scandaloso.

Nonostante fosse un lavoratore con un reddito modesto, ebbe l’opportunità di incontrare la figlia di un’ex presidente della Colombia, Margarita Restrepo, di cui si innamorò per il suo carisma e la sua freschezza. Non senza qualche opposizione, i due si sposarono e rimasero insieme per tutta la vita. Lei divenne la critica più severa del suo lavoro e lui imparò a dipendere da lei in modo quasi infantile.

Il legame con l’ex presidente permise a Fernando González di iniziare ad occupare incarichi diplomatici. Nel 1932 fu nominato Console di Colombia a Genova (Italia). Tuttavia, l’anno successivo, le autorità fasciste trovarono alcuni taccuini in cui lo scrittore esprimeva pesanti critiche a Mussolini e, per questo, lo espulsero dal Paese.

vecchi libri su un tavolo di legno

Altrove e una preziosa eredità

Fernando González visse in diversi paesi, sempre trovando il modo di tornare nella sua “patria”. Grazie ad un’asta bancaria, acquistò una bella casa che chiamò Otraparte. Dicono che, all’ingresso, abbia messo un cartello in latino che diceva: Lave canes seu Domus Dominum! ; che sarebbe: “Attenzione al cane, cioè al padrone di casa “. Proprio lì, scrisse molti dei suoi scritti più importanti.

Da Otraparte, González iniziò ad essere l’ispirazione per un movimento letterario che, in seguito, ebbe un’importanza enorme: il nadaismo. Sono centinaia gli aneddoti sulla sua vita e su come abbia affrontato l’ipocrisia del suo tempo. Morì di trombosi il 16 febbraio 1964.

Nove anni dopo la sua morte, la sua tomba fu profanata. A quanto pare, un gruppo di giovani si intrufolò nel cimitero e rubò il suo cranio.

Molto tempo dopo si seppe che il teschio era in varie parti e che, alla fine, qualcuno approfittò della morte di Margherita, sua vedova, per seppellirla con lei. Il lavoro di Fernando González è ancora oggi oggetto di studio.

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  • Soto, D. P. (2015). El pensamiento político de Fernando González Ochoa: del Rastacuerismo a la Autoexpresión del individuo. Ciencia Política, 10(20), 151-175.


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