Fobia sociale: la paura di essere giudicati

· 4 aprile 2017

La fobia sociale è una paura irrazionale che implica un grande malessere scatenato dalle relazioni sociali. Chi soffre di questa fobia, tende a mantenersi lontano dagli altri e ad isolarsi, poiché ritiene spiacevole ed angosciante qualsiasi tipo di relazione e di interazione con gli altri.

Si tratta di una fobia che implica molti limiti, poiché il contatto umano è alla base del nostro essere. Abbiamo bisogno di relazionarci con quello che ci circonda in tutti gli ambiti importanti della nostra vita, che sia lavorativo o familiare, che si tratti della possibilità di conoscere un possibile partner o di forgiare una nuova amicizia.

Chi soffre di fobia sociale evita qualsiasi circostanza nella quale si è obbligati ad interagire con gli altri. Nonostante ciò, in molti casi, ciò è impossibile. Quindi, non ha scelta e deve affrontare quella situazione che è per lui/lei così difficile, soprattutto perché non riesce ad allontanare dalla sua mente l’idea di essere costantemente giudicato/a.

“Ho imparato che il coraggio non è l’assenza di paura, ma il trionfo su di essa. L’uomo coraggioso non è colui che non si sente impaurito, ma colui che vince la paura”

-Nelson Mandela-

Capire la fobia sociale

Anche se esistono molti tipi di fobia, la fobia sociale è una delle più incomprese e paralizzanti. Qualsiasi evento sociale, festa o riunione, ovvero qualsiasi situazione in cui bisogna esporsi davanti agli altri, rappresenta l’esperienza più temuta. Dall’anticiparla nasce una fuga che nutre quella sensazione di ansia.

La paura più profonda che risiede in questa fobia è quella di trovarsi in situazioni compromettenti, che possono essere fonte di vergogna o umiliazione. Ciò può essere dovuto alla paura e all’ansia stesse oppure perché ci si sente incapaci di affrontare tali situazioni.

Chi soffre di fobia sociale si sente incompreso e, in un certo modo, un emarginato. La complessità e l’importanza di questa fobia risiedono nel fatto che queste persone hanno bisogno del contatto sociale che, al tempo stesso, evitano. Per questo motivo, queste persone si ritrovano circondate da forze che scatenano in loro una sensazione spiacevole.

Affinché questa fobia venga diagnosticata come tale, deve essere paralizzante per chi ne soffre. Inoltre, deve avere un impatto molto forte sulla sua vita, deve essere fonte di un malessere grave e deve impedire lo sviluppo della persona in certi ambiti della vita quotidiana.

Possibili cause della fobia sociale

Le cause di questa fobia possono essere molte e il momento in cui si sviluppa più spesso è l’adolescenza. Può essere dovuta a genitori iperprotettivi oppure può nascere a causa di una mancanza di abilità sociali.

Dinanzi alle situazioni che implicano una qualche interazione sociale, o nelle quali possono esserci un contatto o una vicinanza sociali, si scatena una grande sensazione di ansia. L’attivazione psicofisiologica che si verifica in queste situazioni può essere la causa di sintomi come: tachicardia, angoscia, tremori, arrossamenti, balbettio e sudorazione ininterrotta.

Una volta che una persona ha sviluppato questa fobia, la cosa migliore è chiedere l’aiuto di uno specialista. I principali obiettivi sui quali bisogna lavorare sono la paura irrazionale ed il malessere di cui si soffre.

Ci è difficile accettare ed esprimere le nostre necessità; nella nostra paura di essere giudicati, giudichiamo gli altri.

La nostra paura di essere giudicati

In un modo o nell’altro, tutti noi abbiamo paura di essere giudicati dagli altri, che sia per le nostre capacità, per le nostre azioni o per i nostri sentimenti, passati, presenti o persino futuri. Il problema nasce quando questa paura diventa ossessiva, paralizzante e patologica.

Spesso chi soffre di questa fobia si lamenta perché gli altri non lo capiscono e nessuno lo comprende. Si lamenta della mancanza di empatia senza rendersi conto che il suo atteggiamento e le sue azioni creano quella solitudine e promuovono la mancanza di affetto del quale, in fondo, ha bisogno.

La propria coscienza e un’auto-analisi aiutano a non cadere nella trappola di pensare che tutto ciò che ci accade sia colpa degli altri. Il nostro modo di vedere le cose e di agire ha delle conseguenze e, quindi, siamo responsabili anche di ciò che finiamo per condurre nelle nostre esperienze.

“A volte siamo troppo testardi per ammettere di avere delle necessità, perché nella nostra società necessità è sinonimo di debolezza. Quando ci teniamo dentro la nostra rabbia, di solito finisce per venire fuori sotto forma di sentimenti di depressione e colpa. La rabbia che teniamo dentro cambia il modo in cui concepiamo il passato e distorce la nostra prospettiva della realtà attuale. Tutta questa vecchia rabbia si trasforma in una questione da affrontare, non solo per quanto riguarda gli altri, ma anche con noi stessi”.

-Elisabeth Kübler-Ross-